Oltre 400 agricoltori a Pavullo per la 7a tappa del roadshow Cia ‘Territori che rigenerano’, Catellani: “alle Istituzioni chiediamo strumenti per competere”

Il futuro dell’Appennino Emiliano Romagnolo al centro di un confronto tra imprese agricole, istituzioni, enti locali

PAVULLO NEL FRIGNANO (Modena) – “La scelta di Pavullo, località di montagna, non è casuale: è un esempio di territorio in cui è più ‘difficile’ vivere e fare impresa, ma è altrettanto vero che la volontà, la capacità e la caparbietà di agricoltori e cittadini sono il propulsore che sostiene e fa progredire le imprese, fa vivere il territorio”.

Sono parole del presidente di Cia Emilia Romagna, Lorenzo Catellani, nel dare il via ai lavori dell’evento “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”, il roadshow promosso da Cia-Agricoltori Italiani e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. 

L’appuntamento interregionale di Pavullo, è il settimo di una delle 10 iniziative programmate in tutto Italia e rientra in percorso nazionale nato per raccogliere esperienze, bisogni e proposte direttamente dalle comunità rurali e trasformarli in indicazioni concrete per una nuova politica di sviluppo delle aree interne. “Le aree interne non sono la ‘periferia’ o il ‘margine’ della nostra nazione: sono la spina dorsale dell’Italia” ha detto Catellani.

In Emilia Romagna la superficie montana è circa il 25% del territorio regionale (pari a circa 5.560 km² su un totale di circa 22.123–22.510 km²), mentre se si considerano complessivamente le aree montane e collinari o i criteri amministrativi/statistici regionali, la quota sale a circa il 35% – 40%. 

“Dobbiamo rimettere con forza al centro del dibattito pubblico e politico le aree interne, creando condizioni reali affinché le aziende continuino a lavorare e questi territori possano finalmente svilupparsi e prosperare. Dobbiamo garantire un fondamentale diritto civile e umano: il diritto a restare”. Nessun territorio ha futuro senza le persone che lo vivono. A partire dai nostri agricoltori, che non sono semplicemente produttori di cibo, ma costituiscono il primo e più presidio contro il dissesto idrogeologico e la cura del paesaggio. Rendere competitive queste realtà territoriali non è un atto di carità, significa creare ricchezza, occupazione e valore per l’intero Paese”. 

Le aree interne, per la Cia, possono e devono diventare anche laboratori a cielo aperto per sperimentare strategie ecosostenibili e di contrasto ai cambiamenti climatici. 

“Per trasformare le esigenze di chi vive e lavora in questi territori in opportunità concrete – prosegue Catellani – serve un’alleanza vera tra istituzioni, mondo accademico e imprese: a tappa di oggi si inserisce nel percorso nazionale “Territori che rigenerano”, un viaggio con cui stiamo raccogliendo istanze, proposte e buone pratiche da ogni regione”. Tutti questi contributi confluiranno nel Manifesto delle Aree Interne di Cia, che saranno presentate a Roma il prossimo 30 novembre, con l’obiettivo di tradurre le esigenze delle comunità rurali in una politica di sviluppo sostenibile che renda queste zone una priorità strategica nazionale ed europea. “Alle Istituzioni non chiediamo interventi puramente assistenziali o compensativi – ha concluso Catellani -. Non vogliamo sussidi di consolazione, ma chiediamo la possibilità di competere e una strategia fondata sul potenziamento concreto di sanità, mobilità locale e scuola. Investire sui servizi essenziali è molto più urgente e decisivo rispetto alle sole opere pubbliche. Se diamo alle aree interne gli strumenti per competere, queste non saranno più un costo per la collettività, ma il principale motore di ricchezza e innovazione per l’Italia e per l’Europa”. 

All’incontro, a cui hanno partecipato oltre 400 agricoltori provenienti da tutta Emilia Romagna hanno aderito i rappresentanti di enti e istituzioni. 

A tirare le somme della giornata di lavori il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini: “I territori montani e le aree interne esprimono bisogni specifici ed urgenti, resi ancora più centrali dal fatto che la maggior parte dell’agricoltura risiede proprio in queste realtà. Per questo motivo è indispensabile porre al centro delle politiche le persone, le imprese e le comunità che popolano tali territori. Per raggiungere questo obiettivo occorre una vera e propria strategia per il Sistema Paese, fondata sulla consapevolezza che la pianura si salva soltanto se si salvaguarda la montagna” (in questa e nelle seguenti pagine la sintesi degli interventi e dei contenuti dei tre Tavoli di lavoro). 

Nel sito emiliaromagna.cia.it è disponibile l’intervento per esteso del presidente nazionale Cia Cristiano Fini.

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