“Serve più elasticità nel calendario venatorio regionale”

Settembre 2017

Parla Pietro Codeluppi, responsabile del Gie regionale sulle tematiche venatorie, che suggerisce due ‘agende’, una per l’Emilia e l’altra per la Romagna

Il punto sul rapporto tra agricoltura ed attività venatoria, lo abbiamo fatto in una breve intervista a Pietro Codeluppi che di questa materia si occupa per la presidenza della Cia reggiana e in qualità di responsabile del Gie regionale.

La prima e più importante questione che sottolinea, riguarda il calendario venatorio unico regionale: “Tutte le province hanno delle specificità diverse che il calendario unico non può cogliere, per questo si dovrebbe ritoccare il calendario, in modo da consentire maggiore elasticità, in particolare per gestire gli animali che creano problemi al settore agricolo. Un primo passo potrebbe essere quello di stabilire due calendari, uno per l’Emilia e l’altro per la Romagna. Da parte delle istituzioni poi, si dovrebbe affrontare in modo più deciso nelle sedi opportune il problema dello storno per arrivare ad una definitiva regolamentazione del controllo, ora affidato a deroghe annuali”.
“Da parte di chi pratica l’attività venatoria – prosegue – è giusto pretendere il rispetto per l’agricoltura, le sue strutture ed il territorio; da parte delle associazioni venatorie si dovrebbero quindi contrastare con maggiore decisione le azioni sbagliate. Le norme devono essere rispettate da tutti in modo stringente e senza eccezioni”.
“Nelle nostre pianure – afferma – stiamo cercando di fronteggiare il grosso problema della nutria, animale alloctono che ha proliferato in modo incontrollato. L’accordo raggiunto con le istituzioni è stato importante ed i rapporti con Provincia e Comuni vanno tenuti con costanza e disponibilità, anche se l’applicazione delle norme risulta in qualche misura complicata. Non possiamo non essere collaborativi con enti che hanno mostrato disponibilità nei confronti delle nostre problematiche”.

MISURE DI SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE AGRICOLO-FORESTALE

Le norme regionali in materia di caccia prevedono che l’esercizio venatorio è vietato nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali, nelle zone comprese nel raggio di 100 metri da immobili, fabbricati, stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro, piazzole di campeggio in effettivo esercizio nell’ambito dell’attività agrituristica, e di 50 metri da vie di comunicazione ferroviaria, da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali e interpoderali, nei giardini e parchi pubblici e privati, nei terreni adibiti ad attività sportive e nei fondi chiusi o fondi sottratti alla caccia. L’esercizio venatorio è, altresì, vietato nelle aree comprese nel raggio di 150 metri da macchine agricole operatrici in attività.

È fatto divieto di sparo da distanza inferiore a 150 metri in direzione di impianti a pannelli solari fotovoltaici, di stabbi, stazzi e altri ricoveri, nonché dai recinti destinati al ricovero ed alla alimentazione del bestiame nei periodi di effettiva utilizzazione agro-silvo-pastorale, secondo le condizioni produttive del pascolo, e dai recinti dove gli animali sono tenuti in cattività stretta.

I cani devono essere condotti dal cacciatore in modo che il bestiame al pascolo o gli animali in cattività non siano disturbati o danneggiati.

Per i terreni in attualità di coltivazione, in colture floreali orticole o consentito il transito con assoluto divieto di sparo; in vigneti e oliveti, frutteti specializzati, è consentito il transito lungo le capezzagne o stradoni di separazione, con assoluto divieto di sparo in direzione delle piante.

Su prati e colture erbacee è consentito il transito e l’attività venatoria.

Su colture cerealicole e oleaginose è possibile accedere per la raccolta del capo abbattuto, con fucile scarico. Consentito il transito con fucile carico dalla semina alla comparsa della prima foglia, esclusivamente su terreno asciutto.

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