Sviluppo rurale: priorità ad innovazione, organizzazione delle filiere ed investimenti produttivi - Agrimpresaonline Webzine

Sviluppo rurale: priorità ad innovazione, organizzazione delle filiere ed investimenti produttivi

Dicembre 2014

Secondo Scanavino, presidente nazionale Cia

La Pac è chiamata a rispondere a tre grandi sfide: la sicurezza alimentare globale, l’esigenza di coniugare produttività con sostenibilità ambientale, la necessità di riequilibrare i redditi e le condizioni di vita tra territori, settori, aree urbane e rurali.

Occorrono però una visione strategica condivisa, una capacità di concertazione sostanziale ed anche un certo coraggio nel prefigurare gli scenari e le direttrici dello sviluppo. Dobbiamo riconoscere che, almeno fino ad ora, questa spinta al cambiamento, da parte del Governo e delle Regioni, è in parte mancata.
Nella gestione dei pagamenti diretti, per esempio, abbiamo contestato sia la limitata applicazione degli aiuti accoppiati (si è pensato più all’equilibrio dei flussi finanziari regionali che alle esigenze delle imprese), sia la scarsa selettività nell’applicazione dell’agricoltore attivo, sia alcune forti complicazioni burocratiche.

La Pac non si ferma ai pagamenti diretti, ma comprende anche l’Ocm unica e lo Sviluppo rurale. Con il rafforzamento del disaccoppiamento totale e con il sostanziale superamento della politica delle quote di produzione, la riforma della Pac spinge sempre di più il sistema agricolo a confrontarsi direttamente con il mercato, fornendo o rafforzando alcuni strumenti.
La Ocm ha ridefinito alcune tradizionali tipologie di intervento sui mercati, ed ha esteso e rafforzato il ruolo delle Op (Organizzazioni di produttori) e delle Oi (Organizzazioni interprofessionali), quali strumenti per aggregare il prodotto, acquisire competitività, equilibrare la ripartizione del valore aggiunto lungo la filiera, programmare l’offerta e regolare il mercato. Dobbiamo superare condizionamenti storici ed anche storture che hanno limitato e talvolta malamente orientato l’organizzazione economica nelle filiere agroalimentari italiane.

L’Ocm unica è strettamente correlata allo sviluppo rurale, che a sua volta è inserito nella programmazione del Quadro strategico comune, che comprende tutti i grandi fondi strutturali e di investimento europei (Fondi Sie).

La politica di sviluppo rurale 2014-2020, in Italia, deve rappresentare un forte momento di discontinuità rispetto a quella 2007-2013 che ha evidenziato limiti di governance, gestione amministrativa, ma anche di visioning. Nei prossimi sette anni l’attenzione non deve essere rivolta solo alla capacità di spesa, ma alla qualità ed all’efficacia della spesa stessa. Non basta saper spendere bisogna spendere bene!
Il partenariato con le rappresentanze degli interessi in gioco, a partire da quelle del mondo agricolo, non è una concessione ma una garanzia di successo dei programmi e dei progetti. Le linee prioritarie di azione dello sviluppo rurale sono, a mio avviso, essenzialmente tre: innovazione, organizzazione delle filiere ed investimenti produttivi.

Occorre un forte coordinamento in particolare su due aspetti: le procedure amministrative ed i servizi di supporto alle imprese. Si dovrebbe tendere a “modelli omogenei di bandi” che siano applicabili, con i dovuti adattamenti regionali, da tutti in maniera semplice ed immediata. Per quanto riguarda i servizi tre ambiti sono essenziali. Il primo è quello della gestione del rischio. Bene ha fatto l’Italia a prefigurare un piano nazionale per il sostegno agli interventi assicurativi e mutualistici nella gestione del rischio e nella stabilizzazione dei redditi.

Ora occorre che questi strumenti siano finalizzati alle imprese ed acquisiscano davvero un orizzonte nazionale, diffondendosi anche nelle aree del nostro Paese tradizionalmente poco inclini ad utilizzarli. Il secondo è quello dei rapporti con la ricerca e della consulenza. Dobbiamo davvero tutti imparare che il legame con il territorio non significa frammentazione, ma specializzazione di una visione comune; e che la logica bottom up non significa localismo esasperato, ma capacità di costruire progetti partendo dai problemi reali del territorio. L’ultimo sistema di servizi da organizzare in modo coordinato riguarda gli interventi di natura finanziaria per favorire l’accesso al credito.

Le prossime settimane sono determinanti per negoziare con Bruxelles i programmi di sviluppo rurale e tutti i piani operativi dei fondi Sie, subito dopo, probabilmente già nei primi mesi del 2015, saranno emessi i primi bandi e si avvierà la fase gestionale.

Occorre un forte e convergente impegno di tutti per un deciso cambio di passo rispetto al passato. La posta in gioco è alta: favorire lo sviluppo delle filiere e dei sistemi agricoli territoriali per fare dell’agroalimentare uno dei settori trainanti per l’economia italiana che vuole tornare a crescere.

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