Nell’ultimo quinquennio sono diminuiti gli infortuni in agricoltura

trattore in strada

Alessandra Giovannini

In occasione della 68^ Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro organizzata in ottobre a Modena, l’Anmil, Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, ha presentato alcuni dati sugli infortuni e malattie professionali. L’occasione questa anche per Agrimpresa, per tornare a parlare di sicurezza sul lavoro, “parte integrante dei diritti della persona”, come ha sottolineato il prefetto di Modena Maria Patrizia Paba intervenendo alla manifestazione. Ulteriori numeri da fonte Inail e commenti che analizziamo con il presidente dell’Anmil Emilia Romagna, Ilario Fantini, circoscrivendo l’analisi al settore agricolo da sempre il più interessato, insieme al quello edile, da questi avvenimenti.
A livello nazionale il calo degli infortuni sul lavoro agricolo nell’ultimo quinquennio risulta pari a -14,8%, ancora più accentuata la diminuzione nella regione Emilia Romagna (-16,0%) anche se nei primi nove mesi del 2018, i dati indicano per la regione una leggera ripresa. “Da molti decenni ormai – precisa Fantini – gli infortuni sul lavoro nel settore agricolo fanno registrare un andamento costantemente e sensibilmente decrescente. Si tratta di un fenomeno dalle origini storiche che si è andato affermando sin dagli anni del miracolo economico che, come noto, ha comportato un progressivo allontanamento della manodopera agricola verso attività più remunerative dell’industria e del terziario. Anche se, va detto, negli ultimi anni si nota, con favore, un’inversione di tendenza caratterizzata da un crescente interesse professionale e imprenditoriale per il settore da parte delle nuove generazioni in virtù delle opportunità offerte dall’agricoltura in molte aree del Paese. La crescita dell’occupazione giovanile nel settore si affianca all’aumento delle imprese agricole condotte da giovani che, a giugno 2018, hanno raggiunto in Italia 55 mila unità”.

In generale, il calo degli infortuni è da attribuire anche in larga parte al miglioramento delle condizioni di lavoro e alle numerose iniziative intraprese per la sicurezza nel lavoro agricolo. “In questo senso va rilevata l’importanza dei “Bandi ISI per l’agricoltura”, con cui l’Inail ogni anno finanzia le micro e piccole imprese operanti nel settore agricolo per l’acquisto o il noleggio di trattori o di macchine agricole e forestali, caratterizzati da soluzioni innovative per l’abbattimento delle emissioni inquinanti e la riduzione dei rischi lavorativi. Ricordiamoci che, secondo una recente ricerca Inail, oltre il 55% dei morti in agricoltura è da collegare all’uso del trattore”.
Dai dati risulta che, a livello territoriale, l’Emilia Romagna è la regione italiana con il numero più elevato di infortuni agricoli.

“Occorre sottolineare che l’attività agricola emiliano romagnola è tra le più progredite d’Italia ed è caratterizzata da una grande varietà e quantità di prodotti. Un primato dovuto alla posizione geografica e climatica favorevole, ma anche all’impiego di tecniche molto moderne e all’organizzazione di vendita degli stessi prodotti. Questa regione è al primo posto in Italia nella produzione di frumento e di barbabietole da zucchero e ai primi posti nella produzione di orzo, riso, vino e nel settore della frutta e degli ortaggi.

È in continua ascesa, inoltre, il biologico made in Emilia Romagna, con i campi coltivati senza l’uso di prodotti chimici di sintesi che a fine giugno 2018 hanno toccato il record di 152.400 ettari, pari al 15% dell’intera superficie agricola utilizzata (Sau) della regione (+72% rispetto al 2014) e oltre 5.040 imprese agricole (+68%, sempre rispetto al 2014)”.

Ma torniamo ai dati che più ci interessano in questa analisi. Sono in netta diminuzione, considerando il quinquennio 2013-2017, anche gli infortuni agricoli con esiti mortali e in Emilia Romagna il calo appare meno sostenuto (-5,3%) ma la scarsa consistenza statistica non consente un’analisi significativa, si può affermare che nella regione si verifichino in media una ventina di casi l’anno. Anche per gli infortuni mortali i dati relativi ai primi nove mesi del 2018 indicano una certa ripresa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E poi le malattie professionali in agricoltura. “Le denunce protocollate dall’Inail a livello nazionale sono in continua e sensibile ascesa, ma nei primi nove mesi del 2018 la crescita è ripresa. In netta controtendenza con le altre regioni, in Emilia Romagna l’andamento ha conosciuto una flessione continua ma nei primi nove mesi di quest’anno, c’è stato un aumento”.
Ma lasciamo i numeri e alcune considerazioni per ricordare, ancora una volta, come siano trattori, alberi cardanici, motoseghe, motozappatrici, motocoltivatori e scale i principali mezzi utilizzati nei campi e in azienda che possono procurare infortuni, anche gravi, e decessi, mentre i ribaltamenti e rovesciamenti, cadute dal mezzo, contatto o impigliatura con organi in movimento, rotture ed i guasti di organi delle macchine ed attrezzature le principali cause.

“Quello dell’agricoltura – spiega il dott. Paolo Galli, direttore del servizio Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Ausl di Imola – è un comparto che viene tenuto costantemente sotto controllo, assieme a quello edile, per il numero di infortuni gravi e mortali. È difficile raggiungere e incontrare gli agricoltori perché la maggior parte di loro risultano essere coltivatori diretti”. Ma l’agricoltura si è fortemente meccanizzata e, di conseguenza, sono aumentati i rischi e gli infortuni, e quello che preme, anche alle istituzioni, è di tutelare la salute del lavoratore. I macchinari oggi in commercio sono altamente tecnologici e perfettamente equipaggiati sul versante della sicurezza, come ha dimostrato anche l’ultima edizione di Eima a Bologna, ma è comunque possibile mettere a norma anche mezzi obsoleti installando, ad esempio, strutture di protezione antiribaltamento e sistemi di ritenzione del conducente. Innovare, migliorare e, quindi, aumentare le difese. Ma è importante anche organizzare attività, seminari, convegni per incontrare gli agricoltori. E c’è ancora del lavoro da fare per le malattie professionali. “Occorre – aggiunge Paolo Galli -, sensibilizzare ulteriormente le figure sanitarie sulla necessità di riconoscere le patologie professionali a carico dei lavoratori agricoli che risultano ancora sottostimate, nonostante l’aumento negli ultimi anni delle denunce inoltrate all’Inail”. Un sistema complessivo di sicurezza “del quale fanno parte altre componenti – per riprendere le parole iniziali del prefetto di Modena, Poba -: prevenzione, formazione, potenziamento della vigilanza e dei controlli, assistenza agli infortunati e a chi è colpito da malattie professionali, il reinserimento lavorativo degli invalidi del lavoro. In questo quadro è essenziale una sempre più forte assunzione di responsabilità da parte di tutti i protagonisti di questo sistema. Dalle istituzioni statali a quelle locali, dal settore imprenditoriale al sistema della formazione, fino alla società civile nel suo complesso”.

Insomma, ci vuole un lavoro di squadra.

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