Marroni del Frignano, raccolta al via: annata di pezzatura ridotta per la siccità di settembre

Claudio Ferri

BENEDELLO DI PAVULLO (Modena) – A Benedello, frazione di Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, l’impresa agricola Lutti ha diverse articolazioni e coesistono tre attività che ben si sposano con il territorio dell’Appennino. Qui Adriano Lutti, agricoltore di 32 anni, insieme ai genitori e al fratello si occupa di più attività: oltre ad un castagneto ben curato, gestisce una stalla con vacche da latte per il Parmigiano Reggiano e numerose arnie che producono miele millefiori e di castagno. 

Con il miele e i marroni, l’azienda detiene il marchio camerale ‘Tradizione e sapori di Modena’ creato dalla Camera di Commercio nel 2003 con l’obiettivo di tutelare i prodotti agroalimentari e gastronomici tipici del territorio, al di là di quelli che già vantano protezioni comunitarie quali Dop o Igp. 

“Il castagneto ha una storia lunga – racconta Adriano – perche le prime piante furono messe a dimora circa un secolo fa e di quell’impianto restano oggi soltanto gli esemplari più grandi. La nostra famiglia ha tagliato il’selvatico’ e ha reinnestato le giovani piante che hanno iniziato a dare i primi marroni. Un lavoro lungo, che richiede tempo e impegno, ma che ora comincia a dare i suoi frutti”. 

Anche la cura del bosco è parte integrante dell’attività. In primavera il sottobosco si riempie di felci e verde e, prima della raccolta, serve una pulizia accurata: si sfalcia, si rastrella, si libera il terreno, altrimenti raccogliere diventa troppo faticoso. “Le piante vecchie – spiega Lutti – vanno potate ogni anno perché senza interventi soffrono e a un certo punto cominciano a seccarsi: la potatura serve a dare forma alla pianta, a toglierle il secco e a darle nuova forza”. 

Quanto all’andamento stagionale, primavera ed estate erano partite bene, con piante in ottima salute e un’allegagione buona. Poi, però, ad agosto e settembre non è piovuto, e le piante sono andate in sofferenza. “Il risultato è che i frutti non sono cresciuti come di norma – precisa – e quest’anno non ci saranno i marroni di grossa pezzatura come le altre stagioni, anche se la qualità resta buona. Le piante, tuttavia, sono cariche ed è proprio per questo che i frutti sono di calibro inferiore: è mancata l’acqua di settembre, fondamentale in questa fase”. La superficie lavorata a castagneto è di circa un ettaro, il resto del bosco è destinato alla produzione di legna. 

Il mutamento climatico si fa sentire anche in montagna e l’esposizione delle piante fa la differenza nel momento della raccolta. “Negli ultimi anni ho visto che più il castagneto è fresco, meglio produce – spiega Adriano – il sole del pomeriggio, d’estate, scalda troppo e le piante soffrono. Funziona bene, invece, in una posizione come quella di Benedello, dove viviamo, perché il sole arriva al mattino e nel primo pomeriggio se ne va”. Anche l’età delle piante fa la differenza: “Gli esemplari grandi e sani hanno radici molto profonde e sopportano meglio la siccità, mentre le piantine più giovani fanno più fatica: devono prima crescere e mettere radici robuste per poi produrre di più”. Il castagneto esprime anche una vasta biodiversità e tra le piante crescono molti funghi “e quelli che crescono sotto la chioma dei marroni sono ottimi”, dice Adriano. La raccolta dei frutti, ad apertura dei ricci, si fa una volta al giorno, tutte le mattine: “un passaggio quotidiano è necessario – conclude Adriano – perché i cinghiali sono ghiotti di marroni e basterebbe lasciarli una notte in più per non trovare nulla”.

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