Lorenzo Catellani, Presidente Cia Emilia Romagna
Innanzitutto desidero formulare un apprezzamento sul documento presentato dal presidente nazionale Cia nella recente Assemblea congressuale di Roma (un approfondimento in questo numero del giornale), una linea chiara che condivido e sostengo.
Sulla scia dei contenuti proposti, l’Emilia Romagna intende porre l’accento su alcuni aspetti: in primis l’Europa, che deve essere più vicina ai problemi dei cittadini e agli agricoltori. Crediamo di avere la necessità di un’Europa concreta, che pensi ai tanti aspetti che riguardano gli abitanti, quindi non solo i problemi ambientali ma anche a quelli economici e sociali.
Poi particolare attenzione ai giovani, perché ovviamente il futuro è loro, è giusto perciò che il sistema agricolo abbia molto riguardo nei loro confronti. Crediamo che le necessità dei giovani debbano diventare una priorità nella rappresentanza. Non deve esserci occasione in cui la Cia non porti le istanze delle imprese condotte da ‘under 40’: ogni occasione deve essere valida e rappresentare un’opportunità per sostenere le loro necessità e per garantire il loro futuro.
E poi il tema dell’agrivoltaico: siamo molto preoccupati perché ogni volta che vediamo un ettaro di terra occupato da pannelli solari, oggettivamente riteniamo che questo rappresenti una sconfitta perché crediamo che il terreno sia destinato a produrre cibo, sano e sostenibile per tutti. Dare invece la priorità alla produzione di energia, e soprattutto a forme non proprio agricole di produzione energetica che provengono da altri settori, ci piace poco. Tuttavia con il quarto bando agrisolare, il Governo rinnova e rafforza un percorso che riconosce all’agricoltura un ruolo centrale nella transizione energetica del Paese, leva concreta per contrastare gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici che stanno rapidamente modificando la geografia produttiva. Il provvedimento rappresenta la prosecuzione del percorso avviato dal 2022 con il Pnrr e offre alle aziende agricole nuove opportunità di investimento nel fotovoltaico sui tetti di stalle, cantine, magazzini e serre, garantendo la generazione di energia green senza sottrarre suolo alla produzione alimentare. Lo strumento è valido perchè consente di ridurre i costi energetici, voce di spesa particolarmente significativa nei bilanci aziendali, e contribuire in modo concreto al contrasto del riscaldamento globale.
C’è quindi attenzione al settore agricolo, non solo come comparto produttivo, ma come attore centrale della transizione energetica nazionale, un aspetto che pone in primo piano le imprese, ma che non deve diventare una corsa indiscriminata alle terre che devono continuare ad essere, in via prioritaria, produttrici di derrate alimentari.




