Un brindisi amaro saluta il 2023 - Agrimpresaonline Webzine

Un brindisi amaro saluta il 2023

Stefano Francia

Stefano Francia, Presidente Cia Emilia Romagna

Sono brindisi amari quelli consumati nelle festività natalizie, a giudicare dai segnali che giungono dall’Unione europea. Il silenzio assenso della Commissione europea alla norma con cui l’Irlanda introduce avvertenze sanitarie in etichetta per gli alcolici, disincentivando, di fatto, il consumo di vino, rappresenta infatti un pericoloso via libera ad allarmismi e disinformazione, nonché un precedente rischioso per l’Europa, andando contro la definizione dell’etichettatura comune.

Si tratta di una mossa che sdogana l’autonomia decisionale dei singoli Paesi Ue e compromette il lavoro fatto fino ad ora a livello comunitario nell’ambito del Cancer Plan, proprio a tutela della salute dei cittadini, ma senza demonizzare il consumo, moderato e responsabile di vino, da distinguere nettamente dall’abuso. Per una regione come l’Emilia Romagna che esporta all’incirca il 50% del vino rappresenta una minaccia per i vitivinicoltori.

In tema di alcolici, di recente in Parlamento, su nostra segnalazione, ha approvato un fondo – che va a compensare, molto parzialmente, i danni provocati da questa malattia che colpisce i vigneti specialmente di varietà lambrusco e pignoletto e mette a rischio gli impianti non solo dell’Emilia Romagna, ma anche dell’intera Penisola. Vista la gravità della situazione, auspichiamo che venga riconosciuta una ulteriore dotazione finanziaria.

Resta il fatto che l’innovazione è un percorso obbligato per le imprese dove la ricerca genetica dovrà fare da barriera a patologie e parassiti in continua evoluzione.
Un processo inevitabile per poter proseguire l’attività ed essere competitivi, a maggior ragione le tecniche e la dotazione strumentale degli agricoltori devono essere compatibili con i nuovi indirizzi dettati dall’Unione europea. La nuova Politica agricola comune impone infatti anche nuove misure per il contenimento delle emissioni inquinanti, causa del cambiamento climatico.

Ci sono novità anche sul contrasto della fauna selvatica: è in atto la revisione della legge 157/92 in materia venatoria che specifica l’inclusione delle finalità di tutela riguardo alla biodiversità, l’incolumità pubblica e la sicurezza stradale, oltre alla possibilità per le Regioni di intervenire anche nelle zone vietate alla caccia, incluse aree urbane e aree protette.
Il lupo, inoltre, negli ultimi anni ha preso di mira, specialmente in Appennino, gli allevamenti. In tutta la Penisola si stima una presenza di circa 3 milioni e 300 mila lupi, con una densità importante in Emilia Romagna. Puntiamo sulla prevenzione, ovvero aiuti per realizzare protezioni e per avere una dotazione di cani da guardiania.
Attendiamo che venga attuato in tempi brevi un Piano nazionale per il controllo e la gestione degli animali selvatici, che includa anche il lupo, in un’ottica di tutela della specie, ma anche di sopravvivenza delle attività agricole e pastorali.

Mi preme, infine, sottolineare una novità che riguarda il lavoro: la Finanziaria ha introdotto una nuova tipologia contrattuale in agricoltura e per il 2023 il provvedimento sembra voler prevedere, in via sperimentale per il biennio 2023-2024, nuove disposizioni determinate da esigenze di natura occasionale.
Non ci sono ancora certezze, ma ritengo che tale novità non possa rappresentare la soluzione ai problemi evidenziati dal settore agricolo che da anni auspica una semplificazione vera degli adempimenti e che si scontra sempre di più con una evidente ed allarmante carenza di manodopera. 

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