Mancano colture proteiche ‘bio’ per la zootecnia - Agrimpresaonline Webzine

Mancano colture proteiche ‘bio’ per la zootecnia

31/08/2013

La Cia sollecita la costituzione di una filiera ad hoc

Soia, pisello proteico, favino biologiche sono prodotti strategici della filiera agro industriale regionale

BOLOGNA – Un accordo di filiera per produrre con metodi biologici colture proteiche come soia, favino e pisello, di estrema importanza nella filiera zootecnica in quanto costituiscono un apporto proteico fondamentale nell’alimentazione degli animali. E’ quanto sollecita la Cia dell’Emilia Romagna per superare la carenza di fonti proteiche da destinare al settore mangimistico che spesso è costretto a rivolgersi al mercato estero per i necessari approvvigionamenti. Purtroppo negli ultimi anni si sono verificati scandali nel settore delle granaglie biologiche importate dall’estero, in particolare per quanto riguarda la soia proveniente dall’Est Europeo, dalla Cina e dall’India. “Ciò non deve più accadere – sottolinea la Cia – e proprio per questo va costruita un filiera, stabile, efficiente e capace di soddisfare un mercato che ha ottime prospettive”.

Queste produzioni, inoltre, costituiscono, nell’ambito delle rotazioni, un elemento indispensabile ai fini della corretta gestione del suolo e del suo arricchimento in termini nutritivi, tanto più che per ciò che riguarda le bio produzioni l’inserimento in rotazione di una coltura miglioratrice rappresenta un obbligo. Occorre pertanto consentire al comparto delle produzioni zootecniche regionali di poter disporre del necessario approvvigionamento di fonti proteiche biologiche e ridurre le importazioni di derrate estere”. In sostanza, spiega la Cia, l’obiettivo è far sì che le ‘proteiche’ di alta qualità prodotte in regione siano un’alternativa competitiva, anche sul piano economico, a quelle di importazione.

Le esperienze realizzate nel corso degli anni dalle imprese della filiera consentono di guardare con ottimismo alla realizzazione di comuni sistemi di produzione di elevata qualità, promuovendo contratti quadro in ambito regionale per lo sviluppo di filiere produttive specifiche.

“Va messo in campo uno specifico disciplinare di coltivazione, conservazione e trasporto concordato – precisa la Cia – dove vengono anche specificati i parametri qualitativi della granella e le modalità di conservazione e, soprattutto, stabilire dei prezzi equi che diano garanzia di reddito a chi si impegna nella produzione, il primo anello della filiera”.

 

 

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