Una fragola bianca per chi è allergico ai pigmenti - Agrimpresaonline Webzine

Una fragola bianca per chi è allergico ai pigmenti

Alessandra Giovannini

FORLì – Una fragola che abbia il profumo particolarmente invitante delle fragoline di bosco e una fragola bianca che possa venire incontro a chi vorrebbe gustarsi il frutto preferito ma è allergico ai pigmenti rossi. Ecco gli obiettivi principali per i prossimi anni individuati da chi ha fatto della fragola il proprio oggetto di studio e ricerca. “Vogliamo restituire – spiega Gianluca Baruzzi, ricercatore presso il Crea, Olivicoltura, frutticoltura, agrumicoltura di Forlì – quelle proprietà sensoriali che le sono state sottratte da una selezione puntata più alla maggior resa e ad una più lunga conservazione che alla qualità intrinseca del frutto”. L’unità di ricerca è partita da otto diversi programmi che hanno interessato l’Italia, dalla Sicilia al Trentino, per trovare attraverso incroci naturali, e quindi non in laboratorio, nuove varietà per migliorare la qualità, in particolare aroma e profumo. Quello che cerca, che vuole, il consumatore. “Il sapore è sempre l’elemento trainante e, fra qualche anno, potremo mettere sul mercato una fragola molto dolce, profumata e a lunga conservazione”.
Baruzzi è molto fiducioso ma bisogna pensare anche a chi ha problemi per assaporare il frutto in tutta tranquillità. “Stiamo pensando anche a loro. – ribatte Baruzzi – In alcuni campi sperimentali italiani, ma anche tedeschi e spagnoli, si sta producendo una fragola bianca priva, dunque, di quella pigmentazione che può creare allergia ad alcuni soggetti. Sono meno invitanti perché sembrano ancora acerbe. In realtà, però, il loro sapore, profumo e caratteristiche sono inalterati”.

Ma sono giustificati tanti studi nel settore? I numeri, le statistiche sembrano confermarlo. A febbraio si è riunito a Huelva, nel Sud della Spagna, proprio nella zona dove a inizio marzo si è abbattuto il tornado Emma mettendo in pericolo le piantagioni di fragole, il Gruppo di contatto fragola composto dalle delegazioni di Italia, Francia e Spagna. L’occasione è stata utile per gli stati rappresentati per fare il punto sulla fragolicoltura dei rispettivi paesi. “Sono in crescita i consumi di fragola in Italia – sottolinea Elisa Macchi, direttrice del Cso, Centro servizi ortofrutticoli che ha effettuato per l’occasione le rilevazioni permettendo di scattare un’istantanea del comparto. – Gli acquisti al dettaglio da parte delle famiglie italiane, infatti, sono cresciuti nel 2017 dell’1%. In crescita, del 7% circa rispetto al 2016, anche le esportazioni italiane, le principali destinazioni sono la Germania, seguono Austria e Slovenia. È stabile la produzione italiana con i suoi 3.640 ettari. Se da un lato registriamo cali di superfici nelle regioni tradizionali di produzione come la Basilicata (-3%), la Calabria (-14%), d’altro canto si assiste ad un trend in crescita in Emilia Romagna (+4%) e Piemonte (+2%)”. Entrando nei particolari, le varietà maggiormente prodotte in Emilia Romagna sono la Sibilla, Clery e Joly. Dalla riunione spagnola è stato stabilito l’obiettivo comune per avviare al più presto una campagna promozionale congiunta, lavorare per rafforzare la rete dei controlli fitosanitari sui rispettivi territori e puntare i fari sulle attività di riconfezionamento nei Paesi diversi da quelli di origine. Fin qui teoria e numeri.

Ma cosa ne pensano i produttori? “Sono vent’anni che raccolgo fragole – racconta Andrea Manzini titolare di un’azienda agricola di Crespellano in provincia di Bologna che conta 500 ql di fragole all’anno – e l’impegno è tantissimo. Molta manodopera, molta manutenzione e lavoro nei campi per 365 giorni, ma è il nostro biglietto da visita per legare il cliente tutto l’anno. Le persone vengono per acquistare un prodotto che raccogliamo maturissimo e che deve essere consumato presto, poi compra anche altra frutta e verdura”. Un sapore e un colore che attirano ancora tanto.

“I consumatori amano molto questo frutto e le ‘nostrane’ fanno la differenza. – ribatte Tiziano Montanari titolare del podere Compagnia Nuova di San Prospero, una frazione vicino a Imola in provincia di Bologna –. Il margine di guadagno non è alto ma è soddisfacente. Se il prodotto è buono e lavorato bene la gente spende anche qualcosa di più. E noi abbiamo circa 30.000 piantine che vanno seguite sempre. È come avere delle mucche nelle stalle. Quest’anno abbiamo un buon impianto e il brutto tempo non dovrebbe aver rovinato più di tanto il nostro raccolto. È ancora presto per dirlo ma sono ottimista”.

E a proposito di numeri: “Da alcune indagini interne avviate dal Crea – sottolinea Baruzzi – risulta che il fragolicoltore oggi in una piccola-media azienda romagnola remunera la propria attività imprenditoriale, intesa come apporto della manodopera, con circa 4-4 euro e mezzo all’ora, non di più, a seconda ovviamente del prezzo di vendita dei frutti. Il livello remunerativo è, quindi, piuttosto basso come testimoniato da queste cifre”. Una coltura che, forse anche per questo, invoglia pochi addetti.
“In questa zona vocata per le fragole, – dice ancora Manzini – siamo rimasti in pochi ma è importante mantenere i prodotti del territorio, magari stando al passo con i tempi e con le richieste del mercato. Tra i nostri prossimi obiettivi, migliorare la qualità dei prodotti, fare laboratorio, proporre al consumatore frutta e verdura già tagliata e pronta da mangiare, ampliare i calendari. Andando avanti c’è speranza, indietro c’è il fosso”. E a proposito di territorio e stagionalità…
“La fragola è un frutto straordinario – ricorda Baruzzi –, molto ricco di vitamina C, di fibra, potassio, ferro e antiossidanti. Le sue molecole bioattive proteggono dalle malattie cardiovascolari e contengono poche calorie, solo 27 per un etto di frutta. E non necessariamente devono fare lunghi viaggi. Grazie alla forma dell’Italia lunga e stretta, poi, possiamo avere fragole praticamente tutto l’anno. Da novembre a ottobre successivo, si coltivano dalla Sicilia passando alle varietà rifiorenti dell’Alto Adige a staffetta con Calabria, Campania, Metaponto fino alle aree montane”.

E la fragola nel 2020 sarà la protagonista del nono simposio internazionale (Ishs) tra scienziati e ricercatori. L’appuntamento è a maggio a Rimini, l’ultima volta l’incontro si è tenuto in Canada nel 2016. L’importante occasione per gli oltre 300 delegati di tutto il mondo tornerà in Italia, 32 anni dopo quella organizzata a Cesena in Romagna da Pasquale Rosati e Walther Faedi.

C’è tempo, è vero, ma i progetti, a volte, hanno bisogno di tempo. Quello che, ad esempio, ci impone la natura.

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