Al via un confronto tra Stati per armonizzare i sistemi di etichettatura - Agrimpresaonline Webzine

Al via un confronto tra Stati per armonizzare i sistemi di etichettatura

Paolo De Castro, Coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo

Sicurezza alimentare, trasparenza e tutela dei consumatori sono da sempre nel Dna degli agricoltori, che non sono per definizione solo ‘sentinelle’ dei territori in cui lavorano tutto l’anno, ma anche fornitori di materie prime alla base di una catena dal valore inestimabile.

Per questo, negli ultimi anni, azioni non coordinate, spinte da interessi economici di multinazionali alimentari e catene della grande distribuzione, hanno portato in Europa alla diffusione di sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco degli alimenti che rischiano di non garantire più la salute dei cittadini, e mettere a repentaglio la sopravvivenza di migliaia di aziende agroalimentari.

Nel 2013, quando ancora non si parlava di Brexit, la Gran Bretagna fu il primo Paese Ue ad adottare un sistema semplificato di classificazione degli alimenti con i tre colori del semaforo, verde, giallo e rosso, prendendo come riferimento la quantità di calorie, zucchero, sale, grassi e grassi saturi in 100 grammi di prodotto.

Nel 2017 la Francia ha adottato il sistema Nutriscore, che esprime la qualità nutrizionale globale degli alimenti attraverso l’impiego di cinque colori, dal verde al rosso, a cui corrispondono cinque lettere dell’alfabeto, dalla A alla E. Il colore viene attribuito all’alimento nel suo complesso, considerando la presenza di ingredienti e nutrienti da limitare, come gli zuccheri semplici e il sale, ma anche quelli positivi per la salute, come fibre, frutta e verdure.
A seguire, il sistema Keyhole introdotto dai Paesi scandinavi che hanno scelto di indicare i prodotti migliori sul piano nutrizionale per ogni categoria di alimenti. Graficamente, si tratta di una serratura colorata che indica il miglior prodotto nelle diverse categorie, facendo riferimento al contenuto di fibre, sale, zuccheri, grassi e grassi saturi.

Noi italiani, che da sempre siamo al fianco dei nostri agricoltori e dei piccoli produttori, già preoccupati per questi sistemi di etichettatura che, di fatto, discriminano in modo arbitrario prodotti di altissima qualità, come pasta, formaggi, salumi, olio extravergine di oliva alla base della Dieta mediterranea, abbiamo messo a punto e adottato, su base volontaria, il cosiddetto sistema a batteria (Nutrinform Battery). Si tratta di un sistema rappresentato graficamente, appunto, da una batteria che costituisce una valida alternativa a quelli ‘a semaforo’ e che ha l’obiettivo di fornire ai consumatori informazioni nutrizionali chiare e semplici ma, allo stesso tempo, complete per una equilibrata composizione di una dieta giornaliera. Una dieta, ricordiamo, che deve essere basata in modo scientifico su un corretto fabbisogno quotidiano di calorie, grassi, zuccheri e sale per singola porzione di cibo.

I sostenitori degli altri sistemi osservano che il ‘Nutrinform Battery’ è meno immediato e di più difficile lettura. Ma, se è vero che con la strategia ‘Farm to Fork’ l’Unione europea punta a responsabilizzare i consumatori a fare scelte informate, sane e sostenibili per una dieta varia ed equilibrata, qualcuno dovrà spiegare ai cittadini come è possibile che il miele, il succo d’arancia, l’olio extravergine di oliva o il Parmigiano Reggiano siano contrassegnati con il colore rosso, e quindi pericolosi per la salute, mentre patatine fritte, pizze surgelate e bibite gassate siano etichettate come verdi e salutari.

La Commissione ha riferito che presenterà nella primavera 2022 una proposta per armonizzare gli attuali sistemi di etichettatura. La vera battaglia, insomma, è appena iniziata e anche al Parlamento Ue ci aspetta un periodo di riflessione e di lavoro basato su un confronto tra gli Stati membri che sia finalizzato a trovare una soluzione giuridica equilibrata nell’interesse di tutti i cittadini e consumatori europei.

Nel sistema ‘Nutriscore’, in particolare, riteniamo infatti che vi sia qualcosa di sbagliato, e addirittura pericoloso, perché non aiuta i consumatori a fare scelte più informate e corrette, e quindi a contrastare le malattie legate all’alimentazione, non ultima l’obesità.

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