Il Dna romagnolo? Meticcio come l’umanità. E il cibo… - Agrimpresaonline Webzine

Il Dna romagnolo? Meticcio come l’umanità. E il cibo…

Dalle nostre parti tra l’Appennino e i posti davanti al mare, c’è fierezza nell’essere e nel dirsi romagnoli

Va bene: peccato che parecchi romagnoli (quelli faciloni) conoscano poco la vera storia di questa bella terra che per una bizzarria della storia si chiama Romagna. Ecco perché. Al tempo dei Romani la Romagna non c’era. C’era l’”Aemilia”, cioè le città che si andavano consolidando lungo la strada consolare che ancora oggi percorriamo. Per avere il nome “Romania”, o “Romandiola” (piccola Roma) bisogna aspettare il declino dell’impero romano, sette secoli dopo Cristo: quando l’ultimo lembo dell’impero romano era divenuto rimasto abbarbicato a Ravenna e alle terre della bassa. Quel nome, “Romània”, lo diedero i Longobardi e poi i Franchi nel lungo intermezzo delle cosiddette invasioni barbariche.

Con tutto questo, l’area romagnola, da sempre buona terra per l’agricoltura, fu concupita da vari popoli che qui si incrociarono e si fusero. Ragion per cui, se cercassimo il Dna dei romagnoli troveremmo (qui come altrove nel mondo) l’incrocio nel crogiolo di varie genti. Nel caso romagnolo: gli italici nativi, gli etruschi (che portarono viti e irrigazione), i galli (amanti del maiale), i romani (la centuriazione, poderi in premio ai soldati che tornavano a fare i contadini), poi i bizantini. E via andare altri insediamenti.

Dunque i romagnoli, come ogni altro popolo, sono meticci: termine inviso soltanto all’imbecillità fascista di ieri (e purtroppo riemergente oggi tra gli incolti che hanno conosciuto solo la Rinascente senza passare dal Rinascimento). Meticcio deriva dal latino “mixtum”, che vuol dire mescolato. Come ogni buon cibo, incrocio nei secoli di sapori e saperi di prodotti di terre anche lontane: che si sposano ieri come oggi sulle nostre tavole. Così è, se vi pare.

Il Passator Cortese

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