Claudio Ferri, direttore Agrimpresa
La Giornata Internazionale della Donna Rurale, celebrata il 15 ottobre, non è solo una ricorrenza indicata in un calendario, ma è densa di valori e contenuti. L’imprenditoria agricola ‘in rosa’ è un insieme di professionalità, competenze che si aggiungono a sensibilità e conferiscono valore aggiunto a una attività assai complessa.
Ce ne parla Gianna Bottazzi, presidente di Donne in Campo Emilia Romagna che fa il punto sul ruolo, sfide e rivendicazioni delle imprenditrici agricole nel nostro Paese.
Il 15 ottobre è stata celebra la Giornata Internazionale della Donna Rurale: che significato ha per voi questa ricorrenza?
Ha un valore profondo, che unisce memoria e futuro. Da un lato vogliamo sostenere il coraggio delle donne che, un secolo fa, cominciarono a unirsi dando vita ai primi movimenti rurali pacifisti. Dall’altro, celebriamo il coraggio delle imprenditrici di oggi: donne che custodiscono i territori, salvaguardano le varietà di semi antichi, preservano le tradizioni locali e sostengono l’intero tessuto sociale. Il nostro obiettivo attuale è chiaro: garantire condizioni strutturali e di mercato adeguate per lo sviluppo delle comunità rurali e per un’agricoltura che sia sempre più innovativa e sostenibile.
L’agricoltura sta attraversando un momento complesso a livello economico. Come stanno reagendo le imprenditrici?
Nelle fasi di crisi economica non ci si può limitare a resistere: dobbiamo avere la forza e le condizioni concrete per costruire il futuro. In Italia le donne guidano oltre 200mila imprese agricole, di cui 12.300 solo in Emilia Romagna. La maggior parte di noi gestisce agriturismi, fattorie didattiche, agriasili e cooperative sociali, svolgendo una vera e propria funzione di welfare di supporto al territorio. In Cia Emilia Romagna le donne rappresentano il 32% degli associati: siamo una realtà riconosciuta e coesa, impegnata a promuovere l’imprenditoria femminile in ogni settore e livello, anche grazie alla preziosa collaborazione con associazioni come Anp e Agia e alla sinergia lungimirante con le Istituzioni locali.
Quali sono le richieste e le garanzie concrete che chiedete al decisore politico?
Per continuare a fare impresa abbiamo bisogno di redditività, accesso alla terra e al credito, oltre al mantenimento dei servizi socio-sanitari e della formazione nelle aree rurali. Dove una donna può coltivare e innovare, c’è una comunità che continua a vivere in salute e resilienza. Chiediamo con forza al Governo interventi strutturali su diversi fronti :parità di reddito e conciliazione, misure che remunerino ed equine il carico familiare e assistenziale (caregiver) svolto dalle donne, tutele previdenziali e salute. Il lavoro dell’imprenditrice agricola va riconosciuto come usurante e a rischio. Oggi la maternità anticipata a rischio non è garantita nel nostro settore (l’indennizzo scatta solo alla nascita del bambino) e gli indennizzi per le malattie croniche derivanti dal lavoro agricolo necessitano di un sostanziale adeguamento.
A novembre promuoverete un importante momento di confronto pubblico
Sì, l’11 novembre 2026 organizzeremo un convegno presso il Museo della Civiltà Contadina di San Marino di Bentivoglio (Bologna) dedicato interamente al benessere e al rispetto del suolo. Crediamo fermamente che il suolo sia una risorsa vitale per l’agricoltura e viceversa. Parleremo di un modello agricolo capace di tutelare la biodiversità, rigenerare la terra, garantire la sicurezza alimentare e mitigare il cambiamento climatico.
Inoltre, Donne in Campo partecipa attivamente alla comunità di pratica del Progetto Horizon Europe Loess, focalizzato sulla salute del suolo. La terra rigenera vita, e chi meglio delle donne rurali può portare avanti questo lavoro meritorio?
Un’ultima riflessione: con quale auspicabile visione guardate al domani?
Il nostro impegno quotidiano ha un traguardo ben preciso: lasciare alle nuove generazioni un mondo armonioso, fondato sulla salubrità dell’ambiente e sull’ecosostenibilità.


