Consumiamo troppa terra - Agrimpresaonline Webzine

Consumiamo troppa terra

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

Da un lato la corsa all’accaparramento delle terre nei Paesi in via di sviluppo, dall’altro il consumo smisurato di suolo agricolo in Europa, dove l’Italia si distingue per la cementificazione. Due dinamiche con un denominatore comune, ovvero lo sfruttamento di una risorsa sempre più preziosa che si fa fatica a governare.

Nel primo caso entrano in gioco grandi gruppi, ma anche nazioni, che investono in superfici agricole in Africa per produrre derrate da delocalizzare e da destinare al consumo animale, soprattutto. È uno sfruttamento di terre con conseguenze ambientali e sociali per le popolazioni del luogo. La cementificazione, ancora più invasiva nel Vecchio Continente, rappresenta un serio problema che ha implicazioni ambientali e assottiglia sempre di più gli spazi per le coltivazioni.

Basta leggere il rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” elaborato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa) che fornisce un quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo, un affresco avvilente se si vanno a leggere nel dettaglio i dati del report. Nel 2020 sono andati persi altri 57 chilometri quadrati di territorio nazionale, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo e in meno di vent’anni la superficie edificata ha corroso oltre 2 milioni di ettari coltivati, cancellando il 16% delle campagne. Negli ultimi sette anni fino al 2019, riporta sempre il rapporto Ispra, la perdita dovuta al consumo di suolo in termini di produzione agricola complessiva, ha raggiunto i 3,7 milioni di quintali per un danno economico pari a quasi 7 miliardi di euro. Nel dettaglio sono stati “cancellati” 2 milioni e mezzo di quintali di prodotti da seminativi, seguiti dalle foraggere, da frutteti, vigneti e oliveti. Un quadro allarmante che conferma la criticità dell’impiego di terre nelle zone periurbane e urbane, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali. Più nel dettaglio gli incrementi maggiori, indicati dal consumo di suolo netto in ettari dell’ultimo anno, sono avvenuti nel Veneto (con 785 ettari in più), a cui fanno seguito Lombardia, Puglia, Sicilia ed Emilia Romagna che fa registrare un aumento di 404 ettari. Giusto per dare una idea, se questa superficie fosse stata investita a frumento avrebbe prodotto oltre 26 mila quintali di grano.

La provincia dove il consumo di suolo netto è cresciuto di più nel 2019 è Verona con 252 ettari mentre crescite significative, comprese tra 100 e 160 ettari nell’ultimo anno, sono state rilevate a Bari, Venezia ed anche a Bologna, solo per citarne alcune. Nella accurata analisi, infine, il rapporto segnala che in Emilia Romagna i comuni meno virtuosi in termini di conservazione del suolo agricolo sono Reggio Emilia, che ha sottratto lo scorso anno 20 ettari, a cui fa seguito Parma (19,5) e Castelfranco Emilia, un comune in provincia di Modena con 34mila abitanti che di ettari ne ha ‘consumati’ 18,2. Alla luce di dati inequivocabili è necessario un intervento serio del Parlamento, così come chiede Cia – Agricoltori Italiani, che da anni sollecita una legge contro il consumo di suolo, “un provvedimento basato su scelte di lungo respiro che guardano, oggi più di ieri, all’impatto sui cambiamenti climatici e al ruolo strategico riconosciuto all’agricoltura anche a livello europeo”.

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

WhatsApp chat