A Cervia si allevano cozze biologiche: presto anche le ostriche - Agrimpresaonline Webzine

A Cervia si allevano cozze biologiche: presto anche le ostriche

lafenice

Lucia Betti

CERVIA – Il vivaio di mitilicoltura dell’azienda cooperativa “La Fenice” si trova a tre miglia dalla costa di Cervia, in acque marine di classe A, ed è composto da filari galleggianti, ognuno dei quali è lungo un chilometro.

Qui, dal 1993, nasce, cresce ed è raccolta la “Cozza di Cervia”: seme autoctono, frutto autoctono. Ogni anno, mediamente, sono prodotti fra i trenta e i quaranta mila quintali di cozze di Cervia con destinazione locale (ingrosso, mercati, ristoranti) ed estera (Francia, Spagna, Est Europa).

“Il periodo di produzione va, circa, da marzo all’estate. In estate le scorte italiane finiscono perché c’è maggiore richiesta – spiega Fabrizio Grossi della coop. “La Fenice” –, e a fine stagione il prodotto nei nostri mercati viene dalla Grecia (dove producono mitili solo per l’export) e dalla Spagna”.
Le cozze sono già naturalmente bio in quanto si nutrono del fitoplancton e non hanno bisogno di mangimi per crescere, ma “La Fenice” rispetta il protocollo del metodo biologico, punta alla qualità e gli sforzi, come dice Grossi, sono ripagati: “Le trecce e i filari vengono posizionati ad una distanza maggiore gli uni dagli altri: le cozze, così, si nutrono meglio e crescono meglio. Non si usano prodotti che possano interferire con il metodo biologico, nemmeno sulle barche”.

Per la burocrazia serve abbastanza tempo, vanno redatti alcuni documenti in più. “Ogni singola cozza e ogni treccia sono tracciabili. Di ognuna si può sapere la sua storia, da quando è seme a dov’è stata messa – specifica Grossi –. Questo serve anche per essere sicuri che le nostre cozze sono esclusivamente di Cervia, seme compreso. Siamo in sperimentazione con le ostriche, sempre con protocollo bio, il prossimo anno ne avremo una quantità minima”.

Ogni volta che si realizza una vendita viene liberata una treccia. Il seme che si è autoprodotto viene raccolto dai marinari e reimmesso nel vivaio: è di due-tre centimetri e impiega un anno per raggiungere la pezzatura commerciale di sei-sette centimetri e mezzo.

Le attività di selezione e confezionamento sono eseguite già a bordo dei pescherecci a mano dai marinai. “Le nostre cozze hanno i requisiti sanitari necessari per essere destinate direttamente al consumo – sottolinea Grossi -. Possiamo venderle direttamente ad alberghi, pescherie e ristoranti della zona cervese e romagnola con consegne in tempo reale”. Oltre alla vendita al dettaglio e per la ristorazione, grazie ai centri di raccolta e confezionamento situati a bordo delle imbarcazioni, “La Fenice” spedisce direttamente le sue produzioni ai mercati all’ingrosso, agli allevatori nazionali ed internazionali senza ulteriori passaggi.

“La Fenice” è composta da due persone a terra per ufficio e vendita, sei imbarcazioni, lunghe dai 16 ai 21 metri (alcune contengono fino a 22 bancali, un bilico intero), da oltre venti marinai, che aumentano nei picchi di lavoro.
I quasi due anni di blocco per la pandemia hanno causato danni gravissimi a molte imprese e settori. “Noi ci siamo salvati perché abbiamo venduto alla grande distribuzione e alle pescherie e abbiamo continuato ad esportare – racconta Grossi -. Il danno è che i prezzi si sono abbassati perché tutti volevamo vendere alla grande distribuzione e il prodotto era in sovrabbondanza. Se a gennaio 2022 i ristoranti saranno aperti le cose andranno bene, per tutti, diversamente saranno dolori”.

Il cambiamento climatico ha effetti anche sui mitili che necessitano di una gran quantità di fitoplancton che si forma con una miscela perfetta di acqua salata e dolce. “Qualche anno fa, con il Po ai minimi storici, fu un disastro per tutti, non solo per noi a Cervia – spiega Grossi -. I mitili soffrirono molto, faticando a crescere e il mollusco era piccolo o assente per tutta la stagione. Nel 2020 e nel 2021 le cozze sono sempre state piene, ma anche questa è un’anomalia: prima della primavera normalmente si svuotano”.

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