Strade impraticabili impediscono l’approvvigionamento di fieno

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Emer Sani

Bagno di Romagna (Forlì-Cesena) – Una situazione al limite sta mettendo a rischio la sopravvivenza del bestiame negli allevamenti sulle colline del Carnaio a Bagno di Romagna. 

“Due grosse frane in direzione Santa Sofia e San Piero in Bagno hanno reso molto difficili i collegamenti e quindi i rifornimenti per i nostri animali – spiega Moreno Bernabini -, stanno scarseggiando fieno e mangimi”. 

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Isolata per giorni dalle frane, senza energia elettrica e acqua potabile

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Claudio Ferri

Casola Val Senio (Ravenna) – In collina, a Casola Val Senio, sempre in provincia di Ravenna, l’azienda zootecnica di Stefania Malavolti, è completamente isolata: non c’è corrente elettrica, le strade sono interrotte e non è possibile organizzare l’evacuazione. “Paradossalmente non abbiamo neppure acqua potabile – spiega la Malavolti – perché le condutture sono state tranciate da una frana e non possiamo lavare l’impianto di mungitura. 

Abbeveriamo gli animali con l’acqua piovana. Le stalle con ovini e caprini sono a rischio perché una frana sta compromettendo l’edificio. 

Non riesco nemmeno ad attraversare i campi a piedi perché i terreni sono in movimento ed è pericoloso – continua la Malavolti -. Inoltre non so come fare per lavorare il formaggio e a consegnarlo, in quanto faccio vendita diretta”. 

L’azienda è a 4 chilometri dal centro abitato ma la strada è interrotta in più punti. “Con frane e smottamenti non riusciremo poi a trebbiare né a sfalciare la medica”.

“Siamo stati allagati due volte”

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Claudio Ferri

MEZZANO (Ravenna) – Fabio Andruccioli agricoltore di Mezzano, nel ravennate, ha 30 ettari completamente allagati per la seconda volta. 

“I terreni che coltiviamo a Villanova di Bagnacavallo con mais, bietole da seme e medica erano già stati sommersi con le piogge del 2 e 3 maggio – racconta Andruccioli – e adesso con la rottura del torrente Lamone siamo di nuovo sott’acqua. La volta scorsa per prosciugare i campi con le idrovore abbiamo impiegato ben 5 giorni. 

Purtroppo è andato tutto perduto”.

Meloni in serra, la qualità è maggiore

meloni

Luca Soliani

CORREGGIO (Reggio Emilia) – “I primi meloni? Tra pochi giorni, all’inizio di giugno!”. Parole di Mauro Torelli, imprenditore agricolo del distretto di Correggio.

La sua azienda si estende per circa tredici ettari tra angurie – di cui una parte consistente ‘Anguria Reggiana Igp’ – e meloni. Questi ultimi sono coltivati tutti sotto serre, mentre le angurie anche in campo libero.

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Un Bando sul Pnrr assieme a Melinda, Marostica e la Puglia per promuovere la ricerca

ciliegie

VIGNOLA (Modena) – Il Consorzio della Ciliegia Igp insieme a Melinda, Marostica e alle aziende agricole e commerciali di Bari hanno partecipato ad un bando sul Pnrr: “Se il progetto dovesse decollare darebbe certamente al nostro comprensorio la possibilità di promuovere, fare ricerca e aiutare le aziende agricole più intraprendenti – spiega il presidente del Consorzio della ciliegia Andrea Bernardi – garantendo al ‘Sistema Vignola’ un futuro basato su risorse necessarie per l’ammodernamento degli impianti e la promozione del marchio Igp sui mercati.

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Su collina e montagna incombono poca acqua, frane e cinghiali

bandi per l'ambiente

Lucia Betti

Riolo Terme (Ravenna) – L’Azienda agricola Vignoli si trova in collina tra Riolo Terme (Ra) e Imola (Bo) a circa 200 metri sul livello del mare. La sua collocazione è emblematica: si trova in mezzo a due Consorzi Irrigui (Rondinella e Isola), ma non vi ha accesso a causa del dislivello per far arrivare l’acqua fino all’azienda e non dispone di laghi aziendali.

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Raccolti a rischio: mancano 6,5 milioni di metri cubi d’acqua alla Diga Molato

Diga Molato

Giuseppe Romagnoli

PIACENZA – Anche nel piacentino è allarme siccità e se non piove in modo costante con regolarità, per evitare dilavamenti, i raccolti sono in pericolo o, perlomeno, corrono il rischio di diminuire anche del 30%.
E si parla di prodotti di qualità come il pomodoro e l’aglio, ma anche dei raccolti che servono ad una zootecnia da latte di qualità, dal mais all’erba medica, perché questo significherebbe un ulteriore aggravio dei costi dopo quelli già rilevanti per energia e concimi.

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