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Sì ad una nuova sede per Macfrut

Ottobre 2014

Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna

Si è conclusa nei giorni scorsi la 31 edizione 2014 di Macfrut.

L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, e anche questa edizione conferma il Macfrut, fiera dedicata alla filiera dell’ortofrutta, un importante punto di incontro e confronto per i professionisti del settore. L’ultima per il presidente di Cesena Fiera, Domenico Scarpellini, a cui va riconosciuto il merito di avere lanciato una fiera che ha raggiunto in pochi anni l’interesse e l’attenzione di tutto il mondo agricolo a livello internazionale.

E ultima sembra essere anche la localizzazione presso Cesena Fiera: nel 2015 sembra destinata a emigrare a presso altri poli fieristici; questa la linea indicata dal vice presidente di Cesena Fiera Renzo Piraccini. La decisione non è ancora ufficiale perché dovrà passare attraverso il Consiglio d’amministrazione e l’assemblea dei soci (il Comune di Cesena detiene il 71,6% del capitale). La scelta di questa decisione nasce dall’esigenza di dare una svolta decisa alla fiera per non farle pendere competitività.

L’idea di trovare un’altra sede per Macfrut non è nata ieri, ma già da alcuni mesi, per rispondere alle esigenze di migliori infrastrutture espositive e di collegamenti più rapidi per via aerea e ferroviaria. Infatti gli incontri per trovare un’altra sede sono iniziati nella scorsa primavera: gli enti fieristici di Milano e Verona, che già stanno organizzando qualcosa di simile a Macfrut in vista del 2015, si sono detti indisponibili a trattare una fiera se non organizzata direttamente, mentre Rimini e Bologna (quest’ultima sembra essere in pole position) hanno fatto proposte ritenute interessanti. Entrambe hanno avanzato l’ipotesi di mettere a disposizione due padiglioni per 25 mila metri quadrati e di operare in sinergia con un’altra fiera: per Rimini è stato fatto il nome del Sigep, il salone del gelato e della pasticceria, per Bologna del Sana, il salone dell’alimentazione naturale e biologica. Ed è stata questa ultima proposta a far convergere – a mio parere a ragione – la maggioranza dei pareri su Bologna.

I motivi si sono evidenziati proprio con la crescita di Macfrut, la inadeguata situazione espositiva, la logistica migliorabile, soprattutto se ci si vuole rivolgere ad un pubblico internazionale a tutto tondo, rischiano di portare ad una costante perdita di attrattività di Macfrut.

In Italia è assolutamente necessario tenere in debita considerazione i valori positivi che esprimono i territori e i loro tessuti industriali, come quello virtuoso che ha dato vita a Macfrut. È però altrettanto importante saper cogliere l’evoluzione degli scenari in cui si opera e valutare in anticipo il momento in cui inserire, prodotti come le fiere, in contesti più ampi e complessivamente strutturati.

Agli Amministratori e politici di Cesena spetta l’onere di avere una visione in prospettiva per garantire continuità, e indotto al territorio. In questo caso al sistema fieristico. Incaponirsi nella difesa di un marchio può dare risultati immediati dal punto di vista mediatico (adesso tutti sono pronti a strapparsi le vesti per difendere Macfrut), ma è una scelta che, a lungo andare, indebolirebbe la fiera che vedrebbe depauperare il marchio leader senza costruire qualcosa di diverso, cosa che si può ancora fare a Cesena. Magari ragionando su un progetto di sinergia fra l’ortofrutta romagnola e ricettività-ristorazione della costa.

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