Appennino bolognese, allo studio un progetto di filiera nell’agroalimentare

Giugno 2016

CASTEL D’AIANO (Bologna) – Una proposta e un’opportunità di sviluppo della filiera corta alimentare per L’Appennino: è stata presentata il 12 maggio scorso a Castel d’Aiano, su iniziativa del Comune bolognese che ha ospitato l’iniziativa, L’Unione Terre di Castelli, L’Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese e con la collaborazione della Cia.

Il convegno ha avuto come obiettivo la discussione della proposta di un progetto esecutivo di filiera corta alimentare. Jean Eigeman, direttore della rete Olandese dei Gemeenten voor Duurzame Ontwikkeling (Comuni per lo sviluppo sostenibile) ha presentato una analisi sui cambiamenti socio-economi e politici per creare sviluppo e occupazione in Appennino in collaborazione con le imprese agricole locali e le amministrazioni del territorio. Si tratta di un lavoro svolto come supporto post terremoto dopo un attenta raccolta dati sui territori modenese e Bolognese. L’obiettivo, è stato detto, è quello di creare delle opportunità affinché nuovi piccoli agricoltori rivitalizzino l’Appennino attraverso produzioni di elevata qualità ottenute con metodi produttivi a basso impatto, impegnandosi per una migliore gestione del territorio, anche sotto il profilo idrogeologico e per aumentare la biodiversità.Un’azione virtuosa e di prevenzione con i nuovi cambiamenti climatici anche per gli insediamenti urbani lungo gli alvei fluviali. Nel corso dell’incontro sono state evidenziate le problematiche e le prospettive della filiera corta con la rete d’impresa, attraverso anche la valorizzazione dei marchi esistenti  e la possibile creazione di un marchio di garanzia locale. E’ intervenuto, tra gli altri, il presidente della Cia di Modena, Cristiano Fini.

Il progetto in sintesi

L’attuale idea/ipotesi di progetto esecutivo tiene conto di una attenta analisi già realizzata da una Rete dei Comuni Sostenibili circa  gli aspetti storici, ambientali, idrogeologici attuali e quali obiettivi socio economici si possono ottenere.

Region City un progetto europeo sostenibile
In passato ogni città e ogni grande paese erano importanti per le sinergie socio economiche con cui sfruttavano le risorse del proprio territorio. La città era il traino economico dell’Appennino. Nei secoli scorsi questo è rimasto molto più accentuato nel modenese fino al XIX secolo per la presenza del ducato Estense, mentre si era già affievolito nella valle del Reno per la presenza della linea ferroviaria nazionale e la produzione strategica di armi.
Tramite il concetto Region City si studiano modelli di economia sostenibile locale, basati su moderne forme di azioni concrete, con cui i cittadini responsabili delle città, supportate dalle amministrazioni, tornano a essere i gestori dell’economia di un territorio come può essere quello montano. La città torna ad essere in chiave moderna il traino economico dei territori limitrofi oltre i confini amministrativi.
Valutati i dati raccolti nelle 5 tematiche del GDO (Associazione dei Comuni in Sviluppo sostenibile Olandese), cibo, rifiuti, energia, biodiversità ed acqua, all’interno di una analisi di piattaforme complesse come possono essere  i cambiamenti climatici o l’inserimento lavorativo dei giovani nel settore, si è valutato come obiettivo proprio la necessità di reinsediare piccoli agricoltori sostenibili sul territorio per produrre “Cibo di qualità in modo sostenibile”: Questa azione consente di riavviare anche una gestione idrogeologica del territorio gestita appunto da chi lo coltiva come succedeva nel passato. I costi del terreno, attuali modelli di coltivazione, maggior fragilità del territorio e un esodo costante di decenni ha evidenziato come l’Appennino sia la parte di territorio da cui vi siano le condizioni attualmente più opportune e la maggior esigenza per avviare un modello socio economico positivo per il territorio montano.

Azioni operative
Identificazione di un marchio di garanzia locale per tutte le produzioni che vengono coltivate nelle aziende agroforestali reinsediate. Oggi nel distinguo europeo il marchio commerciale è dello specifico prodotto, il marchio di garanzia locale garantisce al consumatore locale e quindi promuove tutte le produzioni delle aziende agricole sostenibili)
L’uso di tale marchio è permesso alle aziende che aderiscono alla rete e hanno come obiettivo il proprio territorio e il pieno rispetto del regolamento che viene ogni due anni integrato e adeguato in piena sinergia con i cittadini responsabili in piena sinergia.
Tale marchio deve favorire l’equa remunerazione al soggetto agroforestale sostenibile e il supporto formativo, tecnico e organizzativo della start up, ma anche il supporto di esperti socio economisti che formino tali aziende a collaborare internamente alla rete per il proprio vantaggio ma soprattutto per il territorio.
E’ fondamentale creare le condizioni perché il reinsediante possa raggiungere con le varie attività, agricole, forestali e con l’ospitalità rurale il reddito motivante è stato stimato in €45000 lordi, e avviare da subito la Start Up che deve essere finanziata ottimizzando spese correnti sul territorio.
La rete è un nuovo modello di fare sinergia e di decidere assieme tutte le scelte anche se operativamente saranno affidate ad altri soggetti remunerandoli a percentuale (p.e. commercializzazione)
Gli aderenti alla rete hanno l’obbligo di produrre cibo nel modo più naturale possibile e di maggior qualità possibile, ma là dove per singole produzioni l’applicazione del sistema organico (metodo biologico) non è attualmente possibile, si valuterà assieme ad esperti, ai cittadini di permettere l’uso attuale di prodotti chimici, il meno impattanti possibili ma che permettano di ottenere quella produzione. (Questo normalmente si rende necessario per fronteggiare nuovi patogeni, o per il tempo necessario a individuare nuovi porta innesti meno sensibili alle principali patologie ed ai cambiamenti climatici ecc.)
Azienda sostenibile locale include la sostenibilità etica, la piena trasparenza, la conservazione delle tipicità gastronomiche e culturali, ma anche una grossa apertura a valutare l’inclusione di nuove forme di allevamento o di coltivazione anche di nuove specie o varietà che possano sostituire quelle che i cambiamenti climatici non permettono più.
Fondante è in mantenimento delle condizioni di fertilità ottimali del terreno, aumentare il carbonio nello stesso, aumentare la biodiversità anche per contrastare o contenere i nuovi fenomeni atmosferici. Un supporto di ricerca e individuazione di nuove tecniche culturali compresa la lavorazione del terreno è fondamentale.
La valutazione delle emissioni, del consumo energetico nella complessità dell’azienda, rende fondamentale, in tali rete il disporre di strutture condivise, della collaborazione tra le aziende anche con le attrezzature ecc.. Per costruire una macchina agricola o una infrastruttura, si causano tante emissioni che devono essere attentamente valutate e contenute. La condivisione delle infrastrutture come piccoli macelli, mulini con annesso il confezionamento dei cereali locali, preparazione di frutta e verdura per l a commercializzazione. Queste azioni non debbono essere realizzate attraverso grosse strutture o con sovrastrutture (coop e consorzi che sovente necessitano a percentuali di finanziamento maggiore) ma vengono realizzate da singole aziende che svolgono il ruolo di azienda leader nella tal produzione o nella tal trasformazione, e che sarà vincolata per 10-15-anche 20 anni in alcuni casi di mantenere a disposizione della rete stessa, la struttura. Alcuni PSR hanno usato le stesse percentuali di finanziamento ( fino al 70%) sia per le innovazioni delle grandi filiere di conservazione e trasformazione, sia per le piccole strutture delle reti locali. Tale struttura viene usata dalla rete o con il pagamento della singola lavorazione (vedi macello) o anche per l’uso del locale e attrezzature (dipende molto dalle leggi e consuetudini locali). Importantissimo è che non avvenga la cessione del prodotto, ma che vi sia una equa remunerazione del supporto ottenuto e la produzione resti di proprietà dell’azienda produttrice fino alla cessione al consumatore finale ( cittadini informati dell’iniziativa che potrebbero anche diventare soci sovventori della rete).

Trasparenza e sinergia con i cittadini.
Ogni approfondimento dei singoli aspetti sia per informazione che per scelte operative sarà messa a disposizione su un apposito sito dove sarà possibile anche seguire man mano cosa viene fatto nelle aziende con massima trasparenza.
Per ricreare una nuova conoscenza sulla produzione di cibo di qualità occorre riportare il cittadino cliente ma anche compagno di viaggio in questo nuovo progetto di sostenibilità locale compresa l’ospitalità rurale presso le aziende della rete è molto importante culturalmente ma anche sostanzialmente per raggiungere quel reddito motivante indispensabile (45.000 euro).
Il rispetto dei protocolli/disciplinari, avviene una o più volte all’anno attraverso esperti locali e da cittadini che ruotano nelle azioni di controllo. il coinvolgimento dei cittadini ha una grossa importanza culturale e di garanzia verso gli stessi.

Commercializzazione
La commercializzazione deve superare gli aspetti di nicchia e deve rivolgersi a quella percentuale in aumento di cittadini culturalmente e economicamente interessate a modelli di economia sostenibile. Le modalità commerciali devono comunque essere individuate in base a valutazioni di sostenibilità per le emissioni ma anche economica e devono essere improntanti per essere visualizzati e poter coinvolgere sempre più cittadini
Cura e sfruttamento dei cedui, indispensabile per integrare/avviare l’attività in vista del il reinsediamento.
L’economia più importante dell’Appennino è stata la carbonella con cui si scaldava tutta la pianura. Il legno da usare come riscaldamento è la risorsa oggi più disponibile sui territori e nella maggioranza delle situazioni montane non vi sono le condizioni di poter creare un reddito motivante se non si dà nuovo impulso alla coltivazione del bosco ceduo. Oggi sfruttando in modo sostenibile i nostri boschi nel rispetto delle indicazioni europee sui boschi europei, abbiamo una disponibilità di combustibile per produrre calore molto superiore alle esigenze degli abitanti dell’appennino che con tecnologie ad alto rendimento può soddisfare il suo fabbisogno con circa il 20% del combustibile che può produrre in modo sostenibile ( usando solo l’accrescimento annuo dei cedui). Indispensabile che la citta e i paesi della pianura tornino a scaldarsi con il combustibile dell’Appennino come è successo nei secoli con la carbonella.
Per fare questo serve un salto di qualità locale nelle tecnologie che si utilizzano, nel modo di realizzare e progettare tali impianti e soprattutto nella filiera di produzione forestale.
Nonostante oggi vi siano tecnologie automatiche che garantiscono emissioni più che accettabili, localmente si usano tecnologie altamente inquinanti e non nel modo corretto.
Serve applicare una modalità realmente sostenibile nello sfruttamento dei nostri boschi e poco inquinante.
Marchio locale e rete di imprese sostenibili come motore economico territoriale.
Tali marchi e modalità territoriali se ben analizzati ed applicati diventano un motore economico per il territorio. Anche nella predisposizione della loro fattibilità si valuta sempre di dare il maggior apporto possibile alla riduzione delle emissioni, a essere un opportunità per economie collegate e di indotto e per un forte input occupazionale giovanile ma anche di ricollocazione di persone che hanno perso il loro lavoro.
Anche nella proposta GDO si sono valutati tali aspetti e la modalità può essere una forte opportunità per artigiani e piccole imprese locali del settore edili in quanto è possibile avviare la riqualificazione degli edifici più energivori

Riassunto

  • Presentazione della proposta di marchio locale agli amministratori, agricoltori e cittadini sensibili con due iniziative una nel Modenese e una nel Bolognese con i Gal.  Le iniziative sono una possibilità di avviare una collaborazione con progetti europei o altro.
  • Iniziative con le amministrazioni locali sensibili per individuare gli agricoltori interessati.
  • Predisposizione della rete di imprese e di una prima bozza di regolamento.
  • Confronto con la regione sulle esigenze della rete
  • Partecipazione ai bandi regionali e Gal per avvisare la rete e creare e promuovere il marchio locale
  • Predisposizione della start up e avvio della stessa come company senza scopo di lucro a capitale diffuso tra reinsedianti, amministrazioni, cittadini

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
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