Cimice asiatica: anno nero per la pericoltura emiliano romagnola

cimice asiatica

Consorzio fitosanitario di Modena

Si è appena conclusa una delle campagne più difficili degli ultimi anni per i pericoltori emiliano-romagnoli. Alla scarsa allegagione ed ai forti attacchi di maculatura bruna, si è sommata una importante recrudescenza delle infestazioni di cimice asiatica, le cui popolazioni avevano raggiunto livelli molto elevati già nel corso dell’estate 2018 grazie a condizioni climatiche favorevoli

L’inverno, mite, 2019 ha poi favorito la sopravvivenza delle cimici svernanti. Questi aspetti hanno indotto una elevata presenza di cimici in campo già dalla primavera.

I danni alla raccolta sono molto ingenti e si stimano perdite produttive che superano il 50% rispetto alla scorsa annata.
Purtroppo dopo il primo ritrovamento del 2012, Halyomorpha halys, si è rapidamente diffusa e dimostrata altamente nociva nell’areale frutticolo emiliano-romagnolo ma più in generale in tutto il Nord Italia.
Si tratta di un fitofago alieno, estremamente mobile, molto prolifico e polifago. Sverna come adulto in ricoveri e abitazioni e nei nostri ambienti è in grado di svolgere due generazioni complete all’anno. I sistemi di controllo presentano oggettivi limiti, e come soluzione “tampone” alla problematica, ci si è affidati all’impiego di insetticidi ad ampio spettro d’azione (piretroidi, neonicotinoidi e fosforganici).
Sebbene i trattamenti si siano rilevati almeno parzialmente utili, le difficoltà nella stima del livello di rischio, la mancanza di soglie d’intervento e l’elevata mobilità degli adulti complicano la scelta del timing applicativo limitando l’efficacia insetticida. La lotta chimica aumenta i rischi per la salute umana, per l’ambiente e per la salvaguardia di organismi utili (es. antocoridi utili contro la psilla). Infine, le strategie chimiche contro la cimice asiatica hanno messo in discussione l’uso delle più selettive tecniche di difesa a basso impatto ambientale (es. confusione sessuale, virus della granulosi), previste dai Disciplinari di produzione integrata e largamente impiegate in Emilia Romagna.

cimice asiatica

Controllo integrato

Sono state avviate diverse ricerche di strategie per contenere l’uso degli insetticidi al fine di ripristinare una produzione integrata sostenibile. L’approccio più idoneo sembra quello di tipo “tattico”, ossia in grado di intercettare le popolazioni e di influenzare il comportamento degli insetti con l’obiettivo di ridurre il loro ingresso nel frutteto.
Le prime strategie collaudate negli Usa e applicate anche in Italia sono i trattamenti a file alterne e i trattamenti sui bordi del frutteto dove si concentra maggiormente la cimice asiatica (strategia Ipm-Cpr), i cui risultati sono positivi ma non decisivi. In fase sperimentale vi sono altre proposte fra cui strategie “Attract&Kill” e “Trap Crop” basate sull’idea di attrarre e concentrare le popolazioni di cimice (tramite feromoni, piante attrattive ecc.) per poi eliminarle con trattamenti localizzati o con reti impregnate con insetticida. Infine, si stanno sperimentando repellenti o deterrenti all’alimentazione come polveri di roccia (caulino, zeoliti ecc.).

Reti di Cattura cimiceReti multifunzionali

Fra le tecniche di controllo attualmente disponibili le reti multifunzionali risultano uno strumento per il controllo della cimice asiatica, impiegabile sia in produzione integrata che biologica. Le molteplici potenzialità applicative (anti-insetto per carpocapsa, antigrandine, protezione da danni di uccelli ecc.) la rendono una tecnica innovativa in grado di contrastare le nuove problematiche con cui le aziende agricole si stanno confrontando: invasione di insetti alieni difficilmente controllabili con le tradizionali tecniche, cambiamenti climatici ed eventi meteorologici estremi (grandine, precipitazioni di forte intensità ecc.), revisione dei prodotti fitosanitari con riduzione della disponibilità e dell’impiego, richieste commerciali con numero ridotto di residui, produzioni biologiche, ecc.
Sebbene le reti multifunzionali siano in grado di apportare importanti benefici in termini di controllo e riduzione dei trattamenti, è necessario tenere in considerazione alcuni aspetti quando vengono impiegate nei confronti della cimice asiatica. Si tratta di una specie molto mobile con cinque stadi dannosi e in grado di muoversi in spazi stretti: l’efficacia delle reti anti-insetto non è sempre totale e pertanto la tecnica deve essere supportata da necessari ed accurati monitoraggi ed eventuali interventi insetticidi integrativi. Infatti, in condizioni di pressione molto elevata come il 2019, in impianti di piccola dimensione, circondati da fonti di infestazione (argini, siepi, abitazioni ecc.) la sua efficacia ha evidenziato dei limiti ed una riduzione parziale di efficacia in particolare nella versione monoblocco, mentre la soluzione monofila ha mostrato maggiore efficienza di controllo.

Reti di Cattura

Controllo biologico

In questo contesto l’interesse e le aspettative si stanno orientando soprattutto verso i parassitoidi oofagi potenzialmente in grado di adattarsi a questo nuovo insetto invasivo. Fra questi la specie indigena Anastatus bifasciatus viene già ritrovata facilmente su ovature di cimice asiatica deposte naturalmente anche se, oggi, il livello di parassitizzazione non è sufficiente per controllarne le popolazioni.
vespa samuraiLa specie è già allevata in biofabbrica, pertanto nel 2019 si sono avviate indagini in diversi areali del Nord Italia per valutare eventuali applicazioni in programmi di lotta biologica con lanci massali. Riguardo ai parassitoidi esotici la situazione è in evoluzione in quanto Trissolcus japonicus, la nota vespa samurai considerata la specie più performante verso la cimice asiatica nelle zone di origine, e l’altro esotico Trissolcus mitsukurii sono stati ritrovati sul territorio italiano.
T. japonicus è stato rinvenuto finora in alcuni siti in Lombardia, Piemonte e Trentino, mentre T. mitsukurii in Friuli, Lombardia, Trentino e Alto Adige. Sebbene questi ritrovamenti siano la premessa di un possibile futuro controllo biologico di H.halys, è ancora da verificare la loro adattabilità ai nostri ambienti. Per questo motivo è stato costituito un Consorzio nazionale fra Centri di ricerca e consulenza operanti nel Nord Italia (di cui il Consorzio fitosanitario di Modena è partner) per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto dei parassitoidi locali ed esotici della cimice, soprattutto quelli di origine asiatica del genere Trissolcus spp..
insetto che mangia le uovaNelle diverse regioni sono state raccolte alcune migliaia di ovature molte delle quali parassitizzate. Attualmente, sono in corso le identificazioni delle specie e i risultati di questo primo anno di attività verranno resi noti nel corso del prossimo inverno. Sebbene la vespa samurai sia già presente in Italia, l’attuale legislazione non permette il rilascio massale ai fini del controllo biologico. Tuttavia, vi sono nuove prospettive al rilascio di organismi utili esotici per la lotta biologica fino ad oggi non permessa nel nostro Paese. In particolare una nuova normativa nazionale è stata recentemente promulgata (pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 05/09/19, del D.P.R. 5 luglio 2019 n. 102 che riguarda le norme necessarie all’immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone).
In attesa delle linee guida tecniche della nuova legge e di una rapida autorizzazione in fase di emergenza, si auspica che in un prossimo futuro saranno possibili rilasci in deroga di insetti esotici utili per la lotta biologica dopo gli opportuni studi di efficacia e valutazione del rischio da condurre in laboratori di quarantena.

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