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Norme restrittive e calo dell’export rendono difficile la risicoltura

Erika Angelini

FERRARA – Un calo di superfici drastico, che quest’anno vede solamente cinquemila ettari investiti, – erano più del doppio fino a qualche anno fa, e che rischia di scendere ulteriormente l’anno prossimo. I risicoltori ferraresi riuniti nel Gie Cereali di Cia Ferrara, sono chiari: se la situazione rimane questa, l’anno prossimo riconvertiamo le risaie e seminiamo soia.

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Gli agriturismi riaprono: ecco le disposizioni

Salvatore Agresta

I servizi di ristorazione, comprese le attività agrituristiche, secondo le disposizioni scattate il 19 maggio, sono possibili con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, a pranzo e a cena, nel rispetto dei limiti orari previsti (dalle ore 5 alle ore 23 fino al 6 giugno, dal 7 fino alle ore 24 mentre dal 21 è abolito il limite di orario).

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Fragola: meno raccolto e pochi turisti incidono sulla commercializzazione

fragole

Erika Angelini

FERRARA – I produttori di fragole del territorio stanno vivendo, per il secondo anno consecutivo, uno stallo distributivo del prodotto coltivato in serra, il primo ad arrivare sui mercati insieme a quello del Sud.

Il problema riguarda soprattutto i piccoli-medi frutticoltori che conferiscono a mercati ortofrutticoli come quello di Lusia (Rovigo) o si sono creati degli sbocchi commerciali diretti, rifornendo gli hotel della zona termale delle Terme Euganee. Per loro questa seconda primavera di chiusure significa vendere il prodotto “sottocosto”, come spiega Oleg Andreatti, produttore di Ferrara.

“Sono consapevole che da più di un anno stiamo vivendo una situazione straordinaria dal punto di vista economico e sociale, ma non so se i produttori di fragole riusciranno ad affrontare e superate indenni un’altra annata caratterizzata da sbocchi commerciali limitati e di possibili cali produttivi del prodotto in pieno campo, a causa delle gelate di inizio aprile”.

Oleg Andreatti, produttore di Ferrara, fa il punto sull’andamento del prodotto in serra e sulle previsioni della raccolta in pieno campo

“Ho 29 anni, sono un grafico pubblicitario che ha deciso, appena tre anni fa, di ritornare al lavoro tanto amato da mio nonno e coltivare principalmente fragole e meloni: attualmente ho cinque serre in produzione e coltivo anche a pieno campo. Sono contento della mia scelta, ma si può dire che metà della mia carriera in agricoltura è stata caratterizzata dalla pandemia.
In ogni caso, non mi scoraggio e continuo a cercare di ottenere il massimo, occupandomi anche della distribuzione diretta del prodotto. In questa fase produttiva, di circa metà aprile, la situazione è abbastanza complicata perché le serre sono in piena produzione, la qualità delle fragole è buona e ci sarebbero tutti i presupposti per aggredire il mercato.

I produttori di fragole più piccoli, che sono moltissimi sul territorio, per avere un margine di guadagno dovrebbero vendere una cassetta di 4 kg ad almeno a 5 euro, mentre per avere un buon margine di euro ne servirebbero 7. Prezzi quasi impossibili da ottenere nei principali mercati dove è difficile superare i 3 euro, una quotazione che non consente di coprire i costi produttivi di manodopera, imballaggio, spedizione e gestione degli oneri aziendali.

Personalmente poi, mi ero creato un pacchetto di clienti diretti, due grandi hotel ad Abano Terme, che rifornivo settimanalmente perché ad aprile sono frequentati da turisti tedeschi. Turisti che non sono arrivati e che forse non arriveranno nemmeno a maggio, quando inizierà la produzione in pieno campo. Peraltro, anche in questo caso, c’è un’incognita produttiva: quanto sarà esteso il danno provocato dalle gelate della prima settimana di aprile?

Nelle varietà in piena fioritura sono stati “bruciati” dal gelo almeno due o tre fiori a pianta, ma riusciremo a capire solo in fase di raccolta se questo inciderà, e in che misura, sulle quantità prodotte. Si potrebbe pensare che una scarsa disponibilità di prodotto faccia aumentare i prezzi, ma non è così semplice, perché bisogna considerare anche quella che io chiamo “incognita Candonga”.

La fragola prodotta in Basilicata è quella che spesso condiziona il mercato, anche se la sua sbandierata “top quality” non rispecchia spesso le aspettative del consumatore, e non perché sono di parte, ma è molto più dolce la nostra varietà Jolie. In ogni caso, se arrivano sui nostri mercati 200 camion pieni di Candonga il prezzo del nostro cala inesorabilmente. Attualmente, l’unico modo che ho per avere un po’ di margine è la riduzione dei costi “esterni” che ottengo lavorando letteralmente dalla mattina con la raccolta fino la notte, con la distribuzione del prodotto ai miei clienti.

So che è sostanzialmente “antieconomico” perché il mio lavoro deve essere remunerato meglio, ma è l’unico modo per attraversare questo periodo così complicato e sperare che l’economia agricola ritorni ad essere finalmente Covid-free”.

Al via un confronto tra Stati per armonizzare i sistemi di etichettatura

Paolo De Castro, Coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo

Sicurezza alimentare, trasparenza e tutela dei consumatori sono da sempre nel Dna degli agricoltori, che non sono per definizione solo ‘sentinelle’ dei territori in cui lavorano tutto l’anno, ma anche fornitori di materie prime alla base di una catena dal valore inestimabile.

Per questo, negli ultimi anni, azioni non coordinate, spinte da interessi economici di multinazionali alimentari e catene della grande distribuzione, hanno portato in Europa alla diffusione di sistemi di etichettatura nutrizionale fronte-pacco degli alimenti che rischiano di non garantire più la salute dei cittadini, e mettere a repentaglio la sopravvivenza di migliaia di aziende agroalimentari.

Nel 2013, quando ancora non si parlava di Brexit, la Gran Bretagna fu il primo Paese Ue ad adottare un sistema semplificato di classificazione degli alimenti con i tre colori del semaforo, verde, giallo e rosso, prendendo come riferimento la quantità di calorie, zucchero, sale, grassi e grassi saturi in 100 grammi di prodotto.

Nel 2017 la Francia ha adottato il sistema Nutriscore, che esprime la qualità nutrizionale globale degli alimenti attraverso l’impiego di cinque colori, dal verde al rosso, a cui corrispondono cinque lettere dell’alfabeto, dalla A alla E. Il colore viene attribuito all’alimento nel suo complesso, considerando la presenza di ingredienti e nutrienti da limitare, come gli zuccheri semplici e il sale, ma anche quelli positivi per la salute, come fibre, frutta e verdure.
A seguire, il sistema Keyhole introdotto dai Paesi scandinavi che hanno scelto di indicare i prodotti migliori sul piano nutrizionale per ogni categoria di alimenti. Graficamente, si tratta di una serratura colorata che indica il miglior prodotto nelle diverse categorie, facendo riferimento al contenuto di fibre, sale, zuccheri, grassi e grassi saturi.

Noi italiani, che da sempre siamo al fianco dei nostri agricoltori e dei piccoli produttori, già preoccupati per questi sistemi di etichettatura che, di fatto, discriminano in modo arbitrario prodotti di altissima qualità, come pasta, formaggi, salumi, olio extravergine di oliva alla base della Dieta mediterranea, abbiamo messo a punto e adottato, su base volontaria, il cosiddetto sistema a batteria (Nutrinform Battery). Si tratta di un sistema rappresentato graficamente, appunto, da una batteria che costituisce una valida alternativa a quelli ‘a semaforo’ e che ha l’obiettivo di fornire ai consumatori informazioni nutrizionali chiare e semplici ma, allo stesso tempo, complete per una equilibrata composizione di una dieta giornaliera. Una dieta, ricordiamo, che deve essere basata in modo scientifico su un corretto fabbisogno quotidiano di calorie, grassi, zuccheri e sale per singola porzione di cibo.

I sostenitori degli altri sistemi osservano che il ‘Nutrinform Battery’ è meno immediato e di più difficile lettura. Ma, se è vero che con la strategia ‘Farm to Fork’ l’Unione europea punta a responsabilizzare i consumatori a fare scelte informate, sane e sostenibili per una dieta varia ed equilibrata, qualcuno dovrà spiegare ai cittadini come è possibile che il miele, il succo d’arancia, l’olio extravergine di oliva o il Parmigiano Reggiano siano contrassegnati con il colore rosso, e quindi pericolosi per la salute, mentre patatine fritte, pizze surgelate e bibite gassate siano etichettate come verdi e salutari.

La Commissione ha riferito che presenterà nella primavera 2022 una proposta per armonizzare gli attuali sistemi di etichettatura. La vera battaglia, insomma, è appena iniziata e anche al Parlamento Ue ci aspetta un periodo di riflessione e di lavoro basato su un confronto tra gli Stati membri che sia finalizzato a trovare una soluzione giuridica equilibrata nell’interesse di tutti i cittadini e consumatori europei.

Nel sistema ‘Nutriscore’, in particolare, riteniamo infatti che vi sia qualcosa di sbagliato, e addirittura pericoloso, perché non aiuta i consumatori a fare scelte più informate e corrette, e quindi a contrastare le malattie legate all’alimentazione, non ultima l’obesità.

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