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Va bene liberalizzare, ma non esageriamo

Dicembre 2015

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

Ormai non se ne può più: non passa giorno che le energie spese da consorzi di tutela e istituzioni siano assorbite da attività finalizzate al contrasto, o meglio, al tentativo di bloccare contraffazioni, abusi di marchi ed ogni genere di agropirateria.

Il complesso e intricato sistema di barriere protettive, quello composto da marchi comunitari e normative ad hoc, purtroppo non basta a scoraggiare il fiorente mercato dei falsi che vale milioni (miliardi) di euro.

È un continuo braccio di ferro contro pirati e mistificatori del buon prodotto, enogastrofurbi che speculano sulla notorietà di cibi e vini italiani.
Non ci sono fili spinati o muri che tengano contro questo genere di business che aumenta in proporzione al valore delle produzioni, con danni evidenti a produttori ed aziende agroalimentari.  

Anche mettersi nei panni del consumatore non è facile: scaffali su scaffali di merce che ostentano marchi di protezione comunitaria, brand commerciali (i due si intersecano tra di loro) che rischiano di confondere anche il più attento ed informato acquirente.
Non è poi così difficile trovare in questa ‘babele’ di offerte anche l’intruso, ben camuffato e accattivante, capace di coinvolgere la mano dell’avventore. Che lo aggiunge al carrello della spesa.

Se il rischio di ingannare i consumatori attenti e conoscitori delle buone cose è alto in Italia, figuriamoci all’estero. L’assalto all’italian sounding è un motivo ricorrente: tanto per citarne uno, si sprecano i finti lambruschi che diventano lambrussco (con due esse) in Russia, oppure lambruscon in Spagna. Il rosso frizzante emiliano è anche al centro in questi giorni di una ‘carica’ da parte non di scaltri commercianti – affaristi, ma da gruppi di pressione dell’europolitica che, nel nome di una Europa senza barriere, vorrebbero liberalizzare – quindi privare di tutela – i vini identitari.
Tra questi, oltre al lambrusco, c’è anche il sangiovese, solo per citare due bottiglie importanti dell’Emilia Romagna. Su questo tema che scotta produttori, associazioni e i rappresentanti di politica e istituzioni si sono già attivati. Sì, perché oltre ad offuscare uno dei capisaldi della riforma dell’Ocm vino, Organizzazione comune di mercato, una simile decisione rischierebbe di vanificare sforzi e investimenti dei nostri produttori.

Buone feste, e attenzione agli acquisti.

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