Lorenzo Catellani, Presidente Cia Emilia Romagna
“Non vogliamo arrenderci davanti ad uno scenario che sta piegando in due l’agricoltura, compressa tra rincari energetici, gasolio in primis, e prezzi dei mezzi tecnici che azzerano i redditi degli agricoltori: per questo abbiamo manifestato a Roma davanti ai palazzi della politica per due settimane consecutive”.
Abbiamo affrontato un autunno caldo sul piano della mobilitazione dove una delegazione di agricoltori emiliano romagnoli ha fatto un pacifico sit-in davanti a Montecitorio il 14 ottobre, dando man forte ai colleghi provenienti da tutte le regioni per garantire una presenza di sei giorni nello spazio antistante Montecitorio. Cia ha promosso un presidio per sensibilizzare le istituzioni su una crisi aggravata anche dal cambiamento climatico.
Non è la prima volta negli ultimi mesi che evidenziamo il disagio del settore con perdite di redditività insostenibili, ricordo infatti che nel dicembre dello scorso anno siamo andati a Bruxelles davanti al Parlamento europeo per contestare una riforma della Pac post 2027 poco lungimirante, mentre nel gennaio 2026 abbiamo manifestato a Strasburgo per difendere l’agricoltura europea e per assicurare al Made in Italy la sua qualità e i giusti presupposti in tutti gli scambi commerciali internazionali.
Nel giugno scorso, abbiamo manifestato al Porto di Ravenna per evidenziare le distorsioni del mercato cerealicolo.
A Roma, il 14 ottobre, al centro della pacifica protesta collettiva c’è il disappunto generato da una crisi che sta colpendo solo gli anelli più deboli della filiera: dal caro energia e carburante al carrello della spesa, a un’Europa che penalizza la Pac e con essa non solo il lavoro nei campi, ma anche la tenuta ambientale, economica e sociale di interi territori e comunità, la sicurezza alimentare dell’Unione e la distintività agricola e agroalimentare delle sue aree interne. Abbiamo chiesto maggiore trasparenza lungo le filiere di tutti i nostri prodotti per evitare che le aziende debbano lottare contro manovre speculative che distruggono il valore delle nostre eccellenze agricole.
Ogni giorno che andiamo nei campi non sappiamo se riusciremo a coprire i costi di produzione delle nostre colture. Non vogliamo privilegi né sussidi, ma solamente chiediamo di vivere del nostro lavoro che tutti i giorni porta le nostre eccellenze agroalimentari sulle tavole degli italiani.



