Filiera alimentare: basta pratiche sleali - Agrimpresaonline Webzine

Filiera alimentare: basta pratiche sleali

Cia Imola a Bruxelles
Intervento dell’on. Dorfmann

In alcuni paesi dell’Unione, poche multinazionali, sempre più grandi, dominano il mercato formando veri e propri oligopoli. Ne consegue che il valore aggiunto della catena di approvvigionamento alimentare non è equamente distribuito tra i vari livelli della catena stessa a causa delle differenze di potere contrattuale tra gli operatori più piccoli e quindi più vulnerabili, come gli agricoltori e le piccole imprese, e i loro partner commerciali economicamente più forti e fortemente concentrati. In media un agricoltore percepisce il 21% del prezzo finale, un trasformatore il 28% e un commerciante al dettaglio il 51%.
In Parlamento europeo, già da alcuni anni, abbiamo preso una posizione netta contro lo strapotere della grande distribuzione e contro le pratiche sleali, che questa mette in atto a danno dei piccoli produttori agricoli e dei venditori al dettaglio. Il nostro impegno sta producendo i risultati sperati. In aprile la Commissione europea ha avanzato una tanto attesa proposta di direttiva per combattere le pratiche commerciali sleali nella filiera agro-alimentare. Una proposta di cui mi sono occupato in commissione Agricoltura e che, se tutto andrà bene, dovrebbe diventare testo legislativo entro fine anno.

Obiettivo del nostro intervento è proteggere i piccoli produttori e garantire loro un reddito dignitoso, nella piena consapevolezza delle condizioni precarie in cui si trovano a operare: le loro merci sono infatti deperibili e la loro quantità può variare sensibilmente di anno in anno, a causa di una serie di fattori, alcuni dei quali, come le condizioni climatiche, non si possono controllare.

Gli agricoltori non devono più essere l’anello debole della filiera agroalimentare. È, inaccettabile, ad esempio, che un contadino riceva solo un quinto del prezzo di una cotoletta che viene venduta nei supermercati, quando è lui che ha investito la maggior parte di lavoro e tempo, per la produzione di questo pezzo di carne.
Serve perciò più trasparenza nella catena di approvvigionamento. Troppo spesso i piccoli produttori agricoli si trovano a dover accettare ritardi nei pagamenti, accesso limitato al mercato e pressioni per ridurre i prezzi.

Questi sono solo alcuni dei comportamenti scorretti che gli agricoltori e le loro cooperative sono costretti a subire, nel timore che i grandi rivenditori mettano fine alla relazione commerciale. Un vero e proprio “effetto paura”, che, a volte, obbliga i contadini addirittura a vendere in perdita, come nel caso di ribassi e sconti nei supermercati. La nuova direttiva cerca di riequilibrare la situazione, istituendo per la prima volta una lista minima di pratiche commerciali che ogni stato membro dovrà proibire. Queste riguardano, tra le altre cose, i ritardi nei pagamenti per i prodotti deperibili, le modifiche unilaterali e retroattive dei contratti di fornitura, la cancellazione degli ordini di prodotti deperibili con breve preavviso, il pagamento per il deterioramento dei prodotti già venduti e consegnati all’acquirente e – se non previsti esplicitamente da contratti scritti – la restituzione dei prodotti invenduti o i pagamenti per spese pubblicitarie. Queste misure non colpiranno in alcun modo i piccoli negozi. Siamo consapevoli che i commercianti sono un partner importante per gli agricoltori. Ciò che vogliamo eliminare sono le distorsioni provocate dalla crescente concentrazione.
La direttiva è il risultato di lavoro coordinato tra le varie istituzioni. Già nel 2016 avevamo approvato in Parlamento europeo una risoluzione in cui chiedevamo alla Commissione europea di intervenire per porre fine alle pratiche sleali.

Ora siamo a un passo dal risultato. Il Parlamento europeo riunito in seduta plenaria ha già dato luce verde lo scorso 25 ottobre. In questi giorni sono in corso in negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio dell’Unione europea. L’accordo politico dovrebbe arrivare a breve. A quel punto i vari Stati potranno recepire la direttiva e integrarla.
È un’occasione da non perdere, anche perché è l’unica possibilità che abbiamo per portare a casa questo risultato prima delle elezioni europee.

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