La cooperazione fa shopping di brand - Agrimpresaonline Webzine

La cooperazione fa shopping di brand

Gennaio 2015

Gianni Luppi (Legacoop agroalimentare): “Non ci sono ‘teorie’ economiche da rispettare, ma occorre individuare percorsi per dare gratificazioni finanziarie agli agricoltori: a volte purtroppo non ci si riesce”

di Claudio Ferri

In pochi anni alcune aziende cooperative vitivinicole emiliano romagnole hanno acquisito totalmente o in parte noti marchi di vini e cantine ‘private’. Insomma la cooperazione investe e rilancia in un settore strategico per l’Italia e, nel caso specifico, per l’Emilia Romagna.

È così Luppi?
Nella ‘famiglia Lega’ parliamo di cantine che hanno saputo nel tempo raggiungere dimensioni importanti. A differenza di altre esperienze, nella nostra realtà i soci hanno avuto la capacità di essere più presenti sul mercato e questo ha consentito l’acquisizione di spazi in un settore dinamico come quello del vino. Ciò grazie al peso economico della nostra Centrale, oltre alle capacità manageriali delle imprese cooperative che applicano piani specifici finalizzati alla riduzione dei costi.

C’è quindi una strategia che parte da Legacoop?
Non c’è una strategia, ci sono indicazioni. Parlerei più di ‘regia Legacoop’ alle spalle di questi risultati, dove la dimensione della cooperativa è un fattore di successo. Mi preme puntualizzare, nel caso del vino, che se le aziende non sono capaci di commercializzarlo fuori del nostro Paese, non riescono a competere. Legacoop non è una holding, ma un sindacato di cooperative.

Quali sono i punti di forza della cooperazione in grado di dare valore aggiunto ad acquisizioni come, ad esempio, di cantine Cavicchioli da parte di Riunite Civ oppure di cantine Medici da parte di Cevico?
È un peccato disperdere dei brand. Nel caso di Cavicchioli, Riunite Civ ha realizzato una operazione di rilancio. Devo dire che la cooperazione, riguardo alle acquisizioni, non investe solo nel settore vitivinicolo. Il dinamismo delle imprese si spinge anche in altri comparti, come ad esempio Granarolo di Bologna che ha acquisito società estere, e di recente la società Gennari di Parma che produce parmigiano, oppure Grandi Salumi Italiani quando ha acquisito Alcisa, l’azienda specializzata nel produrre mortadelle.

Porteranno beneficio ai soci produttori azioni di questo tipo?
Si, certo. Tuttavia non si fa cooperazione per essere più bravi, ma per dare più soddisfazioni ai produttori, come nel caso del lambrusco, e stare sul mercato. Non ci sono teorie economiche da rispettare. Occorre trovare il percorso per dare gratificazioni finanziarie agli agricoltori. A volte purtroppo non ci si riesce.

Si può individuare una dimensione economica ‘ideale’ per una azienda cooperativa?
Non esiste una ricetta unica, l’importante è avere una ‘capacità di fuoco’ necessaria per dare un giusto posizionamento all’impresa. Anche le nicchie sono importanti. Nella cooperazione italiana, anche con Agrinsieme, abbiamo tante piccole cooperative che potrebbero mettersi insieme per controllare i costi e avere la possibilità di recuperare efficienza.

Quali dinamiche sono in atto, in termini di aggregazioni e acquisizioni?
Ogni giorno le imprese guardano quello che il mercato può offrire. È una fase delicata e il rischio è che imprese straniere facciano shopping di realtà italiane, quindi come cooperazione dovremo non perdere opportunità e monitorare queste dinamiche. A volte il ‘boccone’ è talmente grande che la cooperazione non rischia: al tempo della debacle Parmalat, se ci fossero state  condizioni e dimensioni cooperative più consistenti ci si poteva candidare alla acquisizione.

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

WhatsApp chat