Carlo Marchesi/Riccardo Evangelisti
Nell’aprile scorso la Confederazione aveva chiesto l’autorizzazione al prelievo con caccia in deroga, come previsto dalle vigenti Leggi nazionali e comunitarie, dell’oca selvatica a causa dei danni ingenti che arrecano alle coltivazioni, sia cerealicole che da seme. Si stimano circa 15 mila esemplari di questa specie non presente come stanziale prima degli anni 2000.
Al contempo il Calendario venatorio regionale 2026/2027, prevede la riapertura della caccia alla pavoncella, dopo anni di sospensione. La pavoncella frequenta prevalentemente i prati umidi, ed è utile all’agricoltura perché si nutre di insetti vermi e nematodi.
Al contrario, l’oca selvatica è una specie impattante per l’agricoltura, ed è cacciata in tutta Europa in applicazioni delle direttive C.E. Uccelli e relative deroghe. La Cia aveva chiesto la possibilità di effettuare prelievi programmati, anche in Emilia Romagna, preso atto dell’incremento numerico esponenziale documentato negli ultimi cinque anni in seguito a un sorprendente successo riproduttivo. La Confederazione ritiene quindi necessario rivedere queste decisioni al fine di limitare i crescenti danni causati dalla specie.



