Elicicoltura? Il segreto è proporre il prodotto finito

elicicoltura

Claudio Ferri

Allevare lumache a scopo alimentare è una attività vista da molti aspiranti imprenditori come uno dei possibili settori produttivi da esplorare. L’elicicoltura ha preso piede in Italia all’inizio degli anni Settanta. Per molti si è connotata come una attività marginale, per pochi una vera e propria attività agricola. Il giro d’affari che producono le chiocciole, allevate in 870 aziende italiane, è di 290 milioni di euro.

Alla recente Fieragricola di Verona, il residente dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura, Simone Sampò, ha ricordato l’avvio di una collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo, per dare valore scientifico ed accademico” a quello che riteniamo essere il Metodo di allevamento più attento e consono, non solo alle esigenze del consumatore, ma anche nel rispetto dell’ambiente e dell’animale”. Da qui, è nato il “Disciplinare Chiocciola Metodo Cherasco” che gli allevatori iscritti all’Ane, Associazione nazionale elicicoltori, sono chiamati a rispettare alla lettera con il sostegno e la consulenza di tecnici: allevamento all’aperto, alimentazione vegetale, riproduttori certificati, migrazione naturale. “I risultati sono eccellenti – ha detto ancora Sampò – sia dal punto di vista della qualità del prodotto, iperproteico, sano e gustoso che della bava estratta che garantisce la produzione di una linea cosmetica”. L’evoluzione di questo allevamanto sta anche nell’utilizzo del secreto della lumaca, molto apprezzato, appunto, nella cosmesi.

Nonostante i numeri importanti, Sampò sottolinea che l’80% delle chiocciole di raccolta che il mercato vuole arriva ancora dall’estero e spiega le potenzialità dell’allevamento introducendo il concetto di ‘economia elicoidale’.

allevamento lumache“Lo sviluppo del sistema chiocciola metodo Cherasco ideato dall’Istituto Internazionale di Elicicoltura – spiega Sampò -, ovvero dall’allevamento alla trasformazione del prodotto, dall’utilizzo della bava di lumaca in ambito cosmetico, medico ed alimentare, agli eventi di promozione e quelli didattici e sociali, è caratterizzato dalla possibilità di passare da un ‘settore’ all’altro sfruttando tutte le potenzialità della chiocciola e senza produrre scarti. Se nel concetto di “economia circolare” l’output diventa input, nell’economia elicoidale ogni elemento della chiocciola (carne, guscio, bava) è pienamente utilizzabile senza produzione di elementi di scarto, senza impatti sul territorio e integralmente sostenibile.

Riguardo alla redditività, per ogni 5.000 metri quadrati di impianto il ricavo annuo lordo si aggira intorno ai 24.000 – 26.000 euro. Secondo i dati dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura, la resa media, con una gestione corretta, si aggira sui 15/20 soggetti vendibili per ogni riproduttore selezionato e introdotto in allevamento, che corrisponde indicativamente a circa 1 kg per ogni metro quadro di impianto.

I profitti non dipendono soltanto dalla capacità di far riprodurre le chiocciole ma anche dall’abilità dell’allevatore di individuare e raggiungere i canali di vendita interessati. Un punto cruciale che determina il rendimento dell’attività è, infatti, la commercializzazione del prodotto. Chi riesce ad arrivare al cliente con un prodotto finito massimizza i guadagni, ma la vendita richiedete tempo ed energie. In alternativa, ci si può rivolgere a rivenditori, negozi di alimentari, ristorazione: in questo caso, ovviamente, si guadagna un po’ meno a fronte di un minore impegno di marketing. Chi vuole, invece, non pensare alla fase di vendita può rivolgersi a consorzi o grossisti, ma nel farlo rinuncia a una bella fetta di rendita.

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