Settembre 2016
Scorso week end di settembre: sulle spiagge romagnole, paura, fughe, brividi di prurito. La pinna di uno squalo bianco sul mare? No, grandi e inattesi sciami di formiche volanti in picchiata tra ombrelloni e bagnanti. Punte, preferibilmente le donne.

“Questione di tenerezza- commenta Tugnazz- e di profumati oli abbronzanti”. Farmacie prese d’assalto, pomate a go gò. Nessun rischio per la salute, ma gran prurito sì, anche per via delle gratterie successive.
La sciamatura delle formiche volanti, in settembre, non è certo una novità: basti pensare al Monte delle Formiche, sull’Appennino bolognese. Un anno fa, insieme a Tugnazz fummo curiosi testimoni di un fenomeno simile: uno sciame di formiche alate si lanciò sui tavoli all’aperto di una trattoria lungo il Savio: gran fuggi fuggi ma i bersagli preferiti furono le porzioni di zuppa inglese e tiramisù. Tuttavia un fenomeno imponente come quello sulla costa romagnola non si era mai visto dalle nostre parti. Gli entomologi sdrammatizzano, tanto più che il tempo degli sciami è finito. Circa ogni sei anni ci sono picchi di questo evento naturale. Le colonie di questa specie di formiche si involano alla ricerca di nuovi siti e s’incrociano con altre colonie, così arricchiscono il loro patrimonio genetico. I maschi della specie, in genere, sono le guardie alate e talora pungono: ma non è, per capirci, la puntura di vespe o api. Però, nel caso recente la vivacità e il numero dei becchi a persona non fa escludere che una nuova specie di formiche si stia acclimatando da noi: sono più di 12.000 le specie di formiche nel mondo, oltre cento in Italia. New entry? La natura, nostra madre e matrigna (Leopardi “docet”) segue il suo imprevedibile ritmo: mica siamo noi i padroni. Sarà bene non scordarlo.
Il Passator Cortese
