Pomodoro: in calo gli investimenti, stabili i consumi

pomodoro da industria

Giuseppe Romagnoli

Ha garantito per anni ai produttori ricavi superiori al 30% rispetto al pomodoro coltivato con Lotta integrata, ovvero la quasi totalità del prodotto del Nord Italia.

Per la precisione, tra Nord e Sud Italia dal 2018 al 2022 sono state coltivate 182.401 tonnellate in più di prodotto biologico, anche per merito dell’aumento degli ettari destinati al biologico (+66% in cinque anni). Se in Italia le superfici coltivate a pomodoro negli ultimi cinque anni sono cresciute di +4.378 ettari, di questi, più della metà è destinata a colture bio (+2.606 ettari). Così, gli “ettari bio” rappresentano il 10% del totale degli ettari coltivati.

Ma ora, gli ettari per la produzione del pomodoro biologico sono in diminuzione. Il motivo? 

“Soprattutto perché – precisa il presidente di Asipo, Pierluigi Arata – i consumi che sono stati in crescita per anni, si sono stabilizzati, sia in Italia che all’estero e pertanto quando il mercato è saturo, si producono le quantità che sono necessarie, anche perché essendo il Disciplinare di produzione particolarmente restrittivo, i costi sono più elevati, anche se poi i ricavi sono stati davvero favorevoli per chi lo produce come per la trasformazione, tanto che in tutte le fabbriche vengono riservate specifiche “finestre” per la lavorazione del pomodoro Bio”. 

Il calo dei consumi interni nell’ultimo anno è certamente da addebitare anche alle crescenti difficoltà economiche dei consumatori che, tra inflazione e caro bollette, hanno ridotto gli acquisti di un prodotto con un prezzo più caro rispetto al convenzionale. In aiuto, sicuramente, l’export che compensa quanto perduto sui mercati interni, ma ora anche per questo mercato non ci sono prospettive di ulteriore crescita. Ora si guarda alla prossima campagna, monitorando con grande attenzione le criticità con cui i produttori dovranno certamente fare i conti, dalla siccità all’andamento dei costi di tutte le materie prime, anche se il contratto stipulato con la parte agricola per il “convenzionale” finalmente riconosce un prezzo medio di riferimento di 150 euro/tonnellata, il più elevato di sempre, con un aumento di oltre il 40% rispetto al 2022, “sancendo – commenta Arata – il ruolo degli agricoltori all’interno della filiera”.

A Piacenza c’è da anni una piccola realtà, “Terre di San Giorgio” che si dedica esclusivamente al pomodoro Bio ed alla sua trasformazione in sughi. “A Piacenza capitale del pomodoro del Nord Italia – specifica Arata – si coltivano circa 10 ettari; 400 (dati soci Asipo) nella zona di Verona (40%) e poi Cremona, Parma e Reggio Emilia. 

Nel Nord Italia – chiarisce il presidente Asipo – gli ettari a Bio sono stati 4.150 nel 2022 e se ne prevedono 3.900 per il 2023”.

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