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Agricoltura sostenibile sì, ma competitiva

Novembre 2015

di Gaia Fiertler

Battaglie contro la fame, food saving, risparmio energetico, abbattimento di CO2, uso dell’acqua sono stati i temi all’ordine del giorno in Expo.

Ma c’è anche una dimensione welfare dell’agricoltura, di cui si parla meno, e di sua maggiore integrazione con il territorio. L’impresa sostenibile e sociale sarà possibile? Che ruolo giocherà? Ora una legge offre una definizione univoca e condivisa di “agricoltura sociale”, quell’aspetto della multifunzionalità finalizzato allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo, allo scopo di facilitare l’accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale e, in particolare, nelle zone rurali o svantaggiate. Gli operatori possono essere imprenditori agricoli, cooperative sociali con oltre il 30% del fatturato dedicato e organizzazioni di produttori. L’agricoltura sociale, ora regolamentata, potrebbe dunque trovare nuovi sbocchi anche nell’agricoltura profit? Abbiamo chiesto il parere di un esperto, Giorgio Fiorentini, docente del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management pubblico dell’Università Bocconi di Milano.

L’impresa sostenibile e sociale potrebbe essere il futuro dell’agricoltura?

Partiamo dal primo aspetto, la sostenibilità. Sul fronte della qualità, del biologico e quant’altro ormai la percezione dei consumatori è positiva, ma bisogna poi vedere quanto siano disposti a pagarne il valore aggiunto. Nelle indagini i sì la fanno da padrone, ma poi al mercato le famiglie devono fare i conti con il portafoglio. La vera sfida sarà quella di assestarsi su prezzi competitivi con l’agricoltura non sostenibile. A oggi, invece, il divario è ancora troppo grande e il consumo resta di nicchia. Ritengo che solo se si riuscirà a fare massa critica si potrà parlare di rilevanza dell’agricoltura sostenibile. Tra i fattori di competitività c’è un aspetto di cui si è ancora poco consapevoli: spendere un po’ di più, ma meglio, vorrà dire risparmiare su allergie, malattie, ricoveri, tempo. La qualità della vita migliorerà nel suo complesso.

C’è una sostenibilità anche rispetto al tessuto economico-sociale?

Sì, è l’altro versante della sostenibilità. Riguarda l’integrazione con il territorio, l’arte, la cultura, l’enogastronomia, il paesaggio, in una logica anche educativa (alimentare e ambientale) dell’azienda agricola. Con l’occasione di fare visite e di “sporcarsi” le mani con la terra e i suoi prodotti (vendemmia, raccolta delle olive, ecc.), un po’ quello che fanno già le cantine con le degustazioni. Manca però una regia generale e una massiccia comunicazione delle iniziative locali. Ovviamente un passaggio critico sarà quello di riuscire a valutare e quantificare le ripercussioni economiche di una maggiore integrazione tra turismo, offerta enogastronomica e agricoltura sostenibile.

Veniamo al secondo aspetto dell’impresa del futuro: sociale. Che sviluppi prevede?

La multifunzionalità delle imprese agricole potrebbe comprendere anche uno sviluppo dell’agricoltura sociale, finalmente regolata dalla legge. I cambiamenti climatici e demografici richiedono nuovi equilibri, con una funzione più dinamica dell’agricoltura anche sul versante sociale. Dagli agri-asili agli orti sociali, fino a pensare a centri di ricreazione per anziani, l’azienda agri-sociale può favorire la coesione sociale e diventare luogo di benessere anche per le persone del luogo, e non solo d’estate per i turisti della domenica. Oltre al più classico “recupero” delle fasce deboli con formazione al lavoro e, quando serve, attività terapeutica, tradizionalmente svolto dalle cooperative sociali di tipo B. Credo ora ci siano opportunità interessanti anche per le aziende profit.

Quali vantaggi?

Potrebbero contare su sgravi fiscali e agevolazioni nelle gare d’appalto per l’approvvigionamento di mense e ristorazione pubblica con i loro prodotti, per esempio. Dietro la stessa fattoria didattica ci sono risorse regionali per ogni visitatore. Certo anche in questo caso, quando si riuscirà a misurare il valore economico prodotto, come ci auguriamo farà l’Osservatorio istituito dalla legge presso il Ministero delle Politiche agricole, allora si potrà quantificarne peso e potenziale.

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