Settembre 2016
Intermezzo avicolo, da ruspante allevamento agreste. Dedicato alla faraona, gallina millenaria dal carattere tosto e selvatico.
Antefatti. Grazie alla buona rete di amicizie contadine dell’amico Tugnazz abbiamo il privilegio di essere invitati a rustiche cene romagnole sull’aia che iniziano poco dopo il crepuscolo (“l’ora che volge il disio ai naviganti e intenerisce il core”, Dante, Purgatorio, canto VIII, versi 1-6): sangiovese e grigliate fanno gran compagnia. Una sera, dunque a quella tavolata il nostro occhio periferico, da vecchi cacciatori, coglieva un robusto frullo d’ali oltre l’aia, tra peschi e susini. Fagiani all’appollaiata?
“Pataca, è una coppia di faraone”, rimbecca Tugnazz. L’amico agricoltore che ci ospita conviene: ” Sono faraone, le tengo per tradizione e non solo. Belle bestie, mai del tutto domestiche. Fanno le uova dove vogliono, dormono sugli alberi, attaccabrighe. Con le galline non vanno d’accordo”.
Tugnazz si accalora nelle ricordanze storiche: “Hanno un antico pedigree. Gli Egizi le raffiguravano sui sarcofaghi. I Romani, buongustai, le chiamavano polli africani. Avevano ragione: arrosto, sono meglio delle pernici”. Attento, Tugnazz, qui facciamo prendere cappello alle amiche e agli amici vegani, oggi di moda… Tugnazz non fa una piega: ”Pazienza. Io non lancio “fatwa” alimentari: ognuno si regoli come vuole. Dunque, poiché so che scriverai, fai riferimento anche al sommo Pellegrino Artusi, gallina di faraone, ricetta n. 546 della “Scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene”. Una delizia, anche in termini culturali.
E poi, scusa: un tempo almeno si digiunava in nome di Dio; oggi, invece, si fa astinenza in nome dell’io. Assaggia piuttosto questo sangiovese che tuona”. Nella sera, scuro e lampi verso il mare, burrasca estiva…
Il Passator Cortese
