Latte bio, un progetto di filiera per dare valore aggiunto al prodotto

Marzo 2016

BOLOGNA – “Il settore è interessante ed in espansione, stiamo mettendo a punto un progetto di filiera cercando di organizzare i produttori in collaborazione con partner cooperativi e non, coinvolgendo allevatori di diverse zone del paese. Obiettivo? Dare valore aggiunto al prodotto e più opportunità a realtà aziendali di piccole e medie dimensioni”.

Lo ha detto il presidente della Cia Emilia Romagna, Antonio Dosi, in apertura del convegno “Il latte biologico italiano: analisi del contesto e indicazioni per la crescita”, iniziativa promossa da Cia e Anabio (l’associazione degli allevatori biologici della Cia) a Bologna a cui ha fatto seguito una tavola rotonda su quali strategie adottare per incrementare produzione e consumo di ‘biolatte’.

Secondo i dati del Sinab (Sistema nazionale di informazione sull’agricoltura biologica del Ministero per le Politiche agricole) il patrimonio nazionale dei bovini da latte bio raggiunge oggi circa le 45 mila unità, pari al 20% di tutto il bestiame bovino presente negli allevamenti biologici (285.000).

Riguardo alla produzione di latte, la stima elaborata da Ismea parla, per il 2014, di un quantitativo totale superiore ai 300 milioni di litri (pari al 2.7% del totale del latte prodotto in Italia) per un valore alla produzione di 158 milioni di euro (pari al 3.5% della PPB nazionale, ovvero il valore della produzione ai prezzi di base) con un premium price riconosciuto alla stalla del 28% superiore a quello destinato al latte convenzionale. In Emilia Romagna sono 280 le aziende zootecniche biologiche con bovini è più di 50 miste, ovvero con bovini e suini.
“Un contesto di mercato che sottolinea una netta controtendenza rispetto alla situazione di grave difficoltà in cui versa il settore lattiero caseario convenzionale – ha detto Federico Marchini, presidente nazionale Anabio – rinforzata sul fronte dei consumi da una crescita, nel primo semestre 2015, della spesa di oltre il 4%; cifra destinata a crescere visto il trend positivo degli acquisti anche nel secondo semestre”.
Il comparto lattiero-caseario rappresenta la terza categoria bio dietro quella dell’ortofrutta e dei derivati dei cereali, coprendo una quota pari al 10-11% del totale delle referenze biologiche. In considerazione di queste dinamiche di mercato i costi di produzione del latte biologico richiedono un attento monitoraggio al fine di determinare il livello di redditività degli allevamenti.  

“Il limitato numero di aziende da latte certificate bio hanno in passato evidenziato risultati positivi a condizione che si riesca ad organizzare un’efficace ed efficiente filiera – è stato detto – dalla produzione degli alimenti per il bestiame alla vendita dei prodotti finali”.
“La conversione da convenzionale a biologico pone tuttavia alcuni problemi ed incognite – ha spiegato Giacomo Pirlo del Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – ovvero un forte impegno per l’investimento iniziale, l’adeguamento del carico di bestiame secondo i limiti imposti dal regolamento, la modifica radicale del piano colturale e la necessità di valorizzare il prodotto”.

Gli allevatori hanno poi a che fare con i costi più alti per produrre latte biologico. “Negli ultimi anni però, soprattutto con la crisi dei prezzi del settore lattiero caseario europeo ed italiano nel suo complesso iniziata nel 2014, la domanda per i prodotti biologici ha continuato a crescere a ritmi che l’offerta non è riuscita a coprire – ha spiegato Alberto Menghi  del Crpa, Centro ricerche produzioni animali – e si è generato un differenziale di prezzi tra latte biologico e convenzionale interessante nell’ordine del 50%. Questo vantaggio di prezzo rende di nuovo appetibile per gli allevatori la possibilità di una conversione dell’allevamento al metodo biologico”. Mediamente infatti, viene riconosciuto un prezzo del 28% superiore a quello del latte convenzionale.

“Abbiamo un biologico che ci pone tra le prime regioni in Italia come produzioni biologiche – è intervenuta l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli – e la qualità del latte bio sottolinea la capacità di fare qualità nella nostra regione. Ricordo – ha detto infine la Casell i- che il 30% delle risorse erogate dalla Regione attraverso il Psr, piano di sviluppo rurale, è stato intercettato da imprese biologiche”.

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