Bandi regionali sul biologico e agroambiente, Cia Emilia Romagna: “provvedimenti che valorizzano le produzioni agricole” - Agrimpresaonline Webzine

Bandi regionali sul biologico e agroambiente, Cia Emilia Romagna: “provvedimenti che valorizzano le produzioni agricole”

Novembre 2015

Le domande entro il 29 gennaio

La Giunta della regione Emilia Romagna ha approvato i bandi delle misure 10 e 11 del nuovo Psr, avviando così le procedure per la presentazione delle domande

che si dovranno concludere entro il prossimo 29 gennaio 2016. Sono disponibili 115 milioni di euro per le due misure per i tipi di operazione previsti.

“I Bandi regionali del nuovo Psr sul biologico e le misure agro ambientali sono provvedimenti che valorizzano le produzioni agricole – sottolinea la Cia Emilia Romagna – e apprezziamo la decisione della Giunta regionale che attiva un’azione di sostegno della sostenibilità ambientale e valorizza le produzioni agricole ottenute con maggiore attenzione all’ambiente”.

In sintesi i bandi

Agricoltura integrata: 41,6 milioni per ridurre la “chimica”

Meno fitofarmaci, più spazio a pratiche agronomiche  che “fanno bene” all’ambiente e alla salute dei consumatori. Per sostenere la produzione integrata – settore in cui l’Emilia-Romagna è stata pioniera già negli Settanta – il nuovo Psr stanzia 41,6 milioni di euro. Il bando prevede  aiuti  sia per chi  già pratica  l’agricoltura integrata, sia per chi intende avviarla. Gli importi base a ettaro vanno da un minimo di 90 euro per le foraggere a un massimo di 530 per le frutticole, per la prima introduzione e da 60 a 370 per il mantenimento.

Oltre 36 milioni di euro per il biologico: una priorità trasversale

La Regione mette a disposizione 36,1 milioni di euro per le aziende agricole biologiche. Per chi già pratica il bio si va da un minimo di 90 euro per i seminativi a un massimo di 668 ero per le colture frutticole. Per chi intende avviare per la prima volta l’agricoltura biologica  il range è compreso tra i 126 euro (per le foraggere) e i 742 (per le frutticole). Gli interventi includono anche la zootecnia. Come nella passata programmazione il biologico sarà anche in questa una priorità trasversale, ovvero, in tutte le misure  del Psr le aziende bio a parità di requisiti avranno diritto a punteggi specifici in graduatoria. Grazie a questo meccanismo nella passata  programmazione le aziende biologiche avevano usufruito  del 30% totale dei contributi  concessi dal Psr, pari  a oltre 346 milioni di euro, considerando oltre alle misure a superficie,  anche quelle per investimenti aziendali, formazione e informazione e  progetti di filiera.  Attualmente in Emilia- Romagna  la superficie bio è pari a 85 mila ettari e le aziende agricole che praticano tale metodo (comprese  quelle in conversione e miste) sono 3mila. 

Biodiversità animale: 8,6 milioni per le razze autoctone

Recuperare le razze antiche, a rischio di erosione genetica,  è  una priorità  non solo culturale, ma anche ambientale ed economica. Con il Psr 2014-2020 la Regione stanzia 8,6 milioni di euro  per gli agricoltori che scelgono di allevare razze autoctone come, ad esempio, la razza Romagnola e la Reggiana tra i bovini, il Cavallo italiano tiro pesante tra gli equini, la Pecora Cornigliese tra gli ovini o la Mora Romagnola tra i suini. L’aiuto è di 200 euro  per capo o insieme di capi.

Ritiro dei seminativi: 8,4 milioni

Prati umidi e macchie arbustive. Sono alcuni degli interventi che possono essere gestiti dagli agricoltori che si impegnano per venti anni a ritirare dalla produzione le colture seminative, così da promuovere la biodiversità, soprattutto in pianura. A riconoscimento dei maggiori costi, è previsto un aiuto per ettaro di 500 euro in collina e montagna e di 700 in pianura.

Per i prati “storici”: 7,8 milioni

I prati, se opportunamente gestiti, svolgono un’importante funzione ambientale, di salvaguardia della biodiversità animale e vegetale. In particolare sono da difendere i cosiddetti prati storici, perché garantiscono l’esistenza di habitat erbacei importanti. Per gli agricoltori che si impegnano a mantenere aree a praticoltura estensiva nel rispetto di determinate pratiche agronomiche (assenza uso di concimi, fitofarmaci, digestati) è concesso un aiuto di 150 euro a ettaro.

Corridoi ecologici  e paesaggio agrario: 4,6 milioni

Piantate, filari di alberi, siepi, boschetti, maceri, risorgive, laghetti. Per gli agricoltori che si impegnano per un periodo di 10 anni a salvaguardare nella propria azienda gli elementi  tipici del paesaggio agrario, sono in arrivo 4,6 milioni di euro. L’aiuto è pari a 0,07 euro per metro quadro in pianura. Potranno essere così mantenuti veri e propri “corridoi ecologici” nei siti individuati dalla rete europea Natura 2000.

Più sostanza organica nei suoli: 5 milioni di euro

La qualità del suolo innanzi tutto. La Regione Emilia-Romagna destina 5 milioni di euro per incentivare le operazioni agronomiche che permettano di incrementare la sostanza organica nei suoli più impoveriti, migliorandone le caratteristiche chimico-fisiche. Fondamentali queste ultime anche per contrastare fenomeni erosivi e di dissesto. L’impegno è di 180 euro all’anno per ettaro. 

All’agricoltura che “sequestra” il carbonio: 3 milioni

Tecnicamente si chiama agricoltura conservativa e si differenzia da quella tradizionale perché adotta modalità che riducono la lavorazione dei terreni, prevenendo l’erosione del suolo, favorendo il sequestro di carbonio e limitandone la dispersione in atmosfera con effetti importanti per quanto riguarda il contrasto ai cambiamenti climatici. L’aiuto va da un minimo di 250 euro a 280 per ettaro.

Per i prodotti Bio, Dop, Igp e Qc arriva la copertura delle spese di certificazione. Fino al 24 dicembre le domande

Fino al 24 dicembre è possibile presentare domanda per la copertura totale delle spese di certificazione dei prodotti biologici, Qc (il marchio della Regione che riconosce le produzioni a lotta integrata), ma anche Dop e Igp, fino a un massimo di 3mila euro per azienda agricola. L’intervento è rivolto alle aziende che partecipano per la prima volta a un regime di qualità. Priorità di accesso al finanziamento è prevista per gli imprenditori agricoli  che operano in zona svantaggiata di montagna e a quelli che aderiscono a regimi con valenza ambientale (dunque il bio e il Qc). Sono ammesse al contributo le spese sostenute per la prima iscrizione, i controlli, le analisi previste dal disciplinare di produzione.  

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