Lorenzo Catellani, Presidente Cia Emilia Romagna
L’agenda 2026 degli agricoltori dell’Emilia Romagna si apre all’insegna di sfide cruciali per la tenuta del settore. In primo piano c’è la drammatica crisi dei cerealicoltori, schiacciati dal crollo dei prezzi di vendita, dall’impennata dei costi di produzione e dagli effetti devastanti del cambiamento climatico.
Per accendere i riflettori sulla crisi del grano e chiedere tutele concrete per il comparto, Cia ha promosso una massiccia mobilitazione lo scorso giugno nei porti di Bari e Ravenna, difendendo un settore che continua a garantire gli alti standard di qualità e sostenibilità richiesti dall’Europa.
Sul fronte interno, un’altra priorità assoluta riguarda la gestione della fauna selvatica. Cia sollecita l’approvazione definitiva del disegno di legge al Senato entro la fine della legislatura. L’obiettivo è arginare il proliferare incontrollato degli ungulati – si contano oltre 2 milioni di cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura e di centinaia di incidenti stradali ogni anno – mantenendo un equilibrio tra tutela ambientale, attività venatoria e salvaguardia degli allevamenti.
La riforma dovrà garantire misure preventive e risarcimenti effettivi, intesi come indennizzi e non come aiuti economici.
A livello europeo registriamo importanti passi avanti sul piano della ricerca. Il via libera definitivo del Parlamento Ue al regolamento sulle Nuove tecniche genomiche (Ngt) rappresenta una svolta fondamentale per la produttività. Grazie all’innovazione varietale, sarà possibile coltivare piante più resistenti alle fitopatie e meno idroesigenti, offrendo risposte concrete a cali di resa che oggi oscillano tra il 20% e il 49%.
Tuttavia profonde preoccupazioni si concentrano sul futuro della Politica agricola comune. Abbiamo lanciato l’allarme contro il rischio di un indebolimento politico e finanziario della misura, chiedendo un potenziamento del bilancio di almeno il 50% rispetto ai 294 miliardi attuali, indicizzandolo all’inflazione.
Contestiamo fermamente i piani nazionali integrati che rischiano di frammentare l’approccio comunitario e si oppone all’esclusione automatica dai pagamenti diretti, dal 2032, per gli agricoltori in età pensionabile. In Italia, dove il 70% dei conduttori ha più di 50 anni, una simile norma accelererebbe solo lo spopolamento e l’abbandono delle terre.



