Export, i vini sfusi comuni incrementano del 22% e le famiglie riscoprono l’imbottigliamento domestico

vino sfuso

Alessandra Giovannini

DALLA REDAZIONE – Nei primi 9 mesi del 2019, come riportato da WineNews su dati Istat, l’Italia ha esportato vino per 4,6 miliardi di euro, con una crescita che ha sfiorato il +4% sullo stesso periodo del 2018, per un volume di 15,7 milioni di ettolitri, a +12%. Ad avere avuto l’incremento più importante sono stati i vini comuni che con 3,6 milioni di ettolitri, per lo più sfusi, hanno avuto una crescita del 22% in volume accompagnata, però, da una lieve flessione degli introiti, conseguenza della decisa riduzione dei listini alla produzione che nella campagna 2018/2019 ha toccato il 27%.

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Tutte le proroghe previste dal decreto legge “Cura Italia”: dagli adempimenti tributari alle scadenze dei versamenti

Cura-Italia

Mirco Conti

Con il decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, c.d. “Cura Italia” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo, il Governo ha approvato una poderosa manovra da 25 miliardi di euro, in cui sono previste varie misure di sostegno economico a favore dei lavoratori, delle loro famiglie e delle imprese, per effetto dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

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“Piano invasi, siamo pronti per dare inizio ai lavori”

diga

Intervista a Francesco Vincenzi, presidente Anbi

Claudio Ferri

È lo sviluppo dell’agricoltura irrigua una risposta concreta alla difficile congiuntura dell’economia del Paese. Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, analizzando i dati sugli investimenti in infrastrutture irrigue, previsti dal Piano di sviluppo rurale nazionale. Si tratta di 35 progetti, che prevedono interventi sulla rete esistente per 47.000 chilometri e nuove realizzazioni per 70 chilometri, a servizio di una superficie di 395.000 ettari, corrispondente al 13% della superficie attrezzata per l’irrigazione nel nostro Paese.

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Per la legge la nutria non è fauna selvatica

nutria

Piero Peri

La nutria nel corso degli anni ha visto crescere notevolmente la propria presenza sul territorio della nostra regione. Grazie a inverni sempre meno rigidi questa specie che, ricordiamo, non ha antagonisti naturali se non, appunto, un rigido inverno, evidenzia una continua espansione favorita da una prolificità notevole e dalla presenza di grandi quantità di fonti alimentari offerte dalle tante colture erbacee coltivate nella nostra pianura.

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L’enoturismo emiliano romagnolo ora ha il quadro normativo

enoturismo
Possono esercitare l’attività le aziende che coltivano vite, commercializzano e producono vino

Enoturismo: è stato definito il quadro normativo per gli operatori, un’attività che per molte aziende vitivinicole può rivelarsi un’interessante opportunità di integrazione del reddito e che ora la Regione Emilia Romagna, nella scia di un decreto ministeriale del 2019 che per la prima volta ha varato linee guida e indirizzi per regolamentare l’accoglienza in cantina, intende promuovere. In tal senso, ha emanato un provvedimento che detta requisiti e standard minimi da rispettare per chi intende iniziare l’attività.

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Grano duro, impennata delle semine in Europa e nel mondo

Claudio Ferri

Cereali: Marco Bergami (Gie cereali Emilia Romagna) commenta le dinamiche produttive

DALLA REDAZIONE – Il grano duro è interessato da una forte impennata in tutto il mondo, in termini di superfici seminate, un incremento che interessa l’Europa a 28 ma anche tutti i Paesi del globo. Ci saranno quindi, ma è una previsione, maggiori scorte di frumento.

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Disco verde a quattro nuovi bandi con incentivi per favorire l’adesione delle imprese agricole al biologico

aree umide
Dare una spinta al biologico in Emilia Romagna e al tempo stesso promuovere lo sviluppo dell’agricoltura biologica, attenta alla salvaguardia dell’ambiente e alla tutela della biodiversità

Per questi interventi la Regione Emilia Romagna ha messo a disposizione oltre 9,7 milioni di euro, una dotazione finanziaria complessiva di quattro bandi che danno continuità agli interventi di sostegno previsti dalle Misure 10 “Agroambiente” e 11 “Agricoltura biologica” del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020.

Le misure mettono a disposizione delle aziende agricole – sia in forma individuale che associata, incluse le cooperative – un pacchetto di risorse per favorire, attraverso l’erogazione di contributi economici parametrati alla superficie interessata, l’ulteriore espansione sul territorio regionale delle coltivazioni e degli allevamenti bio e, più in generale, un’agricoltura più ecosostenibile e all’insegna della qualità delle produzioni.

Per tutti e quattro i bandi gli impegni di durata pluriennale – 5, 10 e 20 anni a seconda dei casi – sottoscritti dalle imprese agricole decorrono dal 1^ gennaio 2020, mentre la presentazione delle domande di aiuto (già possibile a partire dal 7 gennaio) dovrà avvenire entro il 28 febbraio prossimo, secondo le modalità indicate sul sito dell’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura (https://agrea.regione.emilia-romagna.it/).

Cosa prevedono i due bandi per il bio

La quota più significativa di risorse, quasi 5,75 milioni di euro all’anno in totale per due bandi, è finalizzata a favorire l’ulteriore diffusione del biologico attraverso la concessione di premi ad ettaro per cinque anni per incentivare nel primo caso il passaggio delle aziende ai metodi e alle pratiche dell’agricoltura bio e, nel secondo caso, il mantenimento delle superfici già convertite al biologico.
Grazie ad una recente modifica del Psr che ha consentito di recuperare risorse aggiuntive per 3,7 milioni di euro, i fondi disponibili per la conversione ammontano a quasi 3,8 milioni di euro all’anno. Il budget per il mantenimento sfiora invece quota 2 milioni di euro sempre all’anno.  Gli aiuti variano da 150 a 791 euro all’ettaro all’anno secondo il tipo di colture per favorire la conversione e da 90 a 668 euro, sempre all’ettaro all’anno, per il mantenimento.
Attualmente in Emilia Romagna le superfici a biologico finanziate attraverso la misura 11 del Psr ammontano a 116 mila ettari, su un totale regionale di oltre 156 mila ettari, pari a più del 15% dell’intera Superficie agricola utilizzata (Sau) da Piacenza a Rimini. Con il bando 2020 si potranno nuovamente finanziare le superfici impegnate con l’ultimo avviso scaduto a fine 2018 e le nuove adesioni.
L’obiettivo è dare un ulteriore colpo d’acceleratore in direzione di un’agricoltura attenta alla nuova domanda di cibi buoni e sani che viene dai consumatori e alle esigenze di una maggiore tutela dell’ambiente, anche nell’ottica della riduzione delle emissioni responsabili dei cambiamenti climatici in atto. In Emilia Romagna le superfici coltivate bio sono aumentate del 75% rispetto al 2014 (67 mila ettari in più), mentre le aziende sono cresciute di quasi il 70%.
Ciò grazie alle risorse fin qui investite dalla Regione nell’attuale programmazione 2014-2020: risorse che sfiorano complessivamente quota 140 milioni di euro (di cui 16,8 di risorse aggiuntive regionali). A queste risorse vanno aggiunte quelle relative agli incentivi alla formazione, all’insediamento dei giovani, ai progetti di innovazione e agli investimenti per l’ammodernamento strutturale delle aziende. Per tutti questi interventi le aziende bio godono infatti di una priorità nelle graduatorie dei bandi regionali.

Gli altri due bandi per promuovere la biodiversità

Gli altri due bandi si inquadrano invece nelle cosiddette politiche agroambientali per tutelare e promuovere la biodiversità, soprattutto nelle zone di pianura. Stiamo parlando della misura 10.1.9 del Psr “Gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000 e conservazione di spazi naturali e seminaturali del paesaggio agrario”, che finanzia con poco più di 1 milione di euro all’anno gli interventi finalizzati alla conservazione di elementi caratteristici del territorio agricolo come siepi, boschetti, maceri, risorgive e laghetti.
Gli agricoltori che per un periodo di dieci anni si impegnano in questo senso potranno beneficiare di un contributo a superficie. Attualmente sono 838 le aziende agricole che hanno aderito a questa misura, per una superficie complessiva di quasi 2.500 ettari. Dall’inizio dell’attuale ciclo di programmazione ad oggi le risorse messe a disposizione sfiorano quota 9 milioni di euro, di cui 1,3 milioni di risorse regionali aggiuntive.
Infine, il quarto e ultimo bando stanzia quasi 3 milioni di euro all’anno per il “ritiro dei seminativi dalla produzione per 20 anni per scopi ambientali e la gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000” (Misura 10.1.10) per finanziare la creazione di prati umidi e macchie arbustive al posto dei campi coltivati. Per questo intervento sono attualmente in corso 280 progetti, su una superficie complessiva di circa 5.600 ettari.

Le risorse investite nella programmazione 2014-2020 superano i 30 milioni di euro, di cui 13,6 milioni di fondi regionali aggiuntivi.

Segnali positivi, ma non troppo, dalla nuova Finanziaria

manovra finanziaria

Mirco Conti, responsabile fiscale Cia Emilia Romagna

Con l’approvazione della Legge n. 160/2019 e la conversione in legge del decreto fiscale collegato n. 124/2019, si è concluso l’iter parlamentare della manovra finanziaria 2020, cioè del provvedimento legislativo annuale che raccoglie le misure volte a definire entrate e spesa pubblica. Nella manovra ci sono importanti provvedimenti dedicati al comparto agricolo che hanno accolto diversi emendamenti sostenuti da Cia.

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Dalla fusione delle Confederazioni di Bologna e Modena è nata Cia Emilia Centro

ciaemiliacentro

A DECRETARE L’UNIONE I COMPONENTI LE ASSEMBLEE DELLE DUE ORGANIZZAZIONI

LA NUOVA ENTITÀ RAPPRESENTA OLTRE OTTOMILA IMPRESE AGRICOLE, DISPONE COMPLESSIVAMENTE DI SESSANTA TRA SEDI E UFFICI PERIFERICI IN CUI LAVORANO 120 ADDETTI
AMMONTA AD OLTRE 9 MILIONI EURO IL VALORE DELLA PRODUZIONE MENTRE IL VOLUME D’AFFARI GENERATO DALLE AZIENDE GESTITE DALLA NEO COSTITUITA ASSOCIAZIONE È DI 202 MILIONI DI EURO

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