Antiche varietà e innovazione: Rimini guarda ai mercati locali - Agrimpresaonline Webzine

Antiche varietà e innovazione: Rimini guarda ai mercati locali

Giugno 2016

Giorgia Gianni

RIMINI – Vale oltre 4 milioni di euro la produzione lorda vendibile del comparto frutticolo in provincia di Rimini. Su una superficie agricola utilizzata totale di più di 460 ettari, le coltivazioni legnose e le orticole come le fragole hanno prodotto nel 2015 oltre 63 mila quintali di frutta.

Prime per valore della produzione lorda vendibile le albicocche (900 mila euro), seguite da pesche (655.200), nettarine (558.900), cachi (437.500), e poi ciliegie (325 mila), susine (136.500), kiwi (126 mila), mele (94.500) e pere (77 mila). Rilevante anche la plv delle fragole in campo, che nel 2015 è stata di 530.400 euro, e di quelle in serra (216.000).

Dati che mostrano il peso del settore frutticolo nell’economia agricola provinciale riminese, in cui il valore complessivo delle produzioni vegetali ha quasi toccato i 76 milioni di euro nell’annata agraria 2015, in crescita del 7,6% rispetto alla precedente. La dimensione delle imprese agricole varia dalla piccola azienda familiare a quelle di notevoli dimensioni.

Tra i frutticoltori più grandi del riminese c’è ad esempio la Società Agricola Fabbri dei fratelli Maurizio e Roberto, fondata a Santarcangelo dal padre Gino negli anni ‘60. Con una superficie complessiva di 50 ettari interamente dedicati alla frutticoltura, di cui 20 all’albicocco e 2 alle fragole, l’azienda è socia del consorzio Agribologna e produce, trasforma e confeziona direttamente la propria frutta. “L’obiettivo è arrivare sempre più vicino al consumatore – osserva Maurizio Fabbri -: in questo momento nella filiera coloro che ci rimettono di più sono il primo, cioè il produttore agricolo, e l’ultimo, ossia il consumatore finale. Per questo stiamo studiando un progetto per la vendita diretta a casa, idea tra l’altro da sempre appoggiata anche da Cia Rimini. I dati ci dicono che funziona e noi intendiamo organizzarci. Un produttore che fa bene il proprio mestiere deve poter valorizzare il proprio prodotto dall’inizio alla fine”.

Sempre a Santarcangelo, si estende invece su 12 ettari l’azienda di Gianfranco Volanti, anch’essa alla seconda generazione. “Nella frutticoltura abbiamo sempre creduto, abbiamo investito, messo a dimora 350 piante anche quest’anno. Pensiamo che ne valga ancora la pena, ma i problemi sono molti: i costi di produzione, la concorrenza dall’estero, come ad esempio quella delle albicocche dalla Spagna, le caratteristiche delle nuove varietà, che sono sicuramente belle e ottime al palato, ma risultano meno produttive delle vecchie varietà. Credo anche che vada cambiato il sistema di fondi e sovvenzioni pubbliche, che a volte rischia di penalizzare le aziende più piccole e di falsare il mercato. Basterebbe un sostegno per l’assicurazione antigrandine”.

È un’azienda di seconda generazione a Santarcangelo anche quella di Orfeo e Alvaro Mosca, che coltiva peschi e nettarine su una superficie di 8 ettari. “Le nettarine sono la qualità più richiesta dal mercato, per praticità di consumo e i minori rischi di allergia. Facendo produzione e confezionamento riusciamo a saltare qualche passaggio per arrivare direttamente sul mercato. Ma la concorrenza dall’estero è forte: la frutta dalla Spagna arriva sul mercato prima della nostra, e quando arriviamo anche noi riesce a fare prezzi più bassi. Per clima e terreno, il nostro è un territorio vocato ad un prodotto di qualità, ma purtroppo oggi la qualità non paga… Si punta sempre più sulle grandi quantità, su pesche sempre più dure perché devono resistere ai passaggi della distribuzione. Ma noi crediamo ancora nel nostro lavoro: raccogliere la pesca al momento giusto, metterla nella cassetta, portarla al mercato e saperla a mezzogiorno già sul tavolo del consumatore”.

Emilio Podeschi, originario di San Leo, ha fatto della propria azienda agricola “Il Giuggiolo” una fattoria didattica e un “santuario” degli antichi frutti. “Ho sempre avuto la passione per queste varietà. Ricordo che a San Leo avevamo ad esempio la pera ‘volpona’, che maturava agrodolce e deliziosa appesa alle travi in cucina. Ho innestato le vecchie piante su quelle giovani e conservato la specie. Poi, aderendo a Fattorie didattiche, ho avuto la possibilità di mettere a dimora varietà come le pesche Bella di Cesena, Sant’Anna Balducci, Guglielmina, le pere volpina e spadona, l’azzeruolo detto pomo reale perché piccolissimo e un tempo molto costoso, le sorbe, le nespole, le corniole di bosco e tante altre varietà, insieme ai frutti di bosco. Facciamo vendita sul mercato a Km 0 degli agricoltori a Rimini e nelle piazze della provincia, mentre praticamente tutti i giorni abbiamo in visita i bambini delle scuole, a cui facciamo scoprire il piacere della frutta fresca”.

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