Vigneti e agriturismo hanno preso il posto dei frutteti

ca' di mezzo

Lucia Betti

BRISIGHELLA (Ravenna) – L’azienda agrituristica Ca’ di Mezzo nelle colline di Brisighella, dei cugini Claudio e Filippo Dalle Fabbriche, può essere l’emblema di una caratteristica dell’agricoltura: l’evoluzione. Originariamente azienda agricola tradizionale con circa sei ettari a frutteti a Ca’ di Mezzo e circa dieci ettari in affitto a vite a Ca’ Pirota. Poi i frutteti hanno lasciato il posto alla vite anche a Ca’ di Mezzo che a sua volta si è trasformata ed è diventata agriturismo. 

Dai primi anni 2000 Claudio e Filippo hanno iniziato a pensare a un rinnovamento in risposta alla crisi economica mondiale e a come stava cambiando l’agricoltura. 

Racconta Claudio: “O diventavi grandissimo o diversificavi. Abbiamo ragionato su una nuova impostazione dell’azienda, decidendo di puntare sulla viticoltura e sulla vocazione che abbiamo sempre avuto: accoglienza e ospitalità. Spesso, ospiti di ristoranti stellati di Brisighella sono stati portati a degustare i nostri prodotti. Allora perché non fare accoglienza vera? Siamo contenti della scelta”. 

Ca’ di Mezzo e Ca’ Pirota: la lungimiranza di Claudio e Filippo Dalle Fabbriche sulle colline di Brisighella

Dal 2007 hanno una propria linea di vini che riflette la storia e l’identità del territorio. Nei nomi dei vini c’è la storia di Ca’ Pirota, nel 1500 importante scuola di ceramica che ha contribuito alla gloriosa affermazione di Faenza nella ceramica. Ai due fratelli fondatori sono dedicati il “Pirotto”, Sangiovese di Romagna Superiore, e il “Nero dei Paterni” (“Nero” era chiamato questo fratello, Paterni è il cognome della famiglia), Sangiovese di Romagna Superiore Riserva. Ricordiamo anche il “Bartèn”, Albana, in dialetto “berrettino”, ma è anche una tonalità di grigio azzurro utilizzata nella ceramica di Faenza e ripresa nell’etichetta. “Raccontiamo agli ospiti le storie legate al territorio e al vino e, quando possiamo e c’è tempo, li portiamo a visitare l’azienda vitivinicola. Ai nostri ospiti piace molto andare nel campo perché assaggiano il chicco d’uva da cui sarà prodotto quel vino che hanno bevuto o che berranno”. 

Dal 2012 al maggio 2015 i lavori di “rigenerazione” a Ca’ di Mezzo per concretizzare ricettività e accoglienza. Il vecchio fienile è diventato una struttura con camere e appartamenti, aperta tutto l’anno. 

C’è la piscina, attiva da aprile a settembre, riscaldata da pannelli solari, purificata con il sale e dotata di idromassaggi. L’agriturismo offre anche la possibilità di piccola ristorazione con piatti freddi a base di prodotti tipici locali e stagionali. Attira turisti stranieri principalmente dall’Europa (Belgio, Germania, Svizzera, Inghilterra), oltre agli ospiti italiani non solo della zona. Gli stranieri soggiornano dagli otto ai quattordici giorni, gli italiani per due-tre. “Negli ultimi sei, sette anni riscontriamo negli ospiti il piacere di scoprire la Romagna, e non solo quella della costa, che è importantissima ed è il traino: c’è questo piacere di salire in collina”, ci informa Claudio e aggiunge: “Abbiamo ospiti stranieri affezionati e ritornano regolarmente da otto, nove anni, spesso adattando le proprie vacanze per farlo. Sono grandi soddisfazioni: si sentono “come a casa”, in famiglia”. 

Le frane e le alluvioni di maggio 2023 hanno determinato nel territorio collinare profonde ferite e criticità.  “In quei giorni di maggio – ricorda Claudio – avevamo ospiti neozelandesi che sono riusciti a trasferirsi in Toscana, qui non avrebbero potuto fare nulla. L’anno scorso hanno disertato soprattutto gli stranieri. E noi siamo nella zona fortunata: le piccole frane sono state ripristinate velocemente e la viabilità per arrivare da noi è buona, ma tutto attorno ci sono ancora grandi problemi. Abbiamo avuto un po’ di danni nel vigneto, ma non li consideriamo: rispetto a quanto accaduto ad altri sono poca cosa. Pian piano si torna alla normalità”. 

La stagione 2024, che aprirà con l’attivazione della piscina il 25 aprile, si prospetta promettente. “Le prenotazioni sono interessanti, c’è parecchio movimento e tanta gente chiama. Siamo cauti però, con occhi e orecchie attenti su quello che succede nel mondo e che non ci fa stare tranquilli, non solo per la stagione turistica”. 

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