Scelte nazionali coerenti per dare gambe alla Pac - Agrimpresaonline Webzine

Scelte nazionali coerenti per dare gambe alla Pac

Tiberio Rabboni

Agosto 2013

Tiberio Rabboni, Assessore regionale all’Agricoltura Emilia Romagna

Quale sarà l’impatto della nuova Pac sull’agricoltura dell’Emilia-Romagna? Difficile dirlo. Alcune cose sono già chiare; altre meno. 

Sicuramente il valore complessivo dei pagamenti diretti si ridurrà e gli attuali percettori di un aiuto ad ettaro di livello medio-alto subiranno un taglio del 30% al termine dei sette anni; contemporaneamente dovrebbe aumentare il valore dell’aiuto ad ettaro per coloro che ora percepiscono aiuti bassi o che addirittura non percepiscono nulla, per le aziende di montagna, per quelle con colture arboree, per i giovani. Le quote zucchero termineranno nel 2015.

Per i nostri produttori di barbabietole e per i due zuccherifici di riferimento, che pure negli ultimi anni hanno migliorato sensibilmente rese e produttività, si prospetta il rischio di un confronto impari con i concorrenti di altri Paesi maggiormente vocati. Il comparto potrà reggere solo se l’Italia lo sosterrà per i prossimi cinque anni attivando l’aiuto accoppiato previsto dai nuovi regolamenti.

La riforma ci offre poi alcuni nuovi ed importanti strumenti di crescita competitiva e reddituale. Penso alle risorse per finanziare la riduzione del costo delle assicurazioni e per la formazione di fondi mutualistici tra agricoltori con l’obiettivo di tutelare il valore del reddito, alla novità del partenariato per diffondere l’innovazione e il trasferimento tecnologico tra agricoltori; al superamento della antiquata separazione tra le politiche ambientali e quelle di sviluppo, alla priorità nell’accesso ai finanziamenti agli agricoltori che si mettono insieme per dare vita a reti di impresa sia nell’ambito del ciclo produttivo territoriale, che nelle relazioni di filiera e nell’accesso ai mercati; al rafforzamento delle organizzazioni dei produttori e degli organismi interprofessionali, alla possibilità infine anche per i prosciutti Dop di regolare i volumi produttivi.

Tutte cose importanti ed attese.

Quello che al momento purtroppo non conosciamo sono le decisioni nazionali da cui dipendono sia l’effettiva disponibilità di risorse per fare le cose fin qui dette e sia i reali spazi operativi regionali; quale sarà la percentuale di risorse del primo pilastro che l’Italia destinerà ai pagamenti accoppiati e agli altri impieghi facoltativi e che verranno, conseguentemente, sottratte da quelle inizialmente previste per i pagamenti diretti; quali criteri di riparto alle regioni adotterà il Governo per lo sviluppo rurale; quante risorse proprie renderà disponibili lo Stato per cofinanziare assieme a Ue e Regioni i Psr; il Governo accoglierà le pretese di utilizzare i soldi del Psr per finanziare ciò che lo Stato negli ultimi anni ha tagliato o ha smesso di finanziare? (piano irriguo nazionale, associazioni allevatori, danni da fauna selvatica, ecc.).

Dove si prenderanno le risorse per abbattere il costo delle assicurazioni e dei fondi mutualistici: dai singoli Psr regionali o da una misura unica nazionale? Bisogna evitare scelte sbagliate.
La montagna non può partorire un topolino.

 

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