Soppressione della Forestale: è reale priorità? - Agrimpresaonline Webzine

Soppressione della Forestale: è reale priorità?

Aprile 2015

Claudio Ferri, direttore di Agrimpresa

Il Corpo forestale dello Stato evoca, a seconda delle sensibilità di ognuno di noi, sentimenti opposti: sprechi e scandali per alcuni, rigore e professionalità nel controllo e nella salvaguardia del territorio per altri.  

Le due verità coesistono e se sono ben note alcune realtà in cui clientelismo nelle assunzioni e inspiegabili dotazioni di personale in alcune regioni gettano discredito sul Corpo, è pur vero che lo stesso svolge una attività importante di monitoraggio e prevenzione. La Forestale è stata istituita nel 1948, ma le origini risalgono al regno di Savoia. È una delle 5 forze di Polizia dello stato e a libro paga ci sono 7600 dipendenti dislocati nelle 1200 stazioni di 15 regioni, mentre 700 sono impiegati all’Ispettorato generale a Roma.

Il conto che l’organismo presenta allo stato, alla fine, è di mezzo miliardo all’anno. In tempo di tagli e di scandali il governo ha previsto, con l’articolo 7 del Disegno di Legge Madia – Padoan sulla riforma della pubblica Amministrazione, di mettere mano nella questione, pensando ad un riordino (si legga soppressione) del Corpo, quindi delle funzioni di polizia e di tutela dell’ambiente “..ed un eventuale assorbimento in altre Forze…”. L’accorpamento delle competenze, oggi disseminate tra Forze varie ed Enti (almeno una decina),  consentirebbe, per l’Esecutivo, di prevenire meglio e reprimere i reati ambientali. Ad oggi sono ancora oscure le modalità del passaggio, certo è che il servizio svolto andrebbe potenziato, visto il numero crescente di reati di cui è competente anche il Cfs. Come per la Forestale, c’è incertezza anche sul futuro della Polizia Provinciale che a livello locale ha funzioni simili, in particolare nella applicazione delle normative venatorie e di controllo della fauna. A questo tema si potrebbe dedicare un capitolo a parte, per capire se il piccolo ‘esercito’ di ex vigili venatori, con il passaggio di status, abbia migliorato il servizio di vigilanza e di monitoraggio di specie invasive.
Il Disegno a firma di Madia e Padoan ha comunque riscaldato gli animi a 360 gradi, dai sindacati alle Amministrazioni regionali e locali. Pure in Parlamento c’è stata bagarre da parte delle forze di opposizione, ma anche in seno alla maggioranza di governo.

Coordinare’ sarebbe la parola chiave, ma che inserita negli ingranaggi arrugginiti e lenti delle pubbliche Amministrazioni rischia di restare tale, impoverendo la funzione di un Corpo che assiste ad impennate di frodi alimentari, reati ambientali, commercio illegale di animali protetti, bracconaggio, inquinamenti in aree agricole e boschive, sorveglianza di130 aree naturali. Ben vengano le razionalizzazioni dell’apparato statale, ma si rispettino le priorità e si cominci con l’eliminazione degli sprechi.

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