Cinque temi ambientali per il pomodoro: l’Oi incontra il ministro dell’Ambiente Galletti

Novembre 2015

Sono cinque i temi ambientali che l’Oi pomodoro da industria del Nord Iitalia ha sottoposto al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti incontrato dai rappresentanti dell’intera filiera alla Camera di commercio di Parma.

L’incontro si è aperto con i saluti del presidente dell’Ente camerale Andrea Zanlari e con l’intervento del presidente dell’Oi Pier Luigi Ferrari. “La nostra – ha detto Ferrari – è una realtà forte in cui si cerca di dialogare, tra produttori e trasformatori, per la qualità e la competitività del prodotto, nel rispetto dell’ambiente”. La prima richiesta avanzata al ministro, dal segretario dell’Oi Maria Chiara Cavallo, è stata quella di avere chiarimenti dal ministero, entro il 31 dicembre 2015, sull’esclusione degli impianti conservieri dalla dicitura di “grandi impianti di combustione”. 

“Al momento attuale – spiega l’Oi – la norma vigente dà adito a dubbi interpretativi, lasciando spazio all’equiparazione dei nostri impianti stagionali per la trasformazione del pomodoro in concentrati e passata addirittura agli impianti di combustione per la produzione e vendita dell’energia”. Altra questione sottoposta al ministro – come sottolineato dall’intervento del rappresentante Aiipa Guido Conforti – è stata la revisione del sistema di ‘emission trading’ affinché la produzione dei concentrati rimanga ammissibile nell’elenco dei settori a rischio di rilocalizzazione (carbon leakage) con relative quote gratuite correlate, come prevede l’attuale sistema in vigore. L’Oi, rappresentando una filiera che opera su più regioni, “ha poi chiesto anche una maggiore omogeneità nelle normative ambientali e nella loro applicazione tra territori regionali, al fine di non creare difformità di competitività non giustificate sullo stesso territorio nazionale ed ha evidenziato la necessità di tener presente che i fanghi di depurazione conservieri agroalimentari hanno caratteristiche poco o nulla impattanti sull’ambiente perché sono costituiti per 2/3 da terra e per 1/3 da scarto vegetale”.

Infine ultimo tema – ripreso anche dal presidente di Ainpo Filippo Arata – è stato quello della gestione della risorsa idrica con la richiesta di interventi non solo per scongiurare calamità naturali, ma anche per garantire l’approvvigionamento idrico a scopo irriguo nella stagione siccitosa, aspetto che mette sempre più in difficoltà la produzione di pomodoro. “sui grandi impianti di combustione – ha replicato Galletti – abbiamo già predisposto come ministero un emendamento, siamo disponibili a verificarne la completa efficacia sul settore della trasformazione del pomodoro e cercheremo di inserirlo subito nel collegato ambientale. Sono molto preoccupato per la variazione del sistema dell’emission trading: è una partita europea nella quale facciamo molta fatica ad affermare le ragioni italiane, ma cercheremo di intervenire con urgenza in questi mesi. Il vero grande problema è quello della gestione della risorsa idrica. Questo governo sta facendo moltissimo sul dissesto idrogeologico. Il lavoro è iniziato, ma servirà molto tempo prima che si possano vedere i risultati di questo impegno”.

Infine sul tema dell’omogeneità di applicazione delle normative: “stiamo lavorando, predisponendo delle direttive, in modo che le norme siano applicate in modo uniforme nelle diverse regioni e province. Con la definitiva approvazione della riforma costituzionale questo problema verrà meno nel senso che molte funzioni ambientali saranno riaccentrate allo stato con conseguente maggiore chiarezza nell’applicazione”. “L’Oi Pomodoro da industria del Nord Italia – spiega un comunicato – si contraddistingue per essere la prima filiera ad aver completato uno studio Pef, Product environmental footprint, ossia una vera e propria ‘carta d’identita’ di filiera che permette di determinare l’impronta ambientale della produzione di 1kg di concentrato, di polpa e di passata valutando 14 parametri ambientali in tutti i passaggi della filiera: dalla coltivazione del seme sino all’arrivo sulla tavola del consumatore del prodotto finito. I risultati dello studio ambientale sono di facile comprensione visto che traducono gli impatti della filiera in esempi del vivere quotidiano”.

“L’impegno ambientale – prosegue il comunicato – è poi testimoniato dal fatto che la produzione del pomodoro del Nord Italia è per il 96% di tipo integrato, ossia viene impiegata una ristrettissima lista di agrofarmaci, aggiornata ogni anno dalle regioni con i prodotti meno impattanti su ambiente e colture, e per il 4% a produzione biologica. sempre sul fronte ambientale l’Oi collabora al progetto Life climate change-r, condotto dalla Regione Emilia Romagna, per attuare pratiche con cui ridurre i gas effetto serra”.

 

Da Agrapress

 

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