Più diversificazione e innovazione nelle imprese ‘in rosa’

L’università di Milano mette in luce il contributo delle donne nel settore agricolo: aumenta la qualificazione e le aziende mostrano una maggiore propensione al biologico e all’agriturismo, anche se permangono divari economici e accesso alle posizioni apicali

MILANO – Una maggiore presenza femminile lungo tutta la filiera dell’agroalimentare non è soltanto una questione di equità, ma rappresenta un fattore di innovazione, sostenibilità industriale e competitività imprenditoriale.

Lo dimostrano le ricerche dell’Università degli Studi di Milano presentate nel corso della conferenza “Coltivare l’equità e l’innovazione: identità, ruoli e prospettive delle donne nel sistema agroalimentare di oggi”, che ha inaugurato le iniziative dell’Ateneo dedicate all’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice 2026.

I dati illustrati, si legge nel comunicato dell’ateneo milanese, mostrano che le aziende agricole guidate da donne presentano una maggiore propensione verso l’agricoltura biologica (5,6% contro 4,3%) e una probabilità più elevata di investire in attività agrituristiche (7,4% contro 3,5%). Le analisi di Stefano Corsi, docente di Economia agraria, alimentare ed estimo rurale, hanno delineato un’imprenditoria agricola femminile in crescita, ma ancora segnata da divari strutturali. Tra il 2012 e il 2021 la quota di imprenditrici laureate è quasi triplicata, dal 3,8% al 9,8%, mentre aumentano dimensione, investimenti e partecipazione al biologico delle aziende guidate da donne. 

Restano però significative disuguaglianze economiche e nell’accesso alle risorse produttive, spiega ancora la nota, con oltre metà delle imprese femminili ancora concentrata nella classe economica più piccola. Le indagini condotte da Maria Teresa Trentinaglia, ricercatrice in Economia agraria, alimentare ed estimo rurale, hanno indicato inoltre una maggiore propensione delle aziende femminili verso scelte sostenibili e di diversificazione: a parità delle principali caratteristiche aziendali, la probabilità di adottare il biologico passa dal 4,3% delle imprese maschili al 5,6% di quelle femminili e quella di svolgere attività agrituristica dal 3,5% al 7,4%. Un quadro che evidenzia il ruolo crescente delle donne nelle scelte imprenditoriali, nella multifunzionalità e nell’innovazione del settore agroalimentare. 

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