Gessi patrimonio Unesco: bene, ma no a nuove restrizioni

Erika Angelini

IMOLA – I “Gessi” o meglio i siti emiliano – romagnoli dove è presente il fenomeno del “Carsismo degli evaporiti” e le Grotte dell’Appennino Settentrionale sono entrati nella lista dei beni naturali del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Un riconoscimento certamente positivo dal punto di vista della fruizione turistica, ma che ha generato alcune perplessità tra gli agricoltori che si trovano a coltivare nei territori tra le province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna.

Sono, infatti, sette i luoghi – Alta Valle Secchia, Bassa Collina Reggiana, Gessi di Zola Predosa, Gessi Bolognesi, Vena del Gesso Romagnola, Evaporiti di San Leo, Gessi della Romagna Orientale – accomunati dalla presenza di rocce millenarie formatesi a seguito all’evaporazione delle acque marine che hanno lasciato residui minerali: i gessi, appunto.

Per Luana Tampieri, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Imola: “Il riconoscimento del Parco dei Gessi Bolognesi, dove lavorano diverse aziende agricole e agriturismi, ha degli aspetti sicuramente positivi, tanto che la nostra associazione non ha mai espresso parere negativo a questo riconoscimento. Certo non ci è piaciuto che la decisione sia stata “calata dall’alto”, senza consultazioni territoriali sull’iter, ma ci sono state subito date delle rassicurazioni rispetto a eventuali modifiche nella gestione dei luoghi diventati patrimonio Unesco. La preoccupazione maggiore – continua Tampieri – era per l’eventuale introduzione di nuovi regolamenti più restrittivi rispetto a quelli di Natura 2000 attualmente in vigore, soprattutto per la gestione della fauna selvatica. Ci è stato però assicurato che rimarranno le attuali norme e, almeno sulla carta, nulla è, infatti, ancora cambiato. 

Speriamo che queste premesse vengano mantenute e puntiamo sugli aspetti positivi legati alla fruizione del territorio, anche attraverso gli accordi con il Cai (Club Alpino Italiano) per la creazione e l’implementazione di percorsi turistici. I Gessi bolognesi hanno delle potenzialità e speriamo che ci sia un ritorno economico soprattutto per le attività ricettive attuali e magari, se il turismo aumenterà, anche l’apertura di nuove attività imprenditoriali.”

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