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Su Ogm il Parlamento Ue delega gli Stati

Gennaio 2015

Claudio Ferri, direttore di Agrimpresa
c.ferri@cia.it

Sul controverso tema degli Organismi geneticamente modificati, il Parlamento europeo si è espresso sulla riforma della Direttiva in materia, ma lo ha fatto con sfumature pilatesche.

Ogni Stato membro avrà sì la libertà di consentire o vietare la coltivazione di organismi biotech all’interno dei propri confini, ma ha delocalizzato i meccanismi decisionali. I Paesi membri avranno quindi autonomia di scelta in un contesto europeo dove solo pochi stati hanno produzioni transgeniche (parliamo di percentuali irrisorie rispetto alle colture convenzionali, in tutto poco più di 148 mila ettari) con una opinione diffusa tra i cittadini-consumatori che le coltivazioni manipolate con i geni non siano la soluzione per il futuro. Certo questa autonomia è positiva, ma apre nuovi contesti in cui si possono, in futuro, insinuare pericolose tentazioni e pressioni da parte dei sostenitori – e produttori – di materiali ogm. Una certa ambiguità viene rilevata da alcune associazioni non favorevoli alla decisione europea, che ravvisano “vaghezze sull’introduzione delle ragioni ambientali invocabili da ogni Stato per sostenere il divieto di coltivare prodotti transgenici”. Un’altra obiezione sollevata è che i Paesi che non opteranno per il divieto “non sono obbligati a prendere misure di tutela verso l’agricoltura non transgenica”. Come succede di sovente in questi frangenti viene tirato in ballo lo spauracchio delle multinazionali: a giudizio di molti bioagricoltori queste potrebbero trovare terreno fertile in un contesto giuridico dove le nazioni, singolarmente, potrebbero diventare più vulnerabili.

Gli anti-Ogm sostengono anche che gli Stati non potranno appellarsi a ragioni ambientali per vietarli, se non per ragioni socio-economiche.

Sul tema la Cia, che plaude l’entrata in vigore della nuova direttiva, ribadisce che non c’è un atteggiamento oscurantista o ideologico, né una preclusione nei confronti della ricerca, “ma bisogna tutelare prima di tutto quelle che sono le esigenze peculiari delle produzioni tipiche dei territori agricoli italiani”. Il ‘no’ agli Ogm, secondo la Confederazione, scaturisce dalla consapevolezza che la loro introduzione può annullare l’idea di agricoltura e il maggiore vantaggio competitivo che si ha all’estero.

Anche all’Expo la decisione Ue è stata toccata dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina nel corso della presentazione a Milano di “Expo delle idee”. Il titolare del Dicastero agricolo ha detto che l’Esposizione universale “è una piattaforma aperta, abbiamo fame di confronto e nessuno ci impedisce di aprire discussioni su scenari differenti. L’Italia ha espresso le sue posizioni sugli Ogm che confermerà”. Intanto il Mipaf fa sapere che sta proseguendo il lavoro per approvare un nuovo decreto interministeriale che proroghi il divieto di coltivazione sul territorio italiano del mais Mon810.

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