Claudio Buscaroli, Salvatore Martelli
Secondo i dati del Cso in Italia sono coltivati circa 13.000 ha di susino con una produzione complessiva di 200.000 tonnellate. L’Emilia Romagna rappresenta circa il 37% della superficie. Quindi negli ultimi 10 anni sembrerebbe ci sia stato un leggero aumento dai 3.500 ha del 2015 agli attuali circa 5.000, in realtà negli ultimi anni si registra una leggera diminuzione, se si prende in considerazione il rapporto espianti/impianti.
Sembrerebbe comunque una specie che ha trovato il suo equilibrio produttivo a differenza di altre come pesche e nettarine, dove si assiste ad un calo di superfici e di produzioni repentino. L’export rappresenta circa un terzo della produzione totale di cui circa il 30% viene venduto in Germania. Il consumo pro capite in Italia è di circa 1kg.
Le varietà
Fra le tipologie di susine coltivate in Emilia Romagna prevale il gruppo dei susini cino-giapponesi rispetto agli europei. Il primo gruppo si caratterizza per la fioritura piuttosto precoce e perciò soggetta a gelate primaverili. Questo gruppo viene, infatti, coltivato principalmente nelle aree con microclima più mite cioè prevalentemente Romagna, nelle zone pedo-collinare e collinari, ma anche, seppure in misura minore nella stessa fascia del bolognese e modenese. Essendo i susini cino-giapponesi di non facile adattabilità, l’assortimento varietale si rinnova con una certa lentezza nonostante le numerose proposte vivaistiche che ogni anno sono diffuse commercialmente. Si assiste comunque sempre più a nuove strategie commerciali che permettono di mettere sul mercato frutti con caratteristiche ben precise ma che, in realtà, appartengono a gruppi varietali più che a singole varietà. Nell’ambito di questi “Club”, le varietà meno performanti sono sostituite rapidamente con quelle che dimostrano maggior adattamento cercando comunque di avere un calendario molto esteso con la stessa tipologia di frutti.
Oltre l’aspetto dell’adattamento climatico, l’altro grande problema del susino cino-giapponese è quello fitosanitario. Ci sono, infatti, due patogeni che sono di difficile gestione e che a volte determino l’abbandono della coltura e l’estirpazione degli impianti. Il primo è la batteriosi, Xanthomonas pruni, problema strettamente connesso con la diffusione di questa tipologia di susino, mai risolto nemmeno con i numerosi programmi di breeding che si sono sviluppati un po’ in tutto il mondo. Esiste comunque una certa variabilità, alcune sono molto sensibili, altre abbastanza tolleranti e richiedono un programma di difesa meno intenso. Il secondo patogeno è il giallume europeo delle drupacee indotto da fitoplasmi (Esfyp), Tutte le varietà di susino sono sensibili. Mentre solo alcuni ibridi P. salicina x P. cerasifera come Sorriso di primavera e Obilnaja sono più tolleranti e non a caso, pur essendo diffuse da molti decenni sono ancora ampiamente coltivate. Le piante infette da fitoplasmi tendono progressivamente a deperire e, infine, a morire. Solo l’eliminazione rapida delle piante infette alla comparsa dei primi sintomi può permettere la convivenza con questo patogeno.
Le cultivar
Per quanto riguarda le cultivar più coltivate Angeleno rimane sicuramente la più importante sia per l’elevata e costante produttività, sia per la possibilità di essere commercializzata a lungo fino ad autunno inoltrato. Nel periodo precoce non ci sono grandi novità poiché è limitato lo spazio commerciale considerando la concorrenza sul mercato di altri Paesi come Spagna e Grecia e di altre specie come l’albicocco. La produzione regionale si concentra, infatti, da fine luglio fino a settembre.
Ancora piuttosto coltivata è la varietà Fortune per la sua produttività e l’aspetto attraente dei frutti anche se carente per le caratteristiche qualitative. Si stanno diffondendo alcune nuove cultivar simili per l’aspetto ma migliori dal punto di vista organolettiche tra cui Pink Saturn* e Pink Jewel. La prima matura nella prima quindicina di agosto, la seconda è più tardiva. Pink Jewel si è già abbastanza diffusa e risulta piuttosto produttiva e di ottimo sapore, mantenendo il colore rosa tipico di Fortune. Ambedue le varietà comunque occorre raccoglierle al momento giusto di maturazione e non anticiparle, pena l’estensione del colore e la qualità. Il mercato varietale è comunque dominato dai grandi “Club” in particolare il gruppo delle “Black” e le Metis®. Il primo gruppo commercialmente diffuso con il marchio Black Diamond fa capo alla californiana Sun World.
Sono ormai in commercio da tempo, hanno in comune il colore viola intenso della buccia e coprono tutto il periodo estivo a partire da fine luglio. Anche se negli ultimi anni non sono state introdotte grande novità, sono una presenza costante e consolidata sul mercato avendo caratteristiche commerciali adeguate alle richieste della grande distribuzione. Anche dal punto di vista agronomico si sono individuate ormai le varietà più adatte alle nostre condizioni climatiche.
Il gruppo Metis® è, invece, degli ibridi albicocco x susino quindi si potrebbe classificare nella categoria denominata “plum cot” ma con una caratteristica abbastanza precisa: dal punto di vista pomologico prevale decisamente il susino rispetto all’albicocco. È una tipologia con caratteristiche qualitative notevole e presente in modo piuttosto costante nei vari genotipi. Si contraddistingue anche per l’aspetto molto attraente. Coprono tutto il periodo di agosto e sebbene alcune varietà presentano notevoli problemi agronomici, la grande disponibilità di nuove selezioni in fase di valutazione sta portando al completamento della linea varietale su tutto il periodo di maturazione estiva. Le specie europee anche se meno coltivate sono una parte importante dei flussi commerciali di susine. Hanno alcuni vantaggi considerevoli come la fioritura molto più tardiva e la rusticità. Non hanno, infatti, grandi problemi di patogeni come le varietà cino-giapponesi. Sono però molto più lente a entrare in produzione e ciò rappresenta un problema per le aziende agricole che devono aspettare 4-5 anni prima di avere le prime fruttificazioni. Il panorama varietale si può considerare invariato da molto tempo e le novità sono praticamente assenti. C’è comunque uno spostamento dell’assortimento verso le varietà qualitativamente migliori. Nel periodo precoce vale il discorso fatto in precedenza per le cino-giapponesi.
Le varietà ancora coltivate sono le tradizionali: Rugerstetter, Precoce di Ersinger, Bella di Lovanio. Una maggiore valorizzazione meriterebbe la cultivar Cacanska Rana, di origine serba, anch’essa nota da molto tempo ma per precocità, pezzatura, qualità e produttività meriterebbe uno spazio più ampio sul mercato. Nel periodo di agosto prevale nettamente la cultivar Stanley.
In Romagna trova ancora uno spazio interessante Grossa di Felisio, così come tra le tardive la settembrina Anna Spath. Importante rimane la prugna d’Agen per la destinazione industriale che copre più di 200 ha. Un rinnovato interesse si registra per le Regine Claudie anche se permane una certa confusione varietale soprattutto nella tipologia affine alla Regina Claudia trasparente, denominata anche Molona o Amola in alcune aree. Ci sono, in effetti, diversi genotipi selezionati nei secoli che si distinguono per leggere differenze nell’epoca di maturazione e nella qualità. Tra tutte le Regine Claudie quella che comunque domina il mercato e spunta i prezzi più alti è Regina Claudia Verde, anche se i frutti sono di dimensioni ridotte, ha caratteristiche organolettiche insuperabile e perciò premiata dal mercato.
Un breve cenno meritano anche le susine damaschine (P.insititia), piccoli frutti che in passato erano molto coltivate oggi stanno riconquistando spazio nei mercatati locali. È il caso della Ramassen in Piemonte, della Zucchella nella zona di Brescello. Le Damaschine hanno frutto piccolo allungato sono di colore viola, giallo o rosa e maturano da fine luglio a settembre inoltrato oltre che per il consumo fresco sono molto adatte per fare confetture.
Per quanto riguarda, infine, i portinnesti utilizzati, il mirabolano 29C, un portinnesto clonale che si moltiplica per margotta di ceppaia, è assolutamente quello prevalente. Ma negli ultimi anni di cambiamenti climatici verso stagioni più calde e siccitosi sta mostrando i suoi limiti per l’apparato radicale molto superficiale e la crescente suscettibilità ai funghi patogeni del terreno. In alternativa i vivaisti usano frequentemente il mirabolano da seme, certamente più rustico e con radice più profonda ma che porta a una notevole eterogeneità dell’impianto. In alcuni Paesi come la California viene utilizzato il pesco, cosa da noi quasi impossibile. Gli altri portinnesti alternativi sono le selezioni di Prunus domestica come GF43 (Prugna d’Ente l.i.), Penta (Imperial Epineuse l.i.), Tetra (Regina Claudia V. l.i.), Torinel (R. Claudia 944 x R.Claudia di Bavay) e selezioni varie del P. Insititia. Inoltre molte varietà di susino Cino Giaponese ed Europeo sono affini al GF677 (pesco x mandorlo).
Tutti questi portinnesti hanno però trovato un limitato interesse. Un nuovo portinnesto che sembra abbia risultati interessanti e che si stia diffondendo rapidamente sia in Emilia Romagna che nel sud Italia è il Myrmar 50, un ibrido tra due mirabolani che sviluppa radici più profonde del 29C e ottima resistenza ai funghi patogeni del suolo.



