Elogio del fritto, come un incantamento di amorosi sensi - Agrimpresaonline Webzine

Elogio del fritto, come un incantamento di amorosi sensi

Aprile 2015

“La sogliola è una cosa seria. La sogliola fritta, parliamo di quelle nostrane, non deve superare i 120 grammi, affogata nell’olio, molto olio, e in 50 palpiti: non più. Va fritta non con il cronometro, ma con il cuore…

Dov’è il tempo, nel cronometro? Il tempo risiede nel cuore… Non è solo passione: è tenerezza”. Notevolmente succosa questa citazione da un libro di ieri, “I Ghiottoni” di Fabio Tombari, uno di quegli autori ingiustamente dimenticati in questi nostri tempi frettolosi in cui il mercato editoriale è spesso più vicino al vorace fast food odierno che non al gusto sapiente dell’antico orto della cultura.

Che il cibo fritto sia avventura d’amorosi sensi è storia antica: un colpo di fulmine; e siamo fritti. Infatti il friggere, prepotente e bollente come il desiderio, coglie il cibo alla sprovvista, lo costringe a snudarsi, ne strappa il sapore segreto: mica è la bollitura… L’allegoria amorosa fu già colta dai maestri del godimento: come il grande Brillant Savarin, ottocento romantico anche in cucina, nella sua “Fisiologia del gusto”. L’arte della frittura, intravista come “shock” liberatorio, godurioso.

Non a caso, al riguardo, l’amico Tugnazz, vetusto bagnino amoroso (ma nel cuore sempre e inattuale cavalier cortese) ha avuto modo di ricevere convinti applausi da un tavolo di belle donne al momento sole, sere fa d’inverno in un’osteria romagnola, con questo suo malizioso ragionamento, che vi riproponiamo volentieri. “Una donna moderna e avveduta – sostiene Tugnazz – al giorno d’oggi dovrebbe avere almeno tre uomini: il sessantenne per gli “cheque”, il quarantenne per lo “chic”, e il ventenne per lo “shock”…”. Come volevasi dimostrare, con un brindisi per quel pizzico di felicità che ognuna, ognuno, merita: se lo vuol gustare.

Il Passator Cortese

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