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Fragole italiane in tavola tutto l’anno

fragole in campo

Alessandra Giovannini

Crescono le superfici coltivate e i consumi ma aumenta anche la richiesta di registrazione di nuove varietà. C’è molto fermento nel mondo, in Europa e in Italia sull’universo delle fragole e dei piccoli frutti.
A confermarlo il Forum Fragola e Berries che si è tenuto a febbraio organizzato dall’Associazione Lameta Consulting Ets.

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“Migliaia di bottiglie destinate alla Russia ferme nelle cantine italiane”

Vinitaly

Claudio Ferri

Il conflitto in Ucraina genera ripercussioni negative nell’export dei vini, specialmente verso mercati, come la Russia, propensi all’acquisto di produzioni made in Italy. Se la guerra in quelle aree determina una contrazione degli acquisti, la situazione di instabilità, in generale non aiuta gli scambi, anche con altri Paesi europei.

È il giudizio di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, nel ricordare che il vino rappresenta momenti di convivialità e lo si consuma quando c’è un clima sereno, di benessere generale.

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I Gruppi assicurativi si proteggono: costi delle polizze alle stelle

dossier assicurazioni

Claudio Ferri

RAVENNA – La campagna assicurativa a copertura dei rischi da gelo, grandine ed altre avversità è iniziata. Lentamente e con tante difficoltà. Gli episodi di maltempo, e soprattutto le gelate degli ultimi anni, 2020 e 2021 in particolare, hanno fatto alzare le ‘barriere protettive’ delle compagnie d’assicurazioni, ostacoli talmente elevati da scoraggiare molti produttori.

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Al via l’edizione 2021 della Banca nazionale delle Terre Agricole

banca delle terre

In Emilia Romagna disponibili 35 terreni per un totale di 1.133 ettari per i giovani agricoltori

La procedura di vendita riguarda oltre 16 mila ettari in tutta la Penisola, per un totale di 624 aziende agricole potenziali per un valore complessivo minimo atteso di 255 milioni di euro, destinati esclusivamente a sostenere gli investimenti dei giovani agricoltori.

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Infortuni in calo, ma prudenza e prevenzione non devono attenuarsi

lavori a rischio

Alessandra Giovannini

Calano gli infortuni e calano le malattie professionali in Italia e in Emilia Romagna. Questi i dati positivi che arrivano dall’Inail, che ha dedicato il numero di marzo del periodico Dati Inail al comparto agricolo. Numeri e riflessioni che non devono mai far abbassare la guardia.

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La coltura della fragola tra mercati difficili e competizione nazionale ed europea

fragole

Emer Sani

DALLA REDAZIONE – La “fragola di Romagna” è caratterizzata da un elevato profumo, dal sapore dolce e da una buona consistenza del frutto. Nonostante le gelate, quest’anno la qualità è ancora superiore, favorita dal caldo e dal sole di marzo.

Per l’annata 2021 alcune aziende hanno iniziato la raccolta da poco, altre partiranno tra qualche giorno.
“La produzione sotto tunnel è buona, le gelate dei giorni scorsi non gli hanno dato fastidio”, racconta Fabio Babini, titolare dell’omonima azienda che si trova tra Faenza e Castel Bolognese, e che conta 2 ettari di fragole e una produzione media di 400 quintali.
“In campo aperto, purtroppo, il freddo intenso ha “cotto” tutti i fiori che erano già aperti. In questo caso, la produzione è praticamente dimezzata”. Resta però un punto fermo: “La qualità è ottima – sottolinea Babini -, veniamo da un periodo di siccità e caldo che hanno portato a delle piante sane, senza problemi fitosanitari”.

In regione è la Romagna capitale della rosacea

Per quanto riguarda la vendita, “nel nostro caso lo facciamo direttamente, o nel punto vendita e nei mercati, non abbiamo mai conferito all’ingrosso, per questo non riscontriamo problemi sui prezzi, che restano in linea con quelli dello scorso anno, come invece capita ad aziende più grandi che cedono il prodotto alla grande distribuzione”.

Renzo Bigi dell’omonima azienda agricola di Cesena partirà con la raccolta attorno alla fine di aprile per le fragole coltivate in serra. “Con le fragole all’aperto si andrà verso il 5 – 10 di maggio, per quanto riguarda i quantitativi si annunciano in linea con l’anno scorso, e anche i prezzi, considerando a quanto viene venduto attualmente nei supermercati il prodotto proveniente dal Sud Italia e dall’estero”. Il principale problema nella produzione delle fragole, “è proprio questo: non ci sono i prezzi, partono bassi e rimangono bassi”.

Se il prezzo giusto dice Bigi, “è tra i 2.20 euro e i 2.30 all’ingrosso, in realtà quello che percepiamo è mediamente di 1.70 euro, 1.90 al massimo. Questo non va bene”.
In particolare, “perché a produrre le fragole ci costa sempre di più, un solo esempio riguarda il materiale necessario per la coltivazione: le stesse cose dello scorso anno che costavano 1.000 euro quest’anno registrano un aumento di circa 300 euro. Considerato quindi un incremento della spesa per le attrezzature del 30 per cento, in proporzione dovremmo aumentare della stessa percentuale anche il nostro prezzo di vendita. Ma non sarà così. Sono sempre i grossisti e le grandi Gdo a fare i prezzi, e vogliono pagare poco. Non è possibile andare avanti in questo modo”.

Scartata la vendita diretta: “Nel nostro caso non la facciamo, considerato il personale necessario, non conviene più”. Comunque, ci sono alcune qualità in cui il prezzo di vendita all’ingrosso è leggermente superiore, “come nel caso delle più dolci, come la “portola”, su cui si può arrivare a chiedere 10-15 centesimi in più al chilo, ma di contro produce quantitativi inferiori rispetto alle ‘aprica’, ‘sibilla’ o ‘roxana’”.

Ortofrutta: su 100 euro spesi dal consumatore solo 6 ai produttori

prezzi

CESENA – L’ortofrutta italiana è una vera superstar. Rappresenta il 25,5% della produzione agricola nazionale per un valore di 15 miliardi, interessa una superficie di 1,2 milioni di ettari, coinvolge circa 300 mila aziende e, soprattutto, sta reggendo all’urto della pandemia, nonostante le difficoltà gestionali, con picchi di vendite del +13% registrati durante il lockdown e acquisti sostanzialmente stabili lungo tutto il 2020.

Eppure, per gli agricoltori c’è ancora un enorme problema irrisolto nella catena del valore: in Italia, infatti, si stima che, per frutta e ortaggi freschi, su 100 euro spesi dal consumatore, al produttore rimangano in tasca solo tra i 6 e gli 8 euro netti. Ancora meno nel caso dei prodotti trasformati, dove il margine in campo all’imprenditore agricolo è inferiore ai 2 euro.

Una questione annosa che va necessariamente affrontata, senza ulteriori indugi, per dare vita a un nuovo “patto di sistema dell’ortofrutta italiana” più equo, moderno, efficiente, e rispondere così alle prossime sfide economiche e ambientali legate al Green Deal europeo che richiedono sempre maggiori standard di sostenibilità.

Questo il messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani nel webinar “Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema”, il primo di due appuntamenti dedicati al settore per supportare l’Anno internazionale della frutta e della verdura 2021 promosso dalla Fao.

La deperibilità, i costi esterni come energia, packaging e trasporti, la complessità delle relazioni tra gli attori, la frammentazione della filiera e la difficoltà ad attuare strategie condivise di sistema, sono tutti fattori che condizionano negativamente l’acquisizione del giusto reddito per i produttori ortofrutticoli. Per questo, secondo Cia, ora è tempo di riequilibrare la ripartizione del valore a beneficio degli agricoltori e, per farlo, è necessario stimolare processi di aggregazione tra i produttori e costruire relazioni più equilibrate e innovative tra tutti i soggetti del sistema ortofrutticolo, compresa la distribuzione.

“Le strategie attraverso cui la produzione agricola può recuperare o riuscire a trattenere una quota maggiore di valore aggiunto – ha detto il presidente del Gie Ortofrutta di Cia, Antonio Dosi, nel corso del webinar – passano per l’aggregazione, le azioni di promozione unitarie, lo sviluppo dell’economia contrattuale, il contrasto alle pratiche commerciali sleali, l’operatività piena dell’interprofessione”. Accanto a questo, è necessario incoraggiare “un patto fra gli attori della catena ortofrutticola e collaborare per eliminare inefficienze, aumentare la competitività del settore, ridurre gli squilibri”.
D’altra parte, rafforzare la posizione degli agricoltori e accrescere la competitività del comparto è una sfida importante anche per cogliere la crescente domanda di ortofrutta in tutte le sue molteplici declinazioni, compresa quella di nuovi servizi e informazioni.

Il Covid, infatti, ha amplificato l’interesse verso una sana alimentazione, con il 57% degli italiani che consuma frutta e verdura perché “fa bene” alla salute, e il suo consumo è universalmente riconosciuto come parte essenziale di una dieta equilibrata.
Con 25 milioni di persone nel Paese obese o in sovrappeso, di cui il 25% bambini e adolescenti, è sempre più importante inserire frutta e verdura nel carrello della spesa, con un occhio sempre più attento alle caratteristiche del processo produttivo per il 55% delle famiglie (origine italiana, tracciabilità, prodotto locale e/o biologico) e alla stagionalità per il 43%.

“Il settore ortofrutticolo è esposto a rischi enormi, legati agli eventi climatici come le terribili gelate di questi giorni – ha aggiunto il presidente di Cia Emilia Romagna, Cristiano Fini – ma anche alle problematiche fitosanitarie e alla pressione competitiva globale. La ripartizione sbilanciata dei prezzi lungo la filiera rischia di indebolire in maniera irreversibile le aziende agricole, molte delle quali in grande sofferenza”. Oggi “il consumatore riconosce un valore aggiunto a italianità, territorialità, qualità e sostenibilità e la produzione ortofrutticola nazionale, nella sua accezione di sistema – ha concluso Fini -, potrà cogliere a pieno le esigenze della società e dei mercati se sarà capace di rilanciare relazioni eque, sperimentare nuove soluzioni e garantire solidità a tutte le sue componenti”.

Un obiettivo in linea con la Fao che, con l’Anno internazionale della frutta e della verdura 2021, vuole da un lato stimolare il consumo di frutta e verdura e, dall’altro, evidenziare come “le catene di valore sostenibili e inclusive possono contribuire ad aumentare la produzione, a migliorare la disponibilità, la salubrità, l’accessibilità economica e la parità di accesso alla frutta e alla verdura, per promuovere la sostenibilità economica, sociale e ambientale”.

Il gelo ‘sbiadisce’ la produzione di ciliegie: incerto il raccolto

CiliegiaVignola

Claudio Ferri

VIGNOLA (Modena) – È molto cauto Andrea Bernardi, presidente del Consorzio della Ciliegia e della Susina tipica di Vignola, nel fare stime sulla perdita di prodotto a causa delle ripetute gelate.

Il comprensorio cerasicolo tra i più noti e che ospita la ciliegia Igp (dal 2013 ha preso il via la prima campagna con il frutto a Indicazione geografica protetta ed è stato costituito il Consorzio di tutela della ciliegia di Vignola Igp) abbraccia un areale che comprende 28 comuni delle province di Modena e Bologna dove, grazie alle caratteristiche pedo-climatiche della zona e alla professionalità degli agricoltori, si ottengono ciliegie distinguibili per pezzatura, lucentezza, brillantezza e qualità riconosciute in tutta Europa.

La ricognizione dei danni è in corso ma per le ‘rosse’ si teme una annata difficile

“La campagna 2021 è iniziata in modo anomalo – osserva Bernardi – perchè si è passati da un periodo caratterizzato da temperature particolarmente elevate, che hanno stimolato e velocizzato il risveglio vegetativo delle piante da frutto, ad un ritorno importante di freddo che ha provocato fenomeni di gelate tardive nei momenti in cui le piante, principalmente drupacee, erano in uno stadio fenologico particolarmente sensibile alle basse temperature. Questo si tradurrà in un danno alla produzione – precisa Bernardi – che al momento non è possibile stimare in quanto sarà necessario monitorare l’evoluzione climatica e quella vegetativa dei frutticini nei prossimi giorni e quando si rialzeranno le temperature per avere dati più attendibili”.

Insomma l’annata in corso potrebbe essere la fotocopia del 2020 quando il freddo, che nelle punte minime raggiunse i 6 gradi sotto zero, causò una perdita di prodotto pari al 48% nelle ciliegie e al 67% nelle susine. Sul piano commerciale lo scorso anno i prezzi sostenuti compensarono in parte il minor raccolto, mentre quest’anno la situazione, nella sua criticità (tre gelate consecutive protrattesi per molte ore), potrebbe riservare amare sorprese.

“Alcune zone del comprensorio risulteranno sicuramente più danneggiate rispetto ad altre – prosegue Bernardi – e anche all’interno della stessa specie si verificheranno differenze tra varietà e varietà. Al momento, salvo ulteriori brutte sorprese, stimiamo comunque di avere una produzione che, per quanto diminuita dal gelo (soprattutto albicocco e susino) consenta ai nostri operatori di essere presenti sui mercati con il prodotto di alta qualità marcato Vignola”.

Pure la Romagna non è rimasta indenne dalla ondata di freddo: anche in questo caso la ricognizione nei ceraseti è in corso per valutare le perdite di produzione.

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