Da frutta a seminativi, così si continua a fare l’agricoltore

dossier anp

Erika Angelini

MORDANO, IMOLA (Bologna) – Lavorare da pensionati a poco più di 70 anni è possibile ma è meglio cambiare indirizzo colturale per diminuire il carico di lavoro. Questa la strategia di Giordano Martini, 73 anni, agricoltore pensionato di Mordano, una bella cittadina imolese con una forte vocazione frutticola, tra peschi, albicocchi e vigneti.

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“Io in pensione ‘obbligata’ a causa della crisi”

dossier anp

Erika Angelini

Aguscello (Ferrara) – Il meritato riposo di Vittorio Occhi, pensionato di Aguscello (Ferrara), per molti decenni produttore frutticolo, è arrivato con un po’ di amarezza. Dopo una vita spesa nella sua piccola azienda, che gli ha comunque consentito di costruire un futuro per i suoi figli, è arrivata la crisi della frutticoltura, in particolare del comparto pericolo, che l’ha sostanzialmente costretto a terminare la sua attività di agricoltore in anticipo e a vendere parte dei suoi terreni.

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“Il bar non fa per me, preferisco il lavoro in vigna”

dossier anp

Luca Soliani

REGGIO EMILIA – “Ieri sera è tornato in trattore dai campi a mezzanotte: doveva fare lavori alla vigna”. “Eh certo, cosa vuoi che faccia? Che guardi la televisione tutto il giorno o perda tempo al bar?!” È il simpatico botta e risposta tra Lea Iemmi e il marito Gianni Reverberi, 84 anni.

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Walter Graziani: agricoltore, cooperatore e donatore di sangue

dossier anp

Lucia Betti

BAGNACAVALLO (Ravenna) – Walter Graziani, bagnacavallese, non è capace di stare fermo, ha bisogno di essere impegnato e di fare delle cose. Quindi continua a dedicare tempo anche alla sua terra. Altrimenti cosa dovrebbe fare per stare in forma? Andare a passeggiare tre-quattro volte al giorno?

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Non solo bio, ma pet-therapy e didattica nella Fattoria Alex

dossier biologico

Luca Soliani

Roncolo (Reggio Emilia) – Il biologico non è solo ortofrutta, miele, produzioni di nicchie ristrette. 

Sul territorio reggiano c’è un’azienda agricola zootecnica che produce latte biologico per il Parmigiano Reggiano, una vera e propria eccellenza nell’eccellenza. “Alleviamo 180 vacche di razza frisona”, inizia a spiegare il titolare Silvio Ceccardi, che conduce l’azienda agricola insieme alla moglie Fulvia Munarini

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Cinquanta capi di razza romagnola seguono una dieta ‘naturale’

dossier biologico

Alessandra Giovannini

San Martino in Pedriolo (Bologna) – Luigi Masi abita a San Martino in Pedriolo, una frazione del Comune di Casalfiumanese attraversato dal torrente Sillaro e segue una cinquantina di bovini tutti di razza romagnola e tutto bio. “Una scelta che abbiamo fatto una vent’anni di anni fa – racconta Masi -. Nei terreni non facevamo particolari trattamenti e allora abbiamo deciso per il bio, anche per un rispetto ambientale a tutto tondo. Inizialmente avevamo anche allevamento da latte poi ci siamo dedicate solo alle Romagnole”. 

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Su un antichissimo accampamento romano ora c’è un vigneto

dossier biologico

Claudio Ferri

RAVARINO (Modena) – Un podere chiamato ‘Castel Crescente’, a Ravarino di Modena, conosciuto come “I Monti” perché sono rimasti quattro rilievi, a testimonianza di un antico accampamento romano. Si tratta di quattro collinette che confermano la presenza di una fortificazione formata dal terreno di risulta durante lo scavo di un fossato largo circa 20 metri e profondo 6.

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Agricoltura biodinamica, per Massimo Biondi è un valore aggiunto per settore primario, ambiente e persone

Lucia Betti

DALLA REDAZIONE – L’azienda di Massimo Biondi è biodinamica certificata “Verdèa” e interamente frutticola: 23 ettari coltivati a pesco e nettarine (circa 6 ettari e mezzo); albicocco (circa 4 ettari); pero (circa 4 ettari, coperti monofila con rete antinsetto); susino (circa un ettaro e mezzo); ciliegio (circa un ettaro coperto); vigneto (circa due ettari); cachi (circa un ettaro e mezzo). 

Si trova nel cesenate, nella fascia a sud della via Emilia pedecollinare fra Diegaro e San Vittore.

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Pomodoro: in calo gli investimenti, stabili i consumi

pomodoro da industria

Giuseppe Romagnoli

Ha garantito per anni ai produttori ricavi superiori al 30% rispetto al pomodoro coltivato con Lotta integrata, ovvero la quasi totalità del prodotto del Nord Italia.

Per la precisione, tra Nord e Sud Italia dal 2018 al 2022 sono state coltivate 182.401 tonnellate in più di prodotto biologico, anche per merito dell’aumento degli ettari destinati al biologico (+66% in cinque anni). Se in Italia le superfici coltivate a pomodoro negli ultimi cinque anni sono cresciute di +4.378 ettari, di questi, più della metà è destinata a colture bio (+2.606 ettari). Così, gli “ettari bio” rappresentano il 10% del totale degli ettari coltivati.

Ma ora, gli ettari per la produzione del pomodoro biologico sono in diminuzione. Il motivo? 

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