Claudio Ferri
SAVIGNANO SUL PANARO (Modena) – Nel cuore pulsante della cerasicoltura italiana, la raccolta delle ciliegie è entrata nel vivo. Siamo a Savignano sul Panaro, uno dei 28 comuni distribuiti tra le province di Modena e Bologna che danno vita alla Ciliegia di Vignola Igp. Dopo un triennio nero, il comparto respira finalmente aria di riscatto. A fare il punto sul presente e sul futuro di questa eccellenza è Piergiorgio Lenzarini, presidente del Consorzio di tutela della Ciliegia di Vignola Igp.
“La storia di questo territorio affonda le radici in una lungimiranza pionieristica. Già nel 1963, ben prima che nascessero realtà simili in Italia, i produttori locali ebbero l’avvedutezza di fondare il primo consorzio di valorizzazione di un prodotto ortofrutticolo – spiega Lenzarini -. Questo primato storico e un microclima ideale hanno spianato la strada, nel 2012, all’ottenimento del prestigioso marchio Igp (Indicazione geografica protetta) da parte dell’Unione europea”.
La vera forza del comprensorio risiede nella capacità di far dialogare il passato con il futuro. Chi si aspetta la raccolta romantica di un tempo rischia di rimanere sorpreso. Un tempo si lavorava arrampicati su vertiginose scale di legno alte fino a dodici metri, con una decina di scale appoggiate contemporaneamente alla stessa pianta – ricorda Lenzarini – oggi i frutteti moderni ospitano piante di media altezza, varietà rinnovate e tecnologie all’avanguardia che garantiscono sicurezza per i lavoratori e qualità per il frutto”.
Oggi fare agricoltura significa proteggere il raccolto dalle incognite del meteo e dai nuovi parassiti.
“Attualmente, almeno il 40% degli ettari del comprensorio è protetto da teli e reti antipioggia – precisa il presidente – si tratta di coperture fondamentali per prevenire il cracking, ovvero la fessurazione della buccia causata dall’acqua durante la maturazione.
L’ultima frontiera dell’innovazione è rappresentata dalle chiusure laterali complete dei frutteti: veri e propri ‘scudi’ progettati per sbarrare la strada alla Drosophila suzukii, il temibile moscerino asiatico che depone le uova nei frutti rendendoli inutilizzabili”.
Il disciplinare della Ciliegia di Vignola Igp è un organismo vivo: comprende oltre 30 varietà, periodicamente aggiornate per eliminare quelle obsolete e introdurre cultivar più performanti. “Negli ultimi anni i criteri di selezione sono cambiati. Se un tempo si guardava quasi esclusivamente all’aspetto esteriore, oggi l’attenzione si concentra sulle caratteristiche organolettiche: dolcezza, consistenza e serbevolezza. Il consumatore moderno, del resto, esige un frutto che sia buono da mangiare, non solo bello da vedere”.
Dopo tre anni consecutivi di crisi profonda (il triennio 2022-2024), durante i quali le gelate tardive in fase di fioritura avevano letteralmente azzerato o compromesso i raccolti, il 2025 si annuncia come l’anno della svolta.
“La fioritura primaverile si è tenuta in condizioni ottimali e la produzione è finalmente tornata sui livelli d’eccellenza quantitativa e qualitativa che mancavano da tempo – conclude Lenzarini -. Passeggiando tra i filari, lo spettacolo parla da sé: i rami sono carichi di grappoli abbondanti, con ciliegie grandi, turgide e pronte a conquistare i mercati”.



