Il Parco dei Gessi fa ancora discutere. E non poco - Agrimpresaonline Webzine

Il Parco dei Gessi fa ancora discutere. E non poco

Hendrik Haagedorn

Ancora problemi con i cinghiali e ad essere chiamata in causa è la gestione del Parco dei Gessi. Di seguito un commento di un agricoltore che tutti i giorni si scontra con le difficoltà causate dalla fauna selvatica e dalla burocrazia nella gestione dell’Ente bolognese

BOLOGNA – Agricoltori sono ostaggio di un parco, nello specifico di quello dei Gessi bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa. È questa la desolante conclusione che traggono le associazioni agricole. Ed è una conclusione che scaturisce da alcuni dati di fatto.

L’enorme diffusione degli ungulati nel nostro territorio è sotto gli occhi di tutti e investe diverse realtà: dallo sconfinamento in aree urbanizzate, agli incidenti stradali, per finire ai danni all’agricoltura. In verità di quest’ultima si parla ben poco, se non quando rincarano le zucchine o i pomodori “non sono più buoni come una volta”, tanto per citare un luogo comune, senza mai accennare al ruolo di tutela del territorio che migliaia di operatori svolgono lontano dai riflettori.

Proprio gli agricoltori, soprattutto quelli che insistono nell’area protetta o nelle immediate vicinanze, sono quelli che vedono messo in pericolo il futuro, e senza la possibilità di porvi rimedio. La biodiversità che permettono grazie al loro lavoro non viene ripagata o, almeno, non del tutto. Gli unici mezzi di prevenzione e i risarcimenti arrivano dagli Atc, Ambiti territoriali di caccia, che sono interamente finanziati dai cacciatori. Di certo non arrivano dal parco, che non tiene in alcun conto la sofferenza degli agricoltori, nonostante ottenga dalle istituzioni le risorse finanziarie per attuare le contromisure. Se ne infischia delle regole (si veda il caso eclatante di una mozione del Comune di San Lazzaro, completamente disattesa) come abbiamo più volte sottolineato. Eppure basterebbe poco per migliorare la situazione. Il nodo è la gestione “integrale” del territorio, della fauna e delle risorse.

Che le prime due non guardino i cartelli di confine è cosa intuibile anche per un bambino, che il parco non se ne avveda sembra l’atteggiamento del sovrano che non ammette ingerenze di alcun tipo. Al contrario, gli Ambiti territoriali di caccia stanno facendo del loro meglio, grazie anche ai nuovi regolamenti specifici per la caccia di selezione al cinghiale negli Atc Bo2 e Bo3.

Lo dicono i numeri, infatti, agli oltre 4.000 cinghiali prelevati nel corso della caccia collettiva in Bo2 e Bo3 (dato riferito alla stagione venatoria 2016/2017 nel periodo 16 ottobre-15 gennaio) dobbiamo aggiungere i 569 abbattuti nel corso della caccia di selezione al cinghiale (nel periodo 15 aprile-31 gennaio), risultato migliorato in quest’annata con 1.079 capi a stagione venatoria ancora in corso grazie, appunto, ai nuovi regolamenti. Anche le risorse, siano esse umane o denari, potrebbero essere gestite insieme e in un rapporto di reciproco controllo, all’insegna della massima trasparenza, aspetto che attualmente stentiamo a riscontrare nell’operato del Parco.

Come abbiamo avuto già modo di scrivere su queste pagine che ci hanno più volte ospitato e che ringraziamo, sediamoci attorno a un tavolo e parliamone, per il bene dell’ambiente, dei cittadini, dell’agricoltura. Se quest’invito dovesse ancora una volta cadere nel vuoto, siamo pronti ad uscire dalla Consulta del Parco, delegittimandone ogni autorità.

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

WhatsApp chat