Unaitalia: consumi da record nel 2025 per le carni bianche, una filiera avicola che vale 9,7 miliardi di euro

tacchini

Alessandra Giovannini

Continua a crescere la filiera avicola italiana e rafforza il proprio ruolo strategico per l’economia e la sicurezza alimentare del Paese. 

I dati presentati da Unaitalia, l’associazione dei produttori di carni avicole e uova, in occasione dell’assemblea dei soci, svoltasi a giugno a Bologna, evidenziano nel 2025 un settore solido, competitivo e capace di rispondere alle esigenze dei consumatori. 

La produzione nazionale di carni avicole è aumentata dell’1,73% rispetto al 2024, mentre i consumi pro-capite hanno raggiunto il massimo storico di 22,47 kg (+1,91%), confermando il ruolo centrale delle carni avicole nelle abitudini alimentari degli italiani. Oggi nove italiani su dieci le consumano e il comparto rappresenta il 44% degli acquisti complessivi di carne delle famiglie. La crescita dei consumi si accompagna a un elevato livello di autosufficienza produttiva, pari al 105,1%, che consente alla filiera di contribuire in modo significativo alla stabilità degli approvvigionamenti alimentari nazionali. 

Andamento positivo anche per il settore delle uova che, secondo i dati Ismea, registra una crescita del +15% a valore e del +7,4% a volume. I consumi raggiungono la quota di 234 uova pro-capite, in aumento del +7,3% rispetto all’anno precedente.

“Le carni bianche e le uova confermano il proprio ruolo di alimenti nutrienti, accessibili e in grado di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori – afferma il presidente di Unaitalia, Antonio Forlini -. I risultati del settore italiano sono in linea con le principali tendenze internazionali. Le stime Ocse/Fao indicano, infatti, che oltre la metà della crescita dei consumi mondiali di carne prevista entro il 2030 sarà assorbita dalle produzioni avicole, a conferma della loro crescente importanza nei sistemi alimentari globali”.

Filiera strategica per economia, occupazione e territori

La filiera avicola rappresenta uno dei comparti più rilevanti dell’agroalimentare italiano grazie ai suoi circa 64 mila addetti e un fatturato di 9,7 miliardi di euro nel 2025. 

Il valore complessivo è composto da 6,2 miliardi di euro generati dal settore delle carni avicole e da 3,73 miliardi di euro dal comparto delle uova. 

La filiera integrata garantisce elevati standard di controllo, tracciabilità e sicurezza lungo tutte le fasi produttive. Un modello che ha consentito di conseguire risultati significativi anche sul fronte della sostenibilità, come dimostrano la diminuzione del 96% nell’utilizzo di antibiotici negli allevamenti nell’ultimo decennio e una quota pari al 35% della produzione nazionale che risponde a standard di benessere animale superiori ai requisiti minimi previsti dalla normativa.

I risultati del comparto arrivano tuttavia in un contesto internazionale caratterizzato da forti elementi di incertezza. Le tensioni politiche in Medio Oriente e le criticità lungo le principali rotte commerciali mondiali stanno alimentando volatilità nei mercati dell’energia, dei fertilizzanti e delle materie prime agricole, con inevitabili ripercussioni sui costi di produzione delle filiere zootecniche. A ciò si aggiungono le sfide legate alla politica commerciale europea e alla necessità di garantire condizioni di concorrenza eque per le imprese del settore. 

“Accogliamo con favore il cambio di approccio dell’Europa – dichiara il presidente di Unaitalia, Antonio Forlini -, che appare oggi più pragmatico, più attento alla competitività delle imprese e maggiormente orientato a coniugare sostenibilità economica, ambientale e sociale. Ma il contesto attuale chiede anche una chiara tutela degli interessi strategici europei. È necessario rafforzare la resilienza delle filiere e le fonti di approvvigionamento di materie prime strategiche, così da garantire continuità produttiva, occupazione e sicurezza degli approvvigionamenti alimentari. Al tempo stesso – continua il presidente -, l’apertura a nuovi mercati deve procedere nel rispetto del principio di reciprocità. Non è sostenibile chiedere ai produttori europei standard sempre più elevati sul piano sanitario, ambientale e del benessere animale senza pretendere analoghe garanzie da chi esporta verso il mercato comunitario. Solo così sarà possibile evitare forme di concorrenza sleale, tutelare gli investimenti delle imprese e preservare un patrimonio produttivo che genera valore economico, occupazionale e sviluppi sui territori”. 

Il comparto avicolo in Emilia Romagna

Fonte: Elaborazione Unaitalia su dati Bdn

L’Emilia Romagna si conferma tra i principali poli produttivi nazionali di carne avicola, collocandosi al quarto posto in Italia, con il 7,7% delle strutture avicole nazionali. La produzione regionale è concentrata principalmente sul pollo da carne, che rappresenta oltre la metà degli allevamenti specializzati (54%), seguito dal tacchino (17%). Completano il quadro altre specie e tipologie di allevamento, a conferma di una filiera avicola diversificata e fortemente radicata sul territorio.

Si segnala inoltre una ripresa dei volumi produttivi nell’ultimo biennio, con un +2% rispetto al 2024 e +4% rispetto al 2023. In lieve recupero anche il comparto del tacchino da carne (+3,6%).

La Regione rappresenta un importante polo nazionale anche nella fase di trasformazione: l’attività degli stabilimenti presenti sul territorio colloca l’Emilia Romagna ai vertici nazionali per il comparto. 

Questa centralità della filiera industriale si traduce in un fondamentale pilastro socioeconomico per il territorio, capace di garantire alti livelli di occupazione, tutelare i posti di lavoro e sostenere l’indotto delle comunità locali.

Il settore cunicolo italiano

Il settore cunicolo nazionale, sempre secondo i dati di Unatalia, conferma il ruolo di primo piano dell’Italia tra i principali produttori europei, posizionandosi subito dietro a Spagna e Francia. Tuttavia, gli ultimi dati evidenziano un’ulteriore contrazione rispetto agli anni precedenti (-7,2% rispetto al 2024 e -14,5% rispetto al 2022), consolidando il trend decrescente che sta interessando l’intero comparto.

Anche la consistenza degli allevamenti a livello nazionale risulta in calo, con una flessione complessiva di circa il 12% nell’ultimo biennio. La produzione geografica si conferma polarizzata nel Nord Italia.

A monte di questa contrazione vi è la progressiva riduzione dei consumi domestici. 

Questo fenomeno è strettamente legato al limitato ricambio generazionale: la base dei consumatori resta, infatti, prevalentemente concentrata nelle fasce d’età più mature. Per rispondere a questa crisi, diventano centrali le strategie orientate alla valorizzazione del prodotto e al rafforzamento della comunicazione, con l’obiettivo di intercettare e attrarre nuovi segmenti di mercato.

Si tratta, d’altronde, di una carne dall’eccellente profilo nutrizionale: è una fonte nobile di proteine ad alto valore biologico, si distingue per il bassissimo contenuto di colesterolo e grassi (prevalentemente insaturi), ed è altamente digeribile. Ricca di sali minerali come potassio, ferro e fosforo, oltre che di vitamine del gruppo B, rappresenta una scelta ideale per una dieta moderna, sana e bilanciata, adatta a tutte le fasce d’età.

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