Le aziende zootecniche a ciclo chiuso ‘costrette’ a rinunciare alla Pac

allevamento bio

Erika Angelini

FERRARA – La nuova Pac (Politica agricola comune) 2023-27 è stata accolta con molta preoccupazione da Cia-Agricoltori Italiani che a livello nazionale ha chiesto modifiche e deroghe a criteri considerati troppo stringenti per le aziende agricole, che hanno visto una considerevole contrazione dei contributi. 

Tra le deroghe che Cia-Agricoltori Italiani Ferrara chiede di portare avanti c’è quella della rotazione colturale per le aziende zootecniche a ciclo chiuso che, in sostanza, producono i cereali per l’alimentazione degli animali e utilizzano gli effluenti zootecnici per la concimazione dei terreni.

“Per molte aziende agricole – spiega Gianfranco Tomasoni che a Portomaggiore alleva 2.500 bovini da carne in un’azienda, appunto, a ciclo chiuso – la nuova Pac ha avuto un impatto negativo perché gli impegni richiesti, soprattutto a livello ambientale, tolgono terreni dalla disponibilità produttiva. Occorre ricordare che la Pac non è un “sussidio” agricolo ma un contributo per la produzione di cibo, necessario alla sopravvivenza, in una condizione globale di scarsità alimentare. Quindi, a mio avviso, dovrebbe essere uno strumento che favorisce e sostiene la produzione e le condizioni per ottenerla dovrebbero tenere conto delle situazioni particolari, come nel caso di un’azienda zootecnica che produce gran parte di quello che serve per l’alimentazione degli animali e utilizza gli effluenti 

Con la nuova Pac, invece, riceviamo una cifra irrisoria all’ettaro, circa 120 euro, a patto di fare la rotazione colturale, ma in questo modo non possiamo seminare ciò che serve per sostenere l’allevamento. Così le aziende arrivano a rinunciare ai contributi pur di disporre liberamente dei loro terreni per coltivare ciò che è necessario ai propri animali. Voglio chiarire che la rotazione, una pratica agronomica finalizzata a migliorare la fertilità e abbassare la quota di patogeni e insetti, è generalmente positiva per l’agricoltura. Ma negli allevamenti a ciclo chiuso immettiamo circa 170 kg di azoto per ettaro, apportiamo sostanza organica, fosforo, potassio e microrganismi in grado di migliorare la struttura del terreno grazie agli effluenti e nessuna sostanza chimica. 

Credo che la fertilità sia, dunque, ampiamente salvaguardata anche senza rotazione. Vista la situazione solleciteremo – conclude Tomasoni – una revisione della Pac che tenga conto di quelle aziende che si autoalimentano e, senza dover aderire agli ecoschemi e alle condizioni troppo vincolanti della Pac, garantiscono la salute dei terreni e la tutela dell’ambiente”. 

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