Il luppolo ‘in rosa’ dà una svolta innovativa alle campagne romagnole

bellavista luppolo

Claudio Ferri

Una cooperativa a prevalenza femminile ha dato vita ad una filiera legata alla produzione di birra

RAVENNA – Crescono i birrifici artigianali e aumenta l’interesse per coltivare la materia prima necessaria per i processi produttivi. È così che, cavalcando una sempre maggior richiesta di ingredienti indispensabili per ottenere la ‘bionda’ frizzante si è costituita, su intuizione di un gruppo di aziende agricole del ravennate con una forte prevalenza di conduttrici donne, la Cooperativa Luppoli Italiani.

Il luppolo è donna, verrebbe da dire, soprattutto perché la superficie investita supera i 5 ettari, il che colloca la cooperativa ‘in rosa’ tra le realtà più importanti nel panorama nazionale, pur restando nell’ambito di una nicchia produttiva.

La coop ha come obiettivo quello di creare un riferimento nazionale per la coltivazione, lavorazione e la vendita della coltura del luppolo, “una impresa collettiva che lavora su una filiera totalmente controllata e tracciabile delle materie prime utilizzate per essere distribuite ai birrifici artigianali e industriali presenti sul mercato italiano”, spiega la presidente Michela Nati, che è anche titolare della società agricola Bellavista a Grattacoppa, nel ravennate. “Vogliamo diventare un punto di riferimento nella produzione, lavorazione e distribuzione di diverse varietà di luppoli coltivati in Romagna, puntando sulla qualità e sulla sostenibilità del processo di coltivazione e lavorazione – aggiunge-. Le stime ci indicano che il fabbisogno di luppolo in Italia sia di oltre 3500 tonnellate all’anno e che il 98% di questo è importato da Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Stati Uniti: pensiamo quindi che ci sia spazio per questa coltura”.

luppolo

La Cooperativa è composta da diverse aziende e società agricole, ognuna delle quali si identifica con un socio responsabile che si occupa di rappresentarla in diverse occasioni. “La nostra è una realtà aggregata di coltivatori e imprenditrici agricole attraverso la quale riusciamo a condividere decisioni, impegno e produzione. Ogni azienda associata, infatti, conserva le proprie caratteristiche produttive più disparate, dalla frutta agli ortaggi: però abbiamo in comune la coltura del luppolo.
Con le mie socie abbiamo iniziato nel 2016 facendo qualche sperimentazione in campo e soprattutto abbiamo visitato nazioni con la tradizione produttiva del luppolo come la Germania – dice – per entrare nel pieno della produzione nel 2018 conferendo buona parte dei nostri fiori essiccati ad Amarcord, un birrificio romagnolo molto attento alle materie prime e alla loro provenienza”.

Coltivazione, raccolta ed essiccazione del prodotto pronto per essere commercializzato sono le competenze sviluppate dalla impresa cooperativa. “Poi si vedrà come risponde il mercato italiano – conclude la Nati – facciamo un passo alla volta perché i costi per di attrezzi e macchinari necessari per la raccolta, la defogliazione, l’essicazione e la pressatura del fiore del luppolo, quasi tutti acquistati in Germania, sono molto onerosi. Certo è che nel periodo del lockdown il mercato horeca ha avuto non poche difficoltà e di conseguenza stiamo studiando anche opportunità di vendita del luppolo made in Italy anche per il ramo erboristico, in particolare l’olio essenziale puro al 100% che può essere utilizzato tal quale in aromaterapia”.

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