Pesce fritto e trebbiano: con storie vere di pirati del Mar Adriatico… - Agrimpresaonline Webzine

Pesce fritto e trebbiano: con storie vere di pirati del Mar Adriatico…

Gennaio 2017

Bello il mare d’inverno. Anche se sul molo la tramontana ci stecchisce come baccalà. Ma già il pensiero si riscalda per l’imminente gran fritto di pesce, profumato con verdure e trebbiano a go gò (tanto poi guida un amico, quasi astemio, di Tugnazz).

Nella calda trattoria, un bizzarro romagnolo “blastèma come un tùrc”, bestemmia come un turco. Antico modo di dire romagnolo, retaggio di tempi lontani in cui anche le coste del nostro mare erano oggetto delle incursioni dei pirati “barbareschi”: storie vere, poco conosciute. Mica che i turchi bestemmiassero: figuriamoci, ieri come oggi, che un musulmano bestemmi il cielo. Erano le loro grida guerresche, in lingua incomprensibile per i nostri avi, a far pensare chissà quali imprecazioni.
Nella realtà storica, le incursioni di pirati e ladroni di mare erano parte d’una attività criminosa vecchia come il mondo: l’industria del riscatto. I pirati facevano razzie sulle coste altrui (le facevano anche i cristiani, non solo i musulmani), prendevano ostaggi che poi si potevano riscattare con monete sonanti. C’era anche sulla nostra costa tutta una rete di torri (qualcuna c’è ancora, a Cervia ad esempio) per avvistare vele sconosciute e dare l’allarme con fuochi e servizi di sentinelle a cavallo, antesignani del web.
Una storia, quella dei pirati del mare nostrano, che durò fino ai primi dell’ottocento: basti pensare alla gustosa opera lirica di Rossini, “L’Italiana in Algeri”. Al riguardo, finalino di Tugnazz: Rossini, gran musicista era più che goloso. Certe sue “ouverture” spumeggiano come il “perlate” di un buon spumante italiano, preludio ad una sogliola fritta a dovere: non con il cronometro, ma secondo il ritmo d’un cuore goloso e cuciniere.

Il Passator Cortese

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